Facebook e i regimi totalitari

Uno pensa che ciò che scrive su Facebook o su Twitter, mettendolo a disposizione di tutti, siano solo delle parole. Certo, a volte sono parole impegnative, che al massimo possono servire per organizzare una petizione, un sondaggio o persino una manifestazione da qualche parte.

Ma tu prova a scriverle vivendo in un Paese dittatoriale, poi vedi se anche la più piccola parola non rischia di trasformarsi in una pietra. Le dittature lo sanno, per questo vietano l’accesso ai social o si preoccupano di crearne di propri, ad uso interno, per così dire.

Si potrebbero fare molti esempi di gente incriminata per delle parole. E non perché queste violavano la dignità o la sensibilità di qualcuno, ma semplicemente perché erano parole che esprimevano un’opinione personale, un punto di vista.

L’ultimo esempio ce lo offre la cantante curdo-tedesca Hozan Canê (al secolo Saide Inac), che per aver cantato per la libertà del popolo curdo e aver protestato contro le politiche etnocide dello stato turco, si è presa una condanna a oltre 6 anni di prigione.

La cantante era stata arrestata poco prima delle elezioni presidenziali e parlamentari in Turchia nel giugno 2018 nella città di Edirne, dove aveva sostenuto la campagna elettorale del Partito democratico dei popoli (filo-curdo), che il governo sta cercando di mettere fuori legge.

Era stata accusata di propaganda del terrore sulla base dei contenuti che la cantante aveva condiviso sui suoi profili Facebook e Twitter dal 2014 al 2018. In particolare avrebbe condiviso foto che mostrano il capo del PKK incarcerato Abdullah Öcalan. Altre foto mostrano un evento a Colonia in cui vengono sventolate bandiere del PKK e poster di Öcalan. Tuttavia durante l’interrogatorio la cantante aveva dichiarato che i due profili Facebook non erano suoi.

Dicono anche che appartenga al Partito dei lavoratori curdi PKK, un partito che la Turchia, la UE e gli USA considerano terroristico (ma non l’ONU!). Anche il suo film, The 74th Genocide in Sinjar, da lei diretto e interpretato, è stato considerato terroristico dal regime turco. Anche la figlia, Gönül Örs, è stata imprigionata.

La Canê ha 49 anni: è già stata arrestata, imprigionata e torturata varie volte dalla polizia turca. La prima volta fu a un concerto a Van nel 1991: imprigionata per nove mesi. Poi dopo varie vessazioni e aggressioni ha deciso di espatriare in Germania, dove ha ottenuto la cittadinanza.

Nel 2017 è apparsa in un video in cui criticava la detenzione del politico curdo Selahattin Demirtaş da parte del governo turco. Ha affermato: “Condanniamo la mentalità che considera terroristica la volontà di 6 milioni di persone” (si riferisce ai voti presi dal Partito democratico dei popoli).

Di EG

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