Cartoni animati vietati

Si sa che a Teheran vige una severa censura sulle opere d’intrattenimento importate nel Paese e sull’industria cinematografica in generale. Ad es., nei film i contatti fisici tra uomini e donne sono vietati, mentre la discussione di argomenti controversi è limitata, così come scene considerate immorali o contro il regime vengono spesso censurate. Alcune figure ultraconservatrici hanno addirittura chiesto lo stop immediato alla distribuzione di tutti i film stranieri in cui ci sono donne che non indossano l’hijab, il tradizionale velo portato dalle donne di religione islamica.

Secondo la legge islamica, in vigore in Iran dal 1979, le donne devono indossare un hijab che copra la testa, il collo e i capelli. Lo scorso ottobre una giovane è stata arrestata a Najafabad dopo essersi mostrata in un video in bicicletta senza velo. Questo benché molte donne, soprattutto a Teheran e in altre grandi città, abbiano permesso ai loro veli, negli ultimi due decenni, di scivolare indietro e rivelare più capelli.

Tuttavia è la prima volta che la Guida Suprema politico-religiosa dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ordina che anche i personaggi femminili di cartoni animati e anime dovranno indossare l’hijab.

Sebbene non sia per forza obbligatorio far indossare il velo ai personaggi femminili dei cartoni, lui lo ritiene comunque necessario, in quanto la presenza di protagoniste a capo scoperto potrebbe portare a delle pericolose conseguenze.

La paura sarebbe quella che le ragazze iraniane crescano intolleranti verso il tradizionale capo di abbigliamento, non riconoscendone più la sua importanza.

Insomma tutto quanto è di sesso o fattezze o modalità femminile (persino gli insetti) deve avere il suo hijab! L’ossessione per i capelli femminili sta sconfinando nel ridicolo. O forse si teme che i personaggi femminili dei cartoni animati (come p.es. Biancaneve o la Sirenetta) possano apparire seducenti per alcuni adulti.

Iran e Arabia Saudita sono nemici irriducibili, ma a quanto pare non quando di mezzo c’è il gentil sesso.

Tuttavia non se la passa meglio, seppur per altre ragioni, la Walt Disney. Infatti già vi sono state una serie di censure per via di presunti contenuti discriminatori, come in Dumbo e negli Aristogatti, accusati di stereotipi razzisti, da vietarsi ai bambini sotto i 7 anni. Politicamente scorretto, tra gli Aristogatti, un gatto siamese chiamato Shun Gon, con gli occhi spioventi e i denti pronunciati, caratteristiche utilizzate per una caricatura delle popolazioni asiatiche. Dumbo invece è stato accusato di ridicolizzare gli schiavi afroamericani al lavoro nelle piantagioni del Sud degli Stati Uniti con una canzone che recita:

“E quando poi veniamo pagati buttiamo via tutti i nostri soldi”.

Al bando sono finiti anche Peter Pan, poiché chiama sempre col termine “pellirosse” i membri delle tribù dei nativi americani. E Robinson nell’isola dei corsari, poiché definisce i pirati dalla “faccia gialla e marrone”.

D’ora in poi i bambini dovranno essere affiancati da un adulto per poter vedere cartoni così “razzisti”!

Di EG

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2 commenti

  1. Nei fatti illustrati in questo articolo vedo molte affinità con la “morale” che mi veniva impartita dalla Chiesa Cristiana quando ero bambino (correvano gli anni ’50). La religione, che dovrebbe elevare l’uomo a Dio, si manifestava con tutta una serie di divieti volti a ingabbiare i naturali furori “ormonali” della gioventù. Per non parlare delle censure che praticava negli anni ’60 il direttore del collegio dove ero ospitato: dai giornali che arrivavano alla biblioteca venivano sforbiciate tutte le pubblicità della bibita “Crodino” rea di associare il suo prodotto alla foto di due ginocchia scoperte da una casta minigonna… Metodo poeticamente stigmatizzato dalla leggendaria seguenza di “baci tagliati” nel finale del film “Nuovo cinema Paradiso”.

    1. Sotto molti aspetti le religioni si somigliano, soprattutto quelle che vogliono controllare i corpi e quindi le menti associando sesso a colpa. Ma è difficile superare queste assurdità limitandosi a strumenti legislativi. Ci vuole un paziente lavoro culturale e sociale. La legge può soltanto servire per evitare discriminazioni di genere, ma a condizione che venga formulata anche col concorso delle donne. Oggi ho messo altri tre articoli sulla situazione (agghiacciante) delle donne in Iran e Arabia Saudita.

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