Molto precaria la situazione sociale in Sudafrica

La figlia di Nelson Mandela, Makaziwe, ha detto a Sky News che la pandemia ha contribuito all’aumento del razzismo a livello globale, quindi anche in Sudafrica, aumentando le disuguaglianze in atto.

Ha fatto cioè capire che in questo Paese (in cui l’80% degli abitanti è nero), nonostante le battaglie vittoriose di suo padre, è cambiato ben poco, tant’è che è aumentata l’ondata di violenza a seguito dell’arresto dell’ex presidente dell’African National Congress, Jacob Zuma.

L’ANC fu il partito di riferimento di suo padre, che con quello andò al potere. Dunque che succede? Succede che è in atto, dentro il partito, uno scontro frontale tra il presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, e il segretario generale del partito, Ace Magashule, che il 5 maggio scorso è stato sospeso dal suo incarico. Indagato per corruzione, frode e riciclaggio, Magashule, alleato dell’ex presidente Jacob Zuma (che deve fronteggiare 700 accuse di frode, corruzione e appropriazione indebita), ha reagito con una lettera indirizzata allo stesso Ramaphosa, in cui giunge a sospenderlo dall’incarico di presidente dell’ANC.

Magashule, rinviato a giudizio con l’accusa di appropriazione indebita di fondi pubblici, mentre era premier della regione del Free State, è stato sospeso dopo aver rifiutato l’ultimatum da parte del Comitato esecutivo ristretto del partito. Ha dichiarato che non ha nessuna intenzione di dimettersi. In ogni caso non ha certo l’autorità di sospendere il presidente dell’ANC.

Pare che sia diventata una condotta abituale dei membri corrotti del partito: nessuno vuole dimettersi dai propri incarichi.

È proprio vero, tutto il mondo è Paese, con o senza un Mandela che fa sognare i poveri cristi.

Certo l’eredità di Mandela è ancora viva, ma le disuguaglianze sociali restano ampiamente visibili nel secondo Paese africano per ricchezza dopo la Nigeria: restano molto forti la disoccupazione, la crisi abitativa, i bassi tassi d’istruzione, i servizi pubblici sono precari e la sanità è appannaggio quasi solo delle classi agiate.

Dal 62% di quel 1994, l’Anc ha toccato il suo massimo nel 2004 con il 69% dei voti. Alle ultime elezioni, però, il partito ha perso sette punti percentuali rispetto a quel record, tornando a quota 62. Al momento nei sondaggi è tra il 53 e il 56%.

Questo perché sta crescendo parecchio l’estrema sinistra dell’Economic freedom fighters (10%), intenzionata a espropriare le terre coltivabili senza compensazioni per i proprietari, in gran parte bianchi. Punta anche alla nazionalizzazione di banche e miniere.

Il principale avversario dell’ANC, la Democratic Alliance, oggi è in forte calo. Infatti, pur essendo guidata da un nero cresciuto nella township di Soweto, Mmusi Maimane, sostenitore del libero mercato, resta percepita come il partito dei bianchi.

Di EG

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