Che cos’è una “comunità energetica”?

I nuovissimi pannelli solari su un tetto di San Giovanni a Teduccio, nel quartiere Villa (periferia orientale di Napoli), sono un primo esempio pratico di “transizione energetica”.

Il “tetto solare” è un piccolo impianto per produrre energia elettrica sufficiente a una ventina di famiglie, che si sono associate in una cooperativa registrata davanti a un notaio, e che possono diventare 40 nei prossimi due anni.

L’espressione “comunità energetica” è entrata nel linguaggio ufficiale solo nel dicembre 2020, quando il parlamento ha approvato un emendamento al decreto cosiddetto “Milleproroghe”, che riconosce le associazioni di produttori-consumatori di energia rinnovabile, come previsto da una direttiva europea del dicembre 2018: singoli cittadini, enti locali o piccole aziende e cooperative possono associarsi e diventare comproprietari di impianti di energia rinnovabile “di vicinato” (fino a 200 chilowatt di potenza), quindi scambiarsi energia per autoconsumo, ma anche con la possibilità di mettere in rete l’energia e ricevere un incentivo dal Gestore dei Servizi Energetici, l’azienda pubblica che promuove le rinnovabili.

Si è capito che è meglio produrre energia in tanti piccoli impianti decentrati sul territorio, invece che in grandi centrali: basta che vengano gestiti in modo collettivo. Esempi di comunità energetica stanno nascendo in tutta Italia (Legambiente ne elencava 32 in un rapporto di giugno 2020), promosse a volte da cooperative di cittadini, a volte da piccoli Comuni.

Possono formare una comunità di produttori-consumatori le utenze collegate alla stessa “cabina secondaria” della rete elettrica, e per sapere a quale cabina è collegato il proprio contatore è stato necessario fare una richiesta all’Enel. Succede infatti che abitazioni vicine dipendano da cabine diverse. Inoltre non possono far parte di una comunità energetica le associazioni del terzo settore.

L’impianto fotovoltaico è composto da 166 pannelli, per una potenza complessiva di 53 chilowatt, garantito per 25 anni. Potrà produrre 60mila chilowattora in un anno. Un sistema di accumulo permette d’immagazzinare l’energia e mettere in rete quella in più; il ricavato sarà redistribuito a fine anno ai soci. Secondo le previsioni, ognuna delle famiglie associate riceverà tra 200 e 300 euro. Quindi risparmio sulla bolletta, contributo a fine anno ed energia pulita.

Last but not least: fine della solita etichetta del quartiere di camorra e degrado.

Di EG

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