La geopolitica americana ha cambiato strategia

I geopolitici dicono che nella prima metà del XX sec. gli USA combatterono guerre per evitare che in Europa una potenza prevalesse sulle altre, mentre nella seconda metà han fatto la stessa cosa in Asia, proprio perché vogliono essere gli unici a dominare il mondo.

In particolare erano entrati in Afghanistan per controllare la Cina. Oggi possono farlo usando la forza navale nell’Indo-Pacifico e nel Mar Cinese Meridionale. Si erano posti il compito di destabilizzare ogni sforzo cinese di fare dell’Asia un continente più importante dell’occidente, e a tale scopo miravano a creare tensioni nello Xinjiang attraverso il Movimento Islamico del Turkestan Orientale (non a caso depennato dalla lista delle organizzazioni terroristiche sotto l’amministrazione Trump).

In sé l’Afghanistan non è mai interessato agli americani, tant’è che non hanno mai cercato di sfruttarne le enormi risorse minerarie (rame, ferro, terre rare, oro, zinco, litio, uranio e mercurio). La più grande miniera di rame al mondo, situata nella regione del Logar, ad es., è sotto direzione cinese. In 20 anni di occupazione militare, la coalizione occidentale ha semplicemente ingrossato le tasche dei signori della guerra e della droga locali, e ha palesemente fallito nella costruzione di poli industriali regionali. Anzi la produzione di oppio è aumentata in modo esponenziale (ad essa si è addirittura aggiunta la raffinazione direttamente in loco): dai 70.000 ettari coltivati nel 2001 si è passati ai 300.000 del 2017. Ad oggi il 90% della produzione mondiale di eroina arriva dall’Afghanistan: un primato strappato all’Indocina (altra regione sottoposta ad aggressione nordamericana a cavallo degli anni ’60 e ’70). La coalizione occidentale ha preferito favorire la produzione di oppio piuttosto che vedere le masse contadine ingrossare ulteriormente le fila della resistenza.

Dopo aver vinto la guerra fredda contro il blocco sovietico, gli USA avevano capito che il loro prossimo nemico economico e militare sarebbe stata la Cina. Non se ne sono andati dall’Afghanistan perché han perso ma perché han cambiato strategia.

Per decenni han pensato che una Cina aperta al commercio avrebbe rappresentato un enorme vantaggio per il sistema globale a guida nordamericana, la cui superiorità tecnologia pareva fuori discussione. Non potevano immaginare che i cinesi si sarebbero sviluppati così in fretta, sotto tutti i punti di vista.

Han cominciato ad aver paura dei cinesi dopo la crisi finanziaria del 2008 (contrastata attraverso cure palliative senza soluzioni di lungo periodo). Si sono inoltre resi conto che l’occidente a guida nordamericana si ritrova in una condizione in cui non può fare a meno della Cina (USA ed Europa dipendono rispettivamente all’80% e al 98% dalla Cina per la fornitura delle terre rare, che sono fondamentali per la “transizione verde” che si sta cercando d’imporre al capitalismo occidentale).

Di EG

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