Francia e Giappone contro la Cina

La Francia e il Giappone si sono impegnati a collaborare “attivamente” in una partnership indo-pacifica per lavorare per il progresso su questioni tra cui la sicurezza marittima e il cambiamento climatico, l’ambiente e la biodiversità.

È una cosa assolutamente ridicola. Da un lato vogliono far vedere che sono interessati a risolvere i problemi al momento più urgenti per l’intero pianeta. Dall’altro però non riescono neppure a nascondere le loro vere intenzioni: aumentare la presenza diplomatica e militare nell’Indo-Pacifico di fronte alla crescente influenza della Cina nella regione.

In particolare il Giappone ha un contenzioso aperto con la Cina sulle isole chiamate Diaoyu da Pechino e Senkaku da Tokyo (sono rivendicate anche da Taiwan). Al momento sono amministrate dal Giappone, ma intorno alle loro acque e sui loro cieli sta crescendo la presenza militare di entrambe le parti.

In tale contesto gli Stati Uniti hanno ribadito che in caso di scontro armato sosterrebbero il Giappone in base al Trattato di mutua cooperazione e sicurezza concluso tra Tokyo e Washington il 19 gennaio 1960.

Peraltro il Giappone ha già minacciato d’intervenire militarmente a fianco di Taiwan se questa verrà occupata dalla Cina.

Quanto alla Francia, è l’unico Paese europeo che ha una presenza militare permanente nella regione dell’Indo-Pacifico. Infatti cos’ha fatto Macron dopo aver parlato col premier nipponico Yoshihide Suga? Ha visitato i territori insulari francesi nel Pacifico: l’isola di Reunion nell’Oceano Indiano e la Polinesia francese nel Pacifico meridionale. Ecco di cosa ha paura il governo francese: che la Cina minacci i tradizionali possessi coloniali della Francia.

Di EG

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