Esiste la democrazia in Marocco?

“Africa ExPress” scrive che una giovane, figlia di marocchini, ma nata in Italia, a Vimercate, e cresciuta in Brianza, è stata condannata a tre anni e mezzo di galera e a una multa di 4.800 euro per offesa pubblica all’Islam fatta su Facebook.

L’hanno arrestata a Rabat, appena scesa dall’aereo, dove si era recata per incontrarsi col padre. La denuncia era stata presentata da un’associazione religiosa di Marrakech.

Nel 2019 la giovane avrebbe pubblicato sulla sua pagina Facebook un post parodistico in lingua araba di un estratto del Corano “Kautar”, ribattezzandolo “versetto del whiskey“. La ragazza afferma che qualcun altro avrebbe condiviso il link sulla sua bacheca. Anche perché lei non è in grado di scrivere in arabo.

Quale lezione si può ricavare da questo fatto?

1) A quanto pare Facebook viene tenuto sotto controllo da gente malintenzionata, per cui bisogna fare attenzione non solo a quello che si scrive di proprio pugno, ma anche a quello che gli altri scrivono nel nostro profilo.

2) Il Marocco si vanta d’essere un Paese islamico più laico di tanti altri, un prezioso alleato per l’Occidente contro l’islamismo fondamentalista. Tant’è che chi vuole uscire dall’Islam non rischia più la condanna a morte. A quanto pare però la strada verso la democrazia è ancora lunga. Non tanto perché si penalizza chi offende una religione (cosa che, quando sono in gioco i sentimenti altrui, non è mai giusta e non solo nei confronti dei credenti islamici), quanto perché quando si emettono delle sentenze così gravi, il processo deve essere equo, rispettando le regole fondamentali del diritto.

La stessa Association marocaine des droits humains si è chiesta come mai si sia arrivati a un processo in così breve tempo e perché non siano state fatte indagini più approfondite.

Per inciso la forma statuale del Marocco, “una monarchia esecutiva con una Costituzione”, non corrisponde affatto ai paradigmi occidentali di monarchia costituzionale e di Stato democratico.

Di EG

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