Pro e contro del 5G

Che cos’è il 5G? Ce lo spiega un corposo articolo, soggetto a virulente polemiche, apparso a dicembre 2020 su www.altroconsumo.it di cui riportiamo solo qualche breve informazione, dando per scontato che sia attendibile.

È una tecnologia di rete mobile (la quinta generazione) destinata a soppiantare l’attuale 4G LTE. Verrà utilizzata dagli smartphone, ma anche da elettrodomestici, auto, semafori, lampioni, orologi… Permetterà molte più connessioni in contemporanea, con una velocità ipotetica fino a 10 volte più elevata rispetto al 4G, quindi con tempi di risposta molto rapidi (utilissimi, per es., quando si guida una macchina o quando ci si deve connettere al web).

Ma come funziona e quali sono i pro e i contro? Anzitutto bisogna dire che non si tratta di una semplice evoluzione del 4G, poiché ha un modo diverso di gestire le comunicazioni e la copertura, con frequenze, antenne e tecniche di trasmissione dei dati differenti rispetto al passato. Gran parte del lavoro verrà fatto dal sistema di antenne e non dall’hardware dello smartphone: quindi potrebbe esserci un risparmio energetico e una maggiore durata delle batterie dei device.

Ma cosa vuol dire più connessioni in contemporanea?

Facciamo alcuni esempi. Si pensa di testare la tecnologia 5G per la trasmissione di video ad altissima risoluzione fatti da droni che sorvoleranno aree sensibili o inaccessibili, colpite da calamità naturali. La trasmissione rapida delle informazioni ai comandi da remoto potranno facilitare il monitoraggio, l’intervento della protezione civile o delle forze dell’ordine o il primo soccorso in situazioni di particolare pericolo.

Dipenderà da chi utilizzerà questa tecnologia e dalle finalità che vorrà porsi, aggiungiamo noi. Infatti, lo sappiamo tutti che più si perfeziona la tecnoscienza e più è facile per i poteri costituiti controllare il dissenso sociale, identificando le persone, ma anche semplicemente per controllarle nei loro spostamenti tramite il riconoscimento facciale.

Le città saranno amministrate in maniera “globale”. Sensori IoT (Internet delle cose o degli oggetti) in determinati punti urbani comunicheranno in tempo reale a una centrale operativa i dati rilevati sul traffico, sull’occupazione dello spazio in occasione di grandi eventi, sulla mobilità, sulla congestione dei parcheggi, l’illuminazione notturna, la situazione dei rifiuti (tramite cestini connessi), consentendo di gestire da remoto e in modo rapido le situazioni critiche o migliorabili.

In medicina gli interventi operatori si potranno fare addirittura a distanza, usando dei robot (telechirurgia). Persino il personale dell’ambulanza potrà immediatamente interagire col chirurgo, in quanto sarà dotato di particolari occhiali che gli permetteranno di visualizzare in tempo reale la storia clinica del paziente e protocolli di soccorso complessi.

I campi di applicazione sono sconfinati. Si pensi alla fruizione intelligente dei musei, in cui le informazioni saranno ai massimi livelli. Ma si pensi soprattutto a cosa vorrà dire per un’azienda poter avere informazioni strategiche in tempo reale e a 360 gradi.

Queste cose le vediamo nei film di fantascienza, ma tra qualche tempo saranno pura realtà. L’hardware in remoto avrà un software così potente da rendere i nostri device dei semplici tentacoli di una piovra, benché il loro prezzo non sarà necessariamente inferiore a quelli attuali.

Ma perché molti parlano di effetti dannosi sulla salute? Sicuramente il 5G viaggerà su frequenze più elevate rispetto a 2G, 3G e 4G. Tuttavia la capacità di penetrazione di queste onde nei tessuti umani rimarrà limitata agli strati superficiali della pelle, mancando l’energia necessaria per causare un danno al Dna (cosa che invece possiedono le onde nello spettro dei raggi UV o dei raggi X).

Certo, molto dipenderà dai livelli di esposizione che si genereranno, visti i crescenti servizi e oggetti connessi, ma i livelli massimi per i campi elettromagnetici di dispositivi e antenne sono soggetti a limiti di legge, al momento molto cautelativi (in Italia 6 volt/metro per quanto riguarda i campi elettromagnetici generati dalle antenne tv, radio, ripetitori telefonici, ecc., mentre la media europea è 60 volt/metro). In ogni caso anche i cellulari di oggi sono dannosi alla salute, in quanto emettono e ricevono onde elettromagnetiche con una certa frequenza in Herz. La cautela nell’uso dei cellulari è sempre consigliata.

Inoltre le antenne del 5G non saranno degli enormi tralicci, ma dispositivi simili a delle scatole, di dimensioni ridotte, che verranno applicati su lampioni, palazzi o semafori. Questo perché le onde del 5G, viaggiando a frequenze molto elevate, hanno una minore capacità di diffondersi attraverso l’aria e superare ostacoli quali la vegetazione e gli edifici: di qui la necessità, per non perdere il segnale, d’installare più antenne.

Semmai sono i 3.000 satelliti attualmente operativi in orbita (di cui un migliaio lanciati negli USA solo nel 2020) a preoccupare. Coi loro gas di scarico e tutte le altre sostanze chimiche (ossido di alluminio, carbonio nero…), che si accumulano nella stratosfera, finiscono per impedire ai raggi del sole di trasformare l’ossigeno in ozono.

Una volta lanciati, i vecchi satelliti possono esplodere, riducendosi in frantumi che generano gas tossici e inquinamento da polveri sottili. L’anno scorso dei detriti in fiamme sono stati causa di incendi in Cile e un satellite Samsung ancora operativo si è schiantato su un allevamento di cavalli nel Michigan, mentre il suo pallone aerostatico è caduto sulla linea elettrica.

Oltre a tutto ciò vi sono i problemi politici che l’articolista non affronta. È ben noto infatti che compagnie cinesi come Huawei e ZTE sono tra i leader mondiali nella fornitura di tecnologie di rete di telecomunicazione. E l’ex segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper, aveva detto chiaramente che la dipendenza dai fornitori cinesi di 5G potrebbe rendere i sistemi critici dei Paesi NATO vulnerabili a interruzioni, manipolazioni e spionaggio. Potrebbe anche mettere a repentaglio l’intelligence e la capacità di condivisione della comunicazione e, per estensione, potrebbe compromettere l’alleanza atlantica (si noti la velata minaccia alla UE). Quindi delle due l’una: O Huawei o la NATO.

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Di EG

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