La nuova Difesa americana

I Capi di Stato Maggiore degli USA ritengono indispensabile riadeguare la postura della Difesa ai cambiamenti geopolitici.

Che significa? In poche parole ritengono che sia un vantaggio strategico la capacità di schierare navi, aerei e truppe dalla elevata capacità e mobilità per brevi periodi e su cicli non prevedibili, al fine di esercitare una maggiore pressione su una Cina sempre più minacciosa (soprattutto nei confronti degli Stati del Sud Est Asiatico e del Pacifico).

L’assertività cinese nel ribadire il suo primato politico nel Mar Cinese Meridionale (soprattutto nei confronti di Taiwan), sommata alla progressiva militarizzazione di alcuni dei suoi avamposti, non piacciono per nulla agli americani, che vogliono conservare il controllo di tutti i mari del mondo, poiché è qui che avviene la stragrande maggioranza dei traffici commerciali.

Al momento il Pentagono sta pensando che una forza statica (p.es. una base militare) è più difficile da difendere, dispendiosa da mantenere e, se viene colpita, non può assolvere al proprio ruolo.

Pertanto è meglio dotarsi anche di una piccola forza, imprevedibile nei suoi spostamenti, quasi invisibile e non rilevabile, in un costante stato di movimento, ampiamente distribuita a livello globale. Soprattutto nell’Indo-Pacifico, contro la Cina, ma anche nell’Artico, contro la Russia: due nazioni che prima si dovevano combattere perché comuniste, mentre oggi sono nemiche perché competono sui mercati capitalistici.

L’impero americano vuol continuare a egemonizzare il pianeta riorganizzandosi in maniera più flessibile. Naturalmente questa nuova postura non comporterà l’abbandono delle basi militari americane all’estero (in Iraq addirittura si prevede di passare da una forza di 500 soldati a una di 4.000), ma suggerisce una maggiore enfasi sui dispiegamenti di forze più piccole, con rotazioni più brevi e non prevedibili dagli avversari, su destinazioni non tradizionali.

L’esercito, per es., sta sviluppando una nuova “brigata artica” con specifiche capacità tecnologiche e logistiche per operare nello scenario del Grande Nord. Quell’area è vista come un potenziale punto critico e di forte attrito tra le grandi potenze in competizione per le risorse naturali, più accessibili man mano che gli strati di ghiaccio si ritirano.

Un’altra mossa senza precedenti è quella che sta attuando l’Air Force, con lo stanziamento temporaneo di bombardieri a lungo raggio B-1 in Norvegia, alleato Nato geograficamente vicino alla Russia.

Anche la Cina si considera una nazione artica e da diverso tempo sta mobilitando ingenti risorse civili e militari in quell’area, destando preoccupazioni anche al Cremlino.

Ormai Cina e Russia, non il terrorismo globale, sono diventate le principali minacce alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Esattamente come nella passata Guerra fredda. Quindi nulla di nuovo sotto il sole. La differenza fra Trump e Biden è che quest’ultimo vuole servirsi degli alleati per far sì che il suo Paese continui a dominare il mondo.

Di EG

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4 commenti

  1. Oh, come va? E’ un secolo che non ci sentiamo, eh? Siamo ancora vivi, che non è poco, io ho 89 anni! Complimenti per il tuo nuovo sito, anche se per i miei gusti è troppo “informatico” e infarcito di anglicismi, ma oggi tutto è così. Ho letto questo tuo articolo, dopo aver appreso in questi giorni del bombardamento fatto fare da Biden in Iraq, che mi ha lasciato di stucco. Ma come, ho passato anni a detestare Trump e la sua politica in tutte le sue forme e manifestazioni, e ora questo vecchietto, che avevo accolto con sollievo, comincia subito con un bombardamento! La cosa mi ha profondamente sconcertato. Mi piacerebbe se possibile avere una tua ulteriore riflessione al riguardo, però non troppo pessimista, per favore! Ciao, buone cose…

    1. Ciao Pierpaolo, mi pare evidente che Biden è un guerrafondaio, come spesso sono i democratici. In politica estera sarà più aggressivo di sicuro di Trump, che invece se ne fregava. Trump pensava solo in termini commerciali: gli USA dovevano mettere dazi doganali per sopravvivere. Invece Biden pensa in termini strategici. Gli USA sono un impero che deve tenere a bada Cina e Russia, oltre che la Germania, che intrattiene rapporti troppo stretti con la Russia sul piano energetico. Inoltre gli USA vogliono comandare su tutto il Medioriente. Ne vedremo delle belle. Anzi delle brutte.

      1. Grazie. Meno male che ti avevo chiesto di non essere troppo pessimista! Io vorrei dire che pensare solo in termini comerciali (Trump) potrebbe andar bene in un mondo sostanzialmente equilibrato, lontano purtroppo mille miglia dalla realtà. In un mondo ancora così squilibrato e attraversato da aspirazioni egemoniche, non si può pensare solo in termini di tassi doganali, contribuendo fra l’altro anche a indebolire gli stessi alleati, come di fatto è avvenuto. E’ necessaria un’azione politica comune di ampio respiro, che può comportare anche interventi; ma che però richiede grande senso di responsabilità, cautela, condivisione ed aperta denuncia; non interventi furtivi e improvvisi come questo. Può derivarne solo ulteriore instabilità, cioè il contrario di quel che si voleva ottenere, oltre al rischio di imboccare una strada senza fondo.
        Se non è proprio pessimismo, ci manca poco. Ciao.

        1. In effetti se ci pensi gli yankee han sempre un modo privatistico di risolvere le cose, cioè sbrigativo, alla cow-boy, che è poi tipico dei grandi imperi. A loro interessano poco, in ultima istanza, gli organismi internazionali, il diritto internazionale… Non riescono ad accettare l’idea che il mondo è multipolare, che la guerra fredda è finita, che non è possibile ogni volta inventarsi un nuovo nemico da combattere per scaricare all’esterno i propri problemi sociali ed economici.
          Ci lamentavamo di Trump perché ci sembrava un bullo, ma lui in politica estera non ha mai fatto guerre, se non appunto quelle commerciali. Biden invece sembra che non veda l’ora.

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