La letteratura esiste ancora in Turchia?

In Turchia per gli scrittori è finita. Puoi essere anche un premio Nobel, ma al governo non importa un fico secco.

Di recente infatti Orhan Pamuk, vincitore del Nobel per la letteratura nel 2006, è stato accusato d’aver insultato l’identità nazionale turca nel suo ultimo romanzo Le notti della peste, che si ispira, tra le sue molteplici fonti, ai Promessi sposi del Manzoni, a La peste di Camus e al Diario dell’anno della peste di Defoe.

Nel passato l’avevano accusato di aver parlato di genocidio armeno e di repressione dei kurdi (argomenti tabù in Turchia), ma non si era arrivati a una condanna.

Il romanzo di Pamuk (uscito a marzo 2021 e già tradotto in 40 lingue) parla della peste del 1901 e, pur non contenendo alcun riferimento a Mustafa Kemal Atatürk, fondatore della Repubblica turca, figura molto popolare nel Paese, è stato accusato d’averlo offeso.

In effetti lo scrittore, come già in altre sue opere, rappresenta il dramma sociale delle minoranze vessate dal nazionalismo e dall’autoritarismo. Il romanzo è una allegoria della necessità di modernizzare la Turchia e di rafforzare lo Stato di diritto.

Come noto Erdoğan non sopporta la libertà di pensiero, tant’è che nel 2014 ha varato una riforma che compromette di molto l’indipendenza dei giudici.

Secondo “Poets, Essayists, Novelists” (un’organizzazione americana per la libertà d’espressione), nel 2020 la Turchia ha incriminato circa 25 scrittori, incarcerandone diversi, in quanto le loro pubblicazioni erano ritenute offensive.

Di EG

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