La svolta puritana della Cina di Xi Jinping

Le nuove regole moralizzatrici varate dal governo cinese di Xi Jinping colpiscono ora anche il mondo dello spettacolo e dei talent show, denunciando la creazione di “idoli” che potrebbero influenzare negativamente i giovani.

Nel mirino in modo particolare gli artisti con comportamenti più “effeminati”. Già all’Università di Shangai era stato chiesto, tempo fa, di redigere una lista coi nomi degli studenti appartenenti alla comunità Lgbt. Siamo alle solite: si colpiscono le minoranze ritenute “eccentriche” per educare tutto il popolo.

Il Partito-Stato intende infatti sfornare servitori del regime pronti a sacrificarsi per la patria tanto nella guerra economica contro la concorrenza imperialistica (Stati Uniti, in primis) di oggi, quanto in quella propriamente militare di domani. Ha bisogno di “virilità”.

Di qui la necessità di tagliare nei film scene di rapporti sessuali o comportamenti sessuali anormali e di oscurare temi scomodi sui social media. L’obiettivo è di proteggere le giovani generazioni, considerate vittime delle influenze straniere che tendono a ribaltare i canoni di genere.

Lo stesso pensiero vigeva già all’epoca di Mao Zedong, che concepiva l’amore per lo stesso sesso come un malevole effetto del capitalismo occidentale da punire. Mao addirittura denunciò come espressione della “degenere cultura borghese e dei corrotti costumi occidentali” baciarsi in pubblico, tenersi per mano e altre manifestazioni d’affetto di stampo “piccolo-borghese” che “deprimono lo spirito collettivistico e la volontà di lotta delle masse proletarie”. Durante la Rivoluzione Culturale ogni segno di femminilità era bandito e, allo stesso modo, qualsiasi discorso riguardante la vita personale e l’ambito sessuale considerato moralmente inappropriato. La propaganda celebrava le eroine rivoluzionarie, donne forti e robuste che sfidavano la propria femminilità con l’indistinzione unisex e il duro lavoro fisico. Vi era un processo di omologazione al maschile della società che imponeva alle donne di comportarsi e vestirsi come gli uomini. Parlare d’amore, cantare una canzone d’amore o passeggiare con una persona del sesso opposto erano proibiti.

Oggi non siamo a questi livelli, ma ci manca poco. Secondo la direttrice del Beijing Lgbt Center, “In Cina ci sono circa 90 centri che offrono un trattamento a pagamento (circa 100 euro a seduta) che non ha nulla di scientifico e che mira al passaggio all’eterosessualità: vengono effettuati elettroshock ai genitali e somministrate droghe che inducono alla nausea durante la visione di film pornografici gay, oppure si fa ricorso all’ipnosi. Come centro ci battiamo molto per aiutare i giovani a ottenere dalle cliniche un risarcimento danni per il trattamento ricevuto” (“Il Manifesto”, 6/2/2021).

Impossibile che qui non venga in mente il film “Arancia meccanica”.

Di EG

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