Vaticano sempre più corrotto

Lo scorso febbraio, in seguito a vari scandali finanziari, il papa disse di voler chiudere tutti i conti vaticani in Svizzera, togliendo la cassa alla Segreteria di Stato per trasferirla all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. Che solo ora, dopo oltre 50 anni, rende nota una sintesi di bilancio relativo al 2020.

Tra i vari dati spiccano quelli sul numero di edifici in possesso del Vaticano: più di 5.100, di cui 4.051 in Italia (il 92% nella Provincia di Roma). Il resto, cioè circa 1.200 immobili, è gestito all’estero, in quartieri di lusso, tra Londra, Parigi, Ginevra e Losanna, e in Italia dalle società partecipate, escluse le ambasciate vaticane.

Come noto, tra beni mobili e immobili il Vaticano ha a disposizione un tesoretto di circa 10-11 miliardi di euro, che è andato diminuendo a causa della pandemia del Covid, rivelatasi disastrosa, più che per la riscossione degli affitti, per il turismo religioso. Nell’intero pianeta può contare su un patrimonio valutato oltre 2 mila miliardi, comprese università, scuole e ospedali, spezzettato in vari “tesoretti”.

Il Vaticano possiede circa il 20% dell’intero patrimonio immobiliare italiano: il maggiore nel nostro Paese. E, nonostante ciò, più volte il nostro Stato è stato accusato dalla UE per aver emanato leggi salva-Vaticano per svariate centinaia di milioni di euro: l’esenzione-Ici/Imu per le realtà religiose no profit e lo sconto del 50% sull’Ires per associazioni di assistenza e beneficenza, di cui suore e preti beneficiano per far funzionare ospedali, scuole e hotel facendo concorrenza ai privati. E in Italia vi sono decine di migliaia di scuole, ospedali, centri sanitari, case di riposo, istituti di ricovero e ospizi di matrice cattolica.

Ora però il Vaticano è alle prese con un processo a carico di un cardinale, Giovanni Angelo Becciu, e di un’altra decina di imputati di alto livello per truffa, riciclaggio, peculato e corruzione. Un “marcio sistema predatorio e lucrativo”, secondo i magistrati del papa, dove soggetti “improbabili se non improponibili” hanno attinto alle risorse della Santa Sede grazie anche a “limitate ma assai incisive complicità e connivenze interne”. Complessivamente tra il 2016 e il 2020 il deficit cumulato è stato pari a 187 milioni di euro e per colpa più della corruzione che non della pandemia.

Ci hanno messo una decina d’anni per capirlo. Chissà se i fedeli che versano soldi al Vaticano sanno che dal cosiddetto “Obolo di San Pietro”, che si raccoglie ogni anno il 29 giugno nelle chiese di tutto il mondo, solo il 10% viene usato dai pontefici per la carità, mentre il resto serve a sostenere le spese della Curia Romana, le ambasciate (nunziature), la comunicazione, i giornali, l’uniformità del rito in tutti i Paesi, fino ai tribunali ecclesiastici.

Di EG

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