Altra tragedia per i curdi: la diga turca di Ilisu

La Turchia ha completato la costruzione della diga di Ilisu sul fiume Tigri, nel cuore del Kurdistan turco, che allagherà più di 313 kmq. Sarà la seconda più grande del Paese in termini di capacità d’acqua e la quarta per produzione di energia elettrica.

È prevista la scomparsa di almeno 300 siti storici e archeologici, tra cui il più importante di tutti, quello di Hasankeyf, uno dei più antichi insediamenti della storia dell’umanità, dove ancora oggi sono visibili le tracce lasciate da assiri, medi, persiani, greci, romani, bizantini, arabi, ottomani…, meta di pellegrinaggio per oltre 30.000 persone l’anno.

C’è poco da fare: i turchi odiano i kurdi e disprezzano la storia. L’avevano già dimostrato con un’altra diga, quella di Ataturk sul fiume Eufrate nella pianura di Harran, luogo mitico nella storia della civiltà kurda dove sorgeva il leggendario “Tempio del Peccato”, scomparso sotto le acque insieme a più di 600 villaggi. Gli abitanti furono deportati a Istanbul e ad Ankara. Intanto nella zona sono comparse malattie prima sconosciute, come la malaria, la schistosomiasi e la leishmaniosi.

Ora la rilocazione forzata non solo riguarderà gli oltre 3.000 abitanti di Hasankeyf, ma anche circa 80.000 persone di 199 villaggi della valle del Tigri, con compensazioni del tutto inadeguate per le loro terre.

Il megaprogetto della diga Ilisu toglierà molta acqua anche alla Siria (di cui il Tigri segna il confine) e soprattutto all’Iraq, che ha già conosciuto stagioni di grave siccità, anche perché la Turchia di Erdoğan non lascia scorrere le acque. Si rischia quindi una guerra dell’acqua. Esiste persino il concreto pericolo che la Turchia voglia conquistare il Kurdistan autonomo nel nord della Siria.

Insomma una diga che avrà una vita di 50 anni inghiottirà una storia di 12.000 anni.

Di EG

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