Corruzione alle stelle nel Perù

Nel 2016 il brasiliano Marcelo Odebrecht, ex presidente di una propria società di costruzioni, rivelò al Dipartimento di Giustizia americano d’aver pagato, per ottenere appalti di lavori pubblici, circa 800 milioni di dollari di tangenti ai governi di 12 Paesi, per lo più dell’America Latina, una regione colpita dal flagello della corruzione. In genere erano contributi in contanti per le campagne elettorali.

Questa ammissione ha avuto soprattutto in Perù effetti mai visti prima, in riferimento alle indagini sull’enorme complotto corruttivo denominato “Lava Jato”. Tutti gli ex Presidenti degli ultimi 20 anni sono attualmente indagati per corruzione o si trovano agli arresti domiciliari.

Odebrecht disse di aver dato 29 milioni di dollari ad alti funzionari peruviani tra il 2005 e il 2014, durante le presidenze di Alejandro Toledo (arrestato nel 2019 in California e detenuto nel carcere di San Francisco, in attesa della sua estradizione), Alan García (suicidatosi nel 2019 quando la polizia giunse a casa sua), Ollanta Humala (finito in carcere con la moglie per 9 mesi) e Pedro Pablo Kuczynski, che, dimessosi dalla presidenza dopo essere stato 20 mesi in carica, ora sta scontando 36 mesi di detenzione preventiva domiciliare ed è in attesa di giudizio. Favorì Odebrecht quand’era ministro dell’Economia nel governo di Toledo.

Le indagini hanno raggiunto anche l’ex candidato presidenziale Keiko Fujimori, che poche settimane fa ha lasciato il carcere preventivo dopo più di 13 mesi. Anche il primogenito di Fujimori, Alberto, si è fatto 36 mesi di carcerazione preventiva, ma deve scontare una condanna a 25 anni per corruzione, appropriazione indebita, usurpazione di funzioni, distrazione di fondi e responsabilità nell’omicidio degli studenti de La Cantuta.

Sono coinvolti anche un’altra dozzina di ex funzionari peruviani di alto livello, tra cui due sindaci di Lima e alcuni ex governatori regionali. Insomma lo scandalo Odebrecht ha colpito duramente la destra e la sinistra politica peruviane. Ed è il più grande dell’intera storia sudamericana.

C’è poco da fare: è il denaro il peggior flagello dell’umanità. Lo è perché esistono i mercati e i mercati esistono perché i mezzi produttivi dei beni di consumo appartengono a poche persone. Questa separazione tra chi produce e chi consuma è la fonte di tutti i mali. Ma fino adesso come si è cercato di risolvere il problema? Con la statalizzazione dei mezzi produttivi, che ha eliminato il libero mercato e ha reso poco significativo l’uso del denaro. In pratica al mercato Leviatano si è sostituito lo Stato Leviatano. Con quale risultato? Autoritarismo politico, conformismo ideologico, burocrazia asfissiante, perdita della libertà personale…

La variante di questo socialismo statale sta nell’esperimento cinese, che però, invece di un Leviatano, ne ha due: lo Stato socialista e il Mercato capitalistico, coi peggiori difetti di entrambi.

La vera alternativa a tutte queste assurdità sta soltanto nell’eliminare tutte le forme di dipendenza sia dallo Stato che dal Mercato, lasciando che sia la società ad autogestirsi.

Di EG

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