Gli indomiti Baschi vivono ancora

Nel 1998 il governo spagnolo di Aznar (1996-2000) fece chiudere da 200 agenti della polizia il quotidiano basco “EGIN”, considerato affiliato all’organizzazione armata basca ETA.

Dal dopoguerra rimase un caso unico in Europa. Era il più venduto dell’intera penisola, con 30.000 copie al giorno. Vi lavoravano circa 200 persone, più i collaboratori esterni. Il Dipartimento di Stato statunitense l’aveva definito “il miglior quotidiano rivoluzionario del mondo”. In diversi processi giudiziari i suoi direttori furono accusati di collaborazionismo con l’ETA, ma contro di loro non si riuscì mai a emettere una condanna definitiva. Fu l’unico quotidiano a non ottenere mai alcun contributo finanziario da parte dello Stato spagnolo.

La decisione di chiuderlo verrà poi annullata nel 2009 da una sentenza del Tribunale Supremo spagnolo, ma ormai era tardi.

Tuttavia i Baschi non si arresero e fecero nascere il quotidiano “GARA” già nel 1999, dopo una campagna di azionariato popolare cui aderirono più di 10.000 persone. Purtroppo però la direzione dovette accollarsi un debito di 3 milioni di euro con la Previdenza Sociale contratto dal quotidiano precedente. Un debito che la suddetta sentenza di assoluzione non aveva eliminato e che il “GARA” ha potuto saldare solo nel maggio di quest’anno.

Ma perché un pagamento così assurdo? Perché le autorità spagnole avevano deciso che tra i due quotidiani vi era una certa “continuità ideologica”! Cioè non solo avevano compiuto un abuso politico e giudiziario, chiudendo un mezzo d’informazione, invece d’inquisire il singolo giornalista, ma avevano anche fatto in modo di ostacolare sul piano amministrativo la nascita del nuovo quotidiano.

I Baschi han dovuto sopportare la dittatura franchista per 40 anni, più la “dittatura democratica” della transizione post-franchista. Hanno avuto 40.000 persone arrestate perché sospettate d’essere terroriste. Di queste 10.000 sono state in carcere e 218 lo erano ancora alla fine del 2020 (163 in 36 carceri spagnole, 30 in 6 carceri francesi e 25 nei Paesi Baschi). Vi sono stati 5.000 casi di tortura certificati.

La politica carceraria spagnola prevede che i detenuti baschi siano mandati in carceri lontane dalla propria terra, spostati di frequente tra i vari centri penitenziari e isolati secondo le regole dei regimi penitenziari più duri. Questo nonostante che l’ETA, nata nel 1958, abbia rinunciato definitivamente alla lotta armata nel 2017, dopo 853 morti e più di 2.000 feriti. D’altra parte non è mai stata riconosciuta dai governi spagnoli come un interlocutore politico.

Fonte: www.gfbv.it

Di EG

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