Marocco e Algeria ai ferri corti

Marocco e Algeria hanno interrotto le relazioni diplomatiche. I rispettivi consolati resteranno aperti, ma aumenteranno i controlli al confine, lungo circa 1.500 km, già chiuso dal 1994.

Il primo motivo di contesa è il Sahara occidentale, la regione nel sud del Marocco, in parte controllata dal Fronte Polisario, movimento nazionalista che da più di 40 anni chiede l’indipendenza dal governo marocchino.

La disputa sul Sahara occidentale iniziò nel 1975, quando il Marocco decise di annettere una parte dell’area, considerandola parte integrante del suo Paese e rivendicando la sovranità anche sul tratto dei territori desertici meridionali, ricchi di giacimenti naturali.

In quegli stessi anni, il Fronte Polisario – riconosciuto dall’ONU come rappresentante legittimo del popolo Sahrawi, gruppi tribali arabo-berberi che abitano quelle zone – annunciò la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi, instaurando un governo in esilio ospitato dall’Algeria, che ne diventò in qualche modo protettore. Il Fronte ha continuato a chiedere al governo marocchino un referendum per l’indipendenza, che però non si è mai svolto. La guerriglia per l’indipendenza è proseguita fin quando, nel 1991, venne dichiarato un cessate il fuoco.

Tuttavia le tensioni sono riprese nel 2020. In particolare si sono aggravate dopo il rafforzamento delle relazioni tra Marocco e Israele, avvenuto appunto in quell’anno, con la mediazione degli Stati Uniti, nell’ambito della normalizzazione dei rapporti d’Israele con varie potenze arabe del Nord Africa e del Medio Oriente.

Per incoraggiare il Marocco a riconoscere Israele, l’allora presidente statunitense Trump fece una promessa del tutto scriteriata: impegnò gli USA a riconoscere la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale, cosa che naturalmente suscitò lo sdegno dell’Algeria.

Forte del sostegno statunitense e israeliano, il Marocco, quest’anno, ha aperto altre due crisi diplomatiche con Spagna e Germania. A maggio, quando migliaia di migranti sono arrivati nella città di Ceuta, enclave spagnola circondata dal Marocco, la Spagna ha accusato il governo marocchino d’aver sospeso i controlli alle frontiere come ritorsione per la decisione del governo spagnolo di accogliere nel Paese per cure mediche un leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, malato di Covid-19.

Sempre a maggio il Marocco aveva richiamato il proprio ambasciatore a Berlino dopo aver accusato il governo tedesco di aver definito il Sahara occidentale un territorio “occupato dal Marocco”. Berlino aveva anche chiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’ONU per lo svolgimento del suddetto referendum.

A questa situazione già tesa si è aggiunto il sostegno espresso qualche settimana fa dal rappresentante permanente del Marocco alle Nazioni Unite, Omar Hilale, al diritto all’autodeterminazione della regione algerina della Cabilia, a maggioranza berbera, portato avanti dal Movimento Separatista per l’Autonomia della Cabilia.

Per Hilale l’Algeria non avrebbe dovuto negare questo diritto in Cabilia proprio mentre ne sosteneva uno identico per il Sahara occidentale. L’Algeria, che in maggio aveva classificato il Movimento per l’autodeterminazione della Cabilia e il movimento islamista Rachad come gruppi terroristici, ha risposto che le dichiarazioni di Hilale erano di un’estrema gravità e lo scorso 18 luglio il ministero degli Esteri algerino ha richiamato in patria il suo ambasciatore a Rabat.

Il governo algerino ha inoltre scoperto che il Marocco sta utilizzando il software israeliano Pegasus per spiare funzionari e cittadini algerini. Ha altresì accusato il Marocco d’essere coinvolto (sostenendo i suddetti gruppi terroristici) nei vasti incendi che hanno colpito il nord del Paese e la Cabilia all’inizio di agosto, in cui sono morte almeno 90 persone.

Ci mancava anche questa grave tensione nel Nord Africa e nell’Africa occidentale, dove la situazione è già parecchio complicata a causa della guerra civile in Libia e nel Mali.

Che fine faranno poi i 50.000 marocchini che lavorano in Algeria non si sa. Si sa soltanto che tutti questi problemi a noi europei sembrano non interessare.

Non dimentichiamo che esiste anche il gasdotto Maghreb-Europa, che collega i giacimenti algerini alla Spagna attraverso il Marocco. Il contratto scadrà il prossimo 31 ottobre e, per ritorsione, l’Algeria potrebbe non rinnovarlo, anche se, a quanto pare, esiste un altro gasdotto, detto Medgaz, che collega direttamente Spagna e Algeria.

Di EG

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