Stop al velo che copre il volto in Svizzera

Gli elettori svizzeri e la maggioranza dei Cantoni si sono pronunciati nell’ultimo referendum a favore del divieto del velo integrale (la cosa già esisteva in due Cantoni: Ticino e San Gallo). Il Paese elvetico metterà quindi al bando in tutti i luoghi pubblici il burqa e altri veli che coprono il volto, come il niqab, indossati dalle donne di fede islamica.

La legge vieta anche la copertura del viso con passamontagna e bandane usati nelle manifestazioni, e impedisce di nascondere il volto per uno scopo criminale o terroristico.

Il 51,2% dei votanti e 20 Cantoni su 26 si sono espressi a favore del divieto. Come già avevano fatto, in maniera però insensata, nel 2009, quando con un altro referendum voluto dalla destra avevano proibito la costruzione di minareti, comportandosi esattamente come i musulmani che nei loro Paesi non permettono ai cristiani di costruire delle chiese più alte delle loro moschee.

Curioso che la destra (Comitato di Egerkingen) abbia voluto parlare del referendum come di una decisione da prendere contro la “dissimulazione del proprio volto”. Quando mai le donne islamiche si coprono il viso per dissimularlo? Il velo è una tradizione che indica un controllo del corpo femminile da parte dell’uomo, in forme più o meno radicali, in quanto c’è differenza tra il burqa imposto dai talebani, che non lascia trasparire nulla del corpo femminile, al semplice chador usato in Iran, che permette di vedere l’intero volto e che indica un certo stato sociale, in quanto le prostitute non possono portarlo.

Quando, nel 1936, Reza Scià il Grande bandì il chador, considerandolo incompatibile con le sue ambizioni di ammodernamento, il clero sciita gli rimproverò di voler mettere “nude” le donne in pubblico. E nel 1979 Khomeyni fece pagare ai Pahlevi anche questo affronto.

Votare contro le donne velate in sé non avrebbe quindi avuto alcun senso, proprio perché nell’uso del velo non c’è un consenso spontaneo da parte della donna, a meno ch’essa non abbia introiettato dentro di sé una tradizione maschile come un’usanza naturale.

Al massimo si può pensare che il velo sia una forma di pudicizia o di riservatezza, per tutelare la donna da occhi indiscreti, come già pensavano di dover fare in pubblico, nel passato pre-islamico, quelle della classe dirigente greca e bizantina.

Il governo e il parlamento svizzero han ritenuto eccessiva l’iniziativa, in considerazione del basso numero di casi di burqa o niqab nel loro Paese (solo una trentina di donne li indossano).

Ma anche questo non ha alcun senso, poiché non è questione di poche o molte donne. Le donne islamiche che giungono in un qualunque Paese europeo devono sapere che coprirsi il volto può essere considerato pericoloso o sconveniente o imbarazzante, in quanto non permette di identificare la persona o di avere un rapporto normale. Detto questo, possono portare tutti i veli che vogliono. Solo il laicismo fanatico della Francia impedisce di farlo nelle scuole pubbliche. Per il resto si sa che nella cultura islamica i capelli femminili hanno un’importanza considerevole, in quanto ritenuti oggetto di forte seduzione. E non sarà certo una legge a mutare le opinioni.

In ogni caso, per quanto riguarda i Cantoni, la maggioranza contraria al divieto di dissimulazione del volto (registrata in 6 su 26) include le città più significative: Zurigo, Ginevra e Basilea, e la capitale Berna. Segno che la gente, col tempo, ci fa l’abitudine, e siccome vede che gli islamici sono sempre molto suscettibili su determinate cose delle loro tradizioni, preferisce, per quieto vivere, lasciar correre. Senza però rendersi conto che anche questo atteggiamento è sbagliato. Quando si va a vivere in un Paese straniero, un minimo di uniformità deve esserci, altrimenti l’integrazione diventa impossibile. La società non è un insieme di gruppi separati, che si tollerano con fastidio, sospetto o indifferenza. Questo, indipendentemente da quel che dice la legge in merito alla copertura del corpo.

Anche solo il fatto che un gruppo nettamente dominante, presente in diverse e famose destinazioni turistiche della Svizzera, tolleri una piccola minoranza islamica le cui donne portano il niqab, fa pensare che lo si faccia solo per un interesse economico. Non è questo il modo migliore per affrontare il problema dell’integrazione, che è cosa culturale e valoriale.

In ogni caso l’esito del referendum obbliga a modificare la Costituzione federale. Si dovrà però specificare, come aveva precisato il partito populista di destra UDC, che ci si può coprire il viso quando vi sono “motivi inerenti alla salute, alla sicurezza, alle condizioni climatiche e alle usanze locali“. Si pensi all’attuale pandemia, che di colpo ci ha costretti a coprire il volto come se fossimo diventati dei Tuareg nel deserto.

Di EG

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