Molto pericolosa la situazione ad Haiti

Nella notte tra il 6 e il 7 luglio il Presidente di Haiti, Jovenel Moïse, è stato assassinato nella sua casa di Port-au-Prince da un gruppo di mercenari stranieri ben addestrati, che parlavano spagnolo e inglese. Sua moglie è rimasta ferita. Stranamente tutti i membri della guardia presidenziale sono rimasti illesi nello scontro.

La polizia ha ucciso quattro dei mercenari e ne ha arrestati altri due, i quali avrebbero detto che l’obiettivo originario era solo quello di rapirlo. Non si sa chi sia il mandante. Al momento vi è uno stato di emergenza, dichiarato da Claude Joseph, premier ad interim.

La polizia haitiana sostiene che la mente dell’operazione sarebbe stata quella del pastore evangelico Christian Emmanuel Sanon, nativo di Haiti ma residente da alcuni decenni in Florida. Costui avrebbe affermato d’essere stato investito da Dio (e dagli USA) per sostituire Moïse e per cambiare il suo Paese, iniziando con la sostituzione della lingua francese con quella inglese.

Sanon avrebbe reclutato un gruppo di mercenari attraverso la società CTU Security, che ha la sua base in Florida ed è gestita dal “rifugiato” venezuelano Antonio Emmanuel Intriago Valera. Il commando sarebbe stato composto di 28 uomini: 26 colombiani (in larga parte ex soldati) e due statunitensi di origine haitiana. Molti di questi uomini avrebbero ricevuto addestramento negli Stati Uniti, mentre erano ancora parte dell’esercito colombiano.

Insomma gli USA, come al solito, sono coinvolti sino in fondo. Stanno cercando un pretesto per intervenire militarmente nel Mar Cinese Meridionale. Diversi membri del Congresso statunitense hanno apertamente accusato la Cina d’interferire nella politica interna di Haiti, sostenendo che tale interferenza si sta rapidamente espandendo nell’intero bacino caraibico.

Lo stesso giornale “South China Morning Post” ha dichiarato che il Presidente Moïse (in carica dal 2017), interessato ai progetti della Nuova Via della Seta, era addirittura pronto al repentino rovesciamento della tradizionale impostazione diplomatica haitiana favorevole a Taiwan.

È parso sospetto infatti che dopo l’assassinio del Presidente, parte del commando sarebbe penetrato, senza particolari difficoltà, all’interno del perimetro dell’ambasciata di Taiwan, dove la polizia avrebbe arrestato almeno 11 di loro. Haiti è uno dei 17 Paesi che intrattiene pieni rapporti diplomatici proprio con Taiwan. A quanto pare Moïse, che stava governando per decreti, senza più un Parlamento che gli facesse da contrappeso, sciolto quasi due anni fa e mai rinnovato, aveva intenzione di avvicinarsi alla Cina. Esattamente come hanno fatto recentemente Burkina Faso, El Salvador e Repubblica Dominicana, che sul piano diplomatico hanno abbandonato i legami diplomatici con Taiwan in favore di Pechino.

Di EG

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