Cina e sinistra radicale

Quando la sinistra radicale sostiene che la Cina, a partire dalla fine del 1991, è diventata l’Unione Sovietica dei nostri giorni, mi fa pensare che il termine “talebano” non sia riconducibile a una persona fisica, ma sia in realtà trasversale a molte persone, anche ideologicamente contrapposte, a prescindere dall’atteggiamento che possono avere nei confronti della religione.

Quando questa sinistra è disposta a soprassedere sulle gravi mancanze del governo cinese in merito a democrazia e diritti umani, solo per poter far valere l’idea che nei confronti degli USA e dell’occidente in genere esiste un valido e temibile antagonista, sul piano sia tecnoscientifico che economico e militare, mi viene da pensare che in nome di una ideologia, sia di destra che di sinistra, si può essere disposti a compiere qualunque cosa.

Magari al di fuori di questa ideologia si è delle ottime persone. Però quando si toccano certi argomenti, si diventa subito intolleranti, si diventa come matti. La politica sembra diventare l’ambito in cui la psicopatologia mostra il suo volto più pericoloso.

Di EG

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