L’idea russa di controllare il web

Da circa un mese il governo russo sta rallentando l’utilizzo di Twitter nel Paese come misura di ritorsione dopo che il social network non aveva acconsentito alla cancellazione di alcuni tweet ritenuti pericolosi dalle autorità. È Roskomnadzor l’organo di stato che si occupa delle comunicazioni online e, a quanto pare, della censura di internet.

Che sta succedendo in Russia? Possibile che abbiano così tanta paura delle critiche della società allo Stato? Lo stalinismo non è mai finito?

Loro dicono d’aver chiesto la rimozione di 3.168 tweet risalenti al 2017 che “incoraggiano il suicidio dei minorenni e contengono pedopornografia e informazioni sull’uso di droghe”. Twitter ne aveva cancellati solo 1.900.

Ma il “Financial Times” dice che l’obiettivo del governo è di creare un “internet sovrano”, più protetto, controllato e censurabile rispetto a quello occidentale. Un po’ come avviene in Cina, che blocca Facebook, YouTube, Google (Google Maps e Play), Yahoo, WhatsApp, Messenger, Telegram, Tik-Tok, Snapchat ecc., a meno che uno non utilizzi una VPN (ma anche queste vengono colpite dal great firewall statale). Persino WordPress.com è vietato! Nel campo della censura del web i cinesi sono fenomenali, proprio perché il governo cominciò a lavorarci sin dagli inizi del 2000 con un enorme investimento di uomini e mezzi.

Twitter, con 700 mila utenti attivi, è un social network piuttosto piccolo in Russia, e il rallentamento è stato visto come una prova generale prima di cominciare a colpire i social network più grandi, come Facebook e YouTube. È la prima volta che le autorità russe usano questa forma di pressione.

A dir il vero esiste un precedente, quello di Telegram, il servizio di messaggistica fondato dal russo Pavel Durov. Nel 2018 Roskomnadzor ne ordinò il blocco dopo che Durov si era rifiutato di dare ai servizi di sicurezza russi l’accesso alle chat di gruppo degli utenti. Il tentativo di bloccarlo non funzionò: Telegram continuò a essere attivo come prima.

In Russia tutti i social network occidentali sono accessibili (tranne LinkedIn), affiancati da alternative locali piuttosto popolari, come il motore di ricerca Yandex. Soltanto a partire dal 2011-12, dopo che il ritorno di Vladimir Putin alla presidenza aveva provocato grandi proteste in tutto il Paese, il governo cominciò a preoccuparsi di controllare il web.

Tuttavia, mentre il firewall cinese può disporre di due milioni di persone per controllare i contenuti, Roskomnadzor invece ha appena 3.000 dipendenti. E da tempo i russi sono abituati ad apprezzare i servizi telematici occidentali.

Senonché nel 2019 il governo russo ha approvato una nuova legge con l’obiettivo di controllare il web, fino al punto in cui sia possibile separare la rete internet russa da quella del resto del mondo. La legge impone a tutti gli operatori di rete d’installare degli apparecchi chiamati middlebox per filtrare tutti i contenuti della rete, usando software specializzati. È un sistema molto complesso e molto costoso: il “Financial Times” parla di 2 miliardi di dollari all’anno. E sarà difficile farlo funzionare in un Paese così vasto.

Nel frattempo Roskomnadzor ha presentato una proposta di legge per obbligare tutti gli utenti dei social network e delle app di messaggistica a consegnare alle autorità copia dei loro documenti d’identità.

Purtroppo questa idea di “internet sovrano” sta solleticando la curiosità di altri Paesi, come India, Brasile, Iran e Sudafrica. Il villaggio globale rischia di trasformarsi nel cortile di casa propria, ben protetto con steccati molto alti.

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Di EG

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