Sempre più importante il Venezuela per i russi

Che cosa hanno in comune Russia e Venezuela? Lo svuotamento delle istituzioni e la privatizzazione del potere dello Stato. Quando le persone che controllano l’esecutivo controllano anche le risorse economiche più lucrative, ogni forma di destabilizzazione (in patria o nei Paesi partner) diventa estremamente pericolosa. Che l’esecutivo sia in mano a poche persone o a un intero partito, non cambia la preoccupazione d’impedire ogni forma d’instabilità.

D’altra parte gli Stati Uniti non sono da meno. Il ruolo dei presidenti della nazione è del tutto marginale rispetto agli apparati economici, finanziari, militari e burocratici. La rivista “Limes” lo dice da tempo.

Quando USA, UE e alcuni Paesi sudamericani si scontrano con Russia e Cina su chi deve governare in Venezuela, la democrazia non c’entra niente. L’unica cosa che conta sono gli affari. E la Russia ne ha parecchi col governo di Maduro. Per non parlare della Cina, che dal 2007 ad oggi ha già prestato al Paese circa 70 miliardi di dollari, in parte rimborsati con forniture di petrolio (ne restano però 20).

Nel passato la Russia considerava il Venezuela come poco più di un mercato, ricco di petrolio, per le proprie armi. L’antiamericanismo di Chávez era un incentivo supplementare. Non dimentichiamo che il Paese è detentore di una delle più grandi riserve di petrolio al mondo.

Oggi la maggiore compagnia petrolifera russa statale, Rosneft, ha affermato di star cessando le attività in Venezuela e di vendere i suoi beni a una società che è posseduta al 100% dal governo russo. Perché fa questo? Perché siccome deve rispondere a investitori privati, teme di soccombere di fronte alle sanzioni americane contro il Venezuela. Il governo russo invece non se ne preoccuperà minimamente.

Lo stesso governo Maduro ha bisogno di un partner commerciale che non si spaventi di fronte all’arroganza dello Zio Sam. Dal 2006 la Russia ha prestato al Venezuela almeno 17 miliardi di dollari. Parte di questo debito è stato ristrutturato, ma il Venezuela deve ancora alla Russia 4-6 miliardi di dollari.

In pratica Putin sta sostenendo il Venezuela, tramite uno scambio petrolio/armi, in chiave antistatunitense, così come l’Ucraina e la Georgia sono state usate dagli USA e dalla UE nella sfera d’influenza della Russia.

Non solo, ma Mosca è anche in grado di rivendere il petrolio di Caracas a tutto il mondo, come se fosse un intermediario in piena regola. Buona parte di questo petrolio finisce persino nelle raffinerie degli Stati Uniti, nonostante le sanzioni contro la Russia.

Per accettare questo scambio i governi venezuelani non hanno puntato solo ai dollari e alle armi, ma anche alla presenza di varie centinaia di mercenari militari russi del gruppo Wagner, di cui il principale proprietario è Evgenij Prigožin, molto vicino a Putin. Maduro infatti sa bene che almeno 5.000 soldati statunitensi sono già in Colombia, al confine col Venezuela.

E naturalmente Chávez e Maduro han dovuto riconoscere i territori separatisti dell’Ossezia meridionale e dell’Abkhazia, che il Cremlino aveva contribuito a separare dalla Georgia, nonché l’annessione della Crimea, dove comunque già stazionava la flotta navale russa.

Tale approccio così spregiudicato alle relazioni bilaterali tra Stati, Mosca in Sudamerica lo sta sperimentando anche con Cuba e il Nicaragua, poiché ha bisogno di punti d’appoggio per far pressione sull’arroganza yankee, che sta tagliando tutte le fonti di finanziamento di Maduro, al punto che Mosca gli sta vendendo l’oro che il Venezuela ha depositato nella banca centrale russa per sicurezza, e inviando 6 aerei pieni di dollari in contanti (315 milioni) a Caracas.

La geopolitica non ha più nulla di ideologico: serve solo a tutelare interessi di potere. E in questo non è da escludere che Mosca cerchi un’alleanza con la Cina per gestire il Sudamerica contro gli USA.

Alexej Navalny, il principale esponente dell’opposizione in Russia, ha accusato il Cremlino d’aver sprecato più denaro in Venezuela di quanto ne spenda ogni anno per l’istruzione e la sanità dei cittadini russi.

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Di EG

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