Mille km di muri in Europa

Oltre mille km di muri, fili spinati e recinzioni elettrificate segnano ormai i confini dei Paesi europei. Servono per sbarrare la strada ai migranti nel nome di una presunta questione sicurezza.

Atene annuncia il completamento di 40 km di barriera ad alta sorveglianza tecnologica alla frontiera settentrionale con la Turchia, lungo il fiume Evros, da anni via di passaggio per chi tenta d’incamminarsi sulla rotta balcanica. Vi sono decine di veicoli equipaggiati con videocamere termiche e cannoni sonori, motovedette e palloni aerostatici dotati di apparecchiature per l’identificazione automatica.

Lituania e Polonia rivelano l’intenzione di serrare i valichi della rotta migratoria che passa dalla Bielorussia. In Lituania vi sarà il più lungo muro della UE (508 km) entro il 2022. Varsavia ha in progetto 130 km di recinzione sui 2/3 dell’intero confine con la Bielorussia. La recinzione, alta 2,5 metri, avrà le caratteristiche di quella costruita dall’Ungheria al confine con la Serbia nel 2015.

Una data, quella del 2015, significativa, poiché l’Europa si svegliò con la paura di oltre un milione di profughi, tra afghani, siriani, e iracheni che tentavano la risalita del crinale balcanico.

I muri ungheresi sono lunghi 500 km: infatti non c’è solo quello con la Serbia, ma anche quelli con la Croazia, la Slovenia e la Romania. Il bello è che il governo di destra chiede finanziamenti alla UE col pretesto della protezione di tutti i cittadini europei dall’ondata di migranti illegali.

L’Agenzia europea per i diritti fondamentali, alla fine del 2020, contava 12 sbarramenti alle frontiere europee coi Paesi fuori dall’area Schengen. È come se la UE avesse ricostruito per sei volte quello demolito a Berlino oltre 30 anni fa.

Ci sono anche i 235 km di muro che impediscono l’attraversamento dal territorio turco alla Bulgaria, e i 289 km in costruzione dalla Lettonia per coprire il confine con la Russia.

C’è l’espansione delle barriere di cui si sono circondate le storiche enclaves spagnole di Ceuta e Melilla sulla costa settentrionale del Marocco (che già negli anni ’90 avevano anticipato il modello esportato oggi in tutta Europa).

Il grande muro di Calais, alto quattro metri e lungo un chilometro, voluto dal governo di Londra per impedire ai migranti di passare dalla Francia alla Gran Bretagna, è stato terminato dopo meno di tre mesi di lavori.

E, ancora: l’Austria ha costruito un muro anti-profughi sul confine sloveno; la stessa Slovenia ha piazzato il suo muro di 200 km sul confine croato.

Esistono anche muri europei fuori dall’Unione, come quelli in cui è chiusa la Macedonia del Nord sui fronti greco e serbo, e persino quelli dell’Unione fuori dall’Europa, come quello voluto a dividere per 800 chilometri Siria e Turchia.

Poi ci sono i tanti muri senza cemento né metallo, fatti di confini marittimi e di sistemi high-tech di monitoraggio e sorveglianza.

Siamo il continente dei diritti umani, ma vogliamo aiutare i profughi solo a casa loro.

Di EG

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