Bolsonaro farebbe meglio a dimettersi

In Brasile siamo alla vigilia del crollo politico. Lo spaccone Bolsonaro, così tanto simile ad altri megalomani del potere, come Johnson, Trump, Netanyahu, Erdogan…, sembra essere alle corde.

Si sono già dimessi il ministro degli Esteri e della Difesa (suoi fedelissimi), ma anche i comandanti di Esercito, Marina e Aeronautica. Bolsonaro ha deciso di sostituire anche i ministri della Giustizia, della Casa civile, dell’Avvocatura generale dello Stato e alla Segreteria di governo. Il presidente della Camera agita lo spettro dell’impeachment.

Nel conflitto che vede il presidente opporsi ai governatori degli stati regionali, i militari si chiamano fuori, anzi, incredibile a dirsi, si schierano contro ogni deriva autoritaria.

Anche l’ex presidente Lula da Silva, nuovamente eleggibile dopo la cancellazione delle condanne penali, ha definito Bolsonaro “il responsabile del peggior genocidio della storia”.

Nel Paese la pandemia è fuori controllo e la variante brasiliana del virus si sta accanendo in particolar modo sulle fasce della popolazione più giovane, tra i 20 e 40 anni. In molti stati regionali gli ospedali rischiano il collasso e le terapie intensive sono a corto di posti.

Il presidente – dopo oltre un anno di negazionismo ad oltranza sul virus – ha cominciato a indossare la mascherina e a mostrarsi più attento alla situazione, ma continua a essere fortemente contrario a qualunque lockdown, perché non vuole danneggiare l’economia.

Solo che con 333.000 morti c’è poco da scherzare. Ormai a voltargli le spalle ci sono anche banchieri ed economisti, che non riescono più a capire perché si voglia contrapporre l’economia alla salute.

L’OMS ha definito il Brasile una “bomba a orologeria”, una minaccia per la salute globale, il focolaio mondiale della pandemia, in quanto “fabbrica di varianti” anche più aggressive del virus originario. Nell’ultima settimana il Paese ha registrato il 25% delle vittime mondiali, di cui buona parte ha meno di 60 anni. E il virus continua ad accelerare, al ritmo di almeno 50mila contagi al giorno. La mortalità dei ricoverati fra 18 e 45 anni è addirittura triplicata da febbraio. Colpa della variante amazzonica, più aggressiva e letale.

È vero che sono ormai più di 18 milioni le persone che hanno già ricevuto almeno la prima dose del vaccino e oltre 5 milioni quelle a cui è stata somministrata anche la seconda dose, ma il Paese ha 215 milioni di abitanti. Un vaccino “made in Brazil”, prodotto dall’Istituto Butantan, dovrà aspettare il mese di maggio come minimo.

Nel 2021 il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi al 14,6%, il più alto nella storia recente del Paese, mentre l’inflazione è in crescita costante e, con le attività chiuse, milioni di brasiliani sono ripiombati nella povertà. Per fortuna il PIL è crollato solo del 4%, grazie agli interventi massicci per sostenere l’economia. Ma nel 2022 ci sono le elezioni politiche e Bolsonaro difficilmente riuscirà a riconfermarsi.

Avatar

Di EG

Webmaster di diariofacebook.it, socialismo.info, quartaricerca.it, homolaicus.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *