I Fratelli Musulmani

Quando l’imam Hasan al-Banna (1906-49) fondò i Fratelli Musulmani nel 1928, vide il secolarismo nella capitale egiziana come l’arma più letale mai concepita dagli europei contro i dogmi fondamentali della trascendenza islamica.

Al-Banna desiderava sfruttare gli elementi moderni del mondo occidentale con lo spirito islamico, ma non vi riuscì mai. Il salto era troppo grande, anche se pensava che prima o poi l’Egitto si sarebbe liberato autonomamente dall’egemonia britannica. Cosa che avvenne nel 1956.

È stato solo tra gli anni ’70 e ’80 che la Fratellanza Musulmana ha compreso la necessità di adattare, entro determinati limiti ideologici, il proprio patrimonio intellettuale al contesto geopolitico europeo.

Già durante il dominio di Gamal Abdel Nasser e delle sue decisioni strategiche legate alla Guerra fredda (nazionalizzazione del Canale di Suez e l’avvicinamento all’URSS), i Fratelli Musulmani preferirono di gran lunga l’America alla Russia, semplicemente perché temevano l’ateismo dei sovietici.

Gli americani venivano invece considerati “un popolo del libro”, essendo cristiani, e quindi erano accettabili nonostante la loro politica estera filo-sionista. Davvero un modo ingenuo di guardare le cose, prettamente ideologico. Fu anche per questo motivo che Nasser li perseguitò duramente.

La sconfitta dell’Egitto nella guerra dei Sei giorni incrinò il laicismo di Nasser e convinse il suo successore, Anwar Sadat, a cercare una linea ufficiosa di compromesso con la Fratellanza, per cui si autoproclamò “presidente credente”. Cioè riuscì a sfruttare il movimento religioso per rafforzare la sua posizione, e i Fratelli ottennero in cambio una nuova Costituzione, che stabiliva che l’Islam era la religione ufficiale dell’Egitto e che proclamava la Sharia una delle fonti della legislazione.

Tuttavia la formale coesistenza dei Fratelli musulmani col secolarismo occidentale, cui Sadat, divenuto filo-americano, non volle rinunciare, venne meno nella seconda metà degli anni ’70, quando Sadat si recò a Gerusalemme per fare un trattato di pace col nemico più odiato: gli israeliani. Ciò fu visto come un tradimento dagli islamisti più radicali, che lo assassinarono nel 1981. Non furono responsabili dell’attentato i Fratelli Musulmani, ma da loro venne fuori un ramo terroristico, al-Qaeda.

Il nuovo presidente egiziano Hosni Mubarak ripristinò l’alleanza non ufficiale esistita sotto Sadat, e la Fratellanza musulmana guadagnò ancora una volta influenza, anche in virtù del proprio fondamentalismo moderato.

Infatti il suo leader principale, Mohamed Morsi, fece una esplicita dichiarazione contro il terrorismo, prendendo le distanze da al-Qaeda e dagli attentati dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle.

Dopo la caduta del governo di Mubarak nel 2011, a seguito delle proteste scaturite dalla cosiddetta “primavera araba”, Morsi fu presidente dell’Egitto dal 2012 al 2013, ma il governo, incapace di risolvere la grave crisi economica, fu rovesciato con un colpo di stato del generale al Sisi, attuale premier, del tutto avverso al Movimento.

Oggi la Fratellanza Musulmana non ha affatto rinunciato a promuovere un’identità islamica forte, resiliente e assertiva tra i musulmani occidentali, anche perché si è perfettamente consapevoli che le comunità musulmane in Occidente corrono maggiormente il rischio d’essere assorbite culturalmente dalle società ospitanti, che sono troppo laiche e materialistiche per un qualunque islamico.

Il principale punto di riferimento religioso dell’ideologia dei Fratelli Musulmani restano oggi le opere di Yusuf al Qaradawi, considerato come un conservatore moderato che cerca di adattare gli ideali dello stile di vita islamico alla società moderna, tant’è che non ha dubbi nel ritenere la democrazia compatibile con l’Islam, anche se rifiuta l’idea che le leggi della Sharia debbano essere emendate per conformarsi ai valori e agli standard umani che mutano. Non a caso è fermamente ostile al principio della separazione tra religione e politica.

Secondo Qaradawi i musulmani in Occidente dovrebbero adottare “un conservatorismo senza isolarsi e un’apertura senza mischiarsi”. Come poi riescano a conciliare le due cose non è certo facile. Tant’è che di fronte agli atti di terrorismo individuale compiuti in occidente da estremisti che si rifanno all’Islam non è che si sprechino a fare dichiarazioni in cui si dissociano nettamente in nome della democrazia.

È difficile però pensare che un Paese occidentale possa non tener conto della Fratellanza Musulmana, presente in molti Paesi del mondo arabo e sempre ben organizzata e finanziata da Turchia e Qatar. Per es. in Libia sostengono nettamente Fayez al-Serraj e il governo di Tripoli contro l’avanzata del generale Khalifa Haftar, l’uomo forte di Bengasi.

Dai movimenti jihadisti terroristici i Fratelli Musulmani si differenziano solo per il non ricorso alla lotta armata e per non avere come obiettivo l’esportazione dell’islamizzazione in Paesi non arabi. Ma l’idea di “Islam politico”, non “corrotto” da usi e consumi occidentali, è la stessa.

Di EG

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