Prepariamoci a uno scontro epocale tra colossi informatici

In campo informatico sta avvenendo qualcosa che potrà portare a tensioni bellicistiche tra gli Stati.

La Nvidia – grande azienda statunitense che si occupa della progettazione di processori e schede grafiche per computer – ha appena deciso di comprare per 40 miliardi di dollari la Arm Holdings, azienda inglese acquistata dalla Softbank giapponese nel 2016, da cui dipende il 90-95% dei microchip montati sugli smartphone, sui tablet e sui televisori di nuova generazione di tutto il mondo, oltre che il 95% dei chip progettati in Cina. L’operazione dovrebbe essere completata (giuridicamente) nel marzo 2022.

Per Nvidia sarebbe un enorme passo avanti nel mondo automotive, nella robotica e nel gaming con una piattaforma più performante di quella in loro possesso.

Infatti Arm è specializzata non nella produzione diretta, ma nel design, cioè nell’architettura di processori estremamente compatti, a basso consumo energetico, di durata superiore, che non a caso, attraverso vendita diretta o per tramite di licenze concesse a terzi, sono utilizzati negli smartphone di gran parte del mondo e nell’internet delle cose (sensori IOT).

Tutti gli iPhone e gli iPad utilizzano processori progettati da Apple con architettura Arm; la maggior parte dei telefoni Android ha processori Arm progettati dall’americana Qualcomm, e anche Samsung e Huawei progettano i loro processori sulla base della stessa architettura. Hanno processori Arm anche i televisori smart e la maggioranza degli aggeggi connessi, come smartwatch e accessori per la domotica.

Negli ultimi anni, con la diffusione degli smartphone e degli altri apparecchi smart, la rilevanza di Arm è cresciuta notevolmente, seppur limitatamente al settore “mobile”. Infatti è soprattutto Intel che produce processori con architettura x86 e che domina il mondo dei computer, sia fissi che portatili.

Il sistema operativo Windows è ottimizzato per processori x86, e fino a poco tempo fa chi provava a costruire un computer con un processore Arm aveva seri problemi, perché la maggior parte dei programmi funzionava male o per niente.

Le cose sono cambiate lo scorso giugno, dopo che Apple ha annunciato che nei prossimi due anni smetterà di utilizzare sui suoi computer processori prodotti da Intel per passare a processori progettati internamente con architettura Arm, e riscriverà il suo sistema operativo macOS. Il primo nuovo computer dovrebbe uscire entro la fine di quest’anno.

Dopo la scelta di Apple, altri produttori di computer hanno cominciato a migrare verso Arm. Sia Microsoft che Samsung han già messo sul mercato computer portatili con processori Arm. Intel dovrà reagire, altrimenti perderà quote di mercato.

Ma il problema è un altro. Col suo modello di business, Arm è sempre stata considerata un’azienda neutrale, che dava in licenza la sua proprietà intellettuale a tutti senza fare distinzioni. La nipponica SoftBank non aveva interessi nel mercato dei microchip. L’unico interesse era quello di poter avere dalle case produttrici di microchip un feedback sull’efficacia della sua architettura, per poterla migliorare vendendola a prezzi superiori. E faceva affari anche con Huawei.

Ma Nvidia, il nuovo proprietario, è già un produttore di processori e c’è il rischio che sfrutti Arm per dare un vantaggio monopolistico alle proprie attività. Se Arm farà parte di un’azienda americana come Nvidia, il governo USA potrebbe vietare a quest’ultima di fare affari con Huawei, per la questione del temuto 5G.

Sul “Global Times” (tabloid inglese di proprietà del governo cinese) è uscito un articolo in cui si legge che con l’unione tra Nvidia e Arm “l’industria cinese dei semiconduttori rischierebbe d’essere controllata dagli Stati Uniti”. L’articolo chiede alle autorità Antitrust di bloccare l’acquisizione.

Ma c’è di più e di peggio. Aziende famose come Apple, Arm, Nvidia e Qualcomm, spesso indicate come produttrici di microchip, in realtà si limitano a progettarli, e poi delegano la produzione effettiva ad aziende come la taiwanese TSMC, che da sola detiene il 56% di tutte le entrate mondiali generate dalla produzione di microchip di ultima generazione.

Infatti costruire un microchip è un’operazione molto complessa e dispendiosa, che richiede l’utilizzo di strutture di precisione ad alta tecnologia, e sono poche le aziende disposte a fare investimenti ingenti in questo settore.

Cosa farà la Cina nei confronti di Taiwan, ora che Huawei rischia d’essere subissata dalla concorrenza della nuova società Nvidia-Arm?

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Di EG

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