L’identità dei Paesi Asean

L’epicentro dello scontro geopolitico globale tra Stati Uniti e Cina è oggi il sud-est asiatico: un’area del mondo multipolare che difficilmente può essere inquadrata sotto l’influenza di un singolo potere esterno. Neanche la Cina può considerarsi egemone in quei territori, anche se vorrebbe esserlo. Per es. nel 2015 Xi Jinping aveva promesso a Obama che la Cina non avrebbe militarizzato il Mar Cinese Meridionale, ma un anno più tardi schierò la sua flotta per intimidire gli Stati dell’Asean. Gli USA non fecero nulla per impedirglielo.

Nessuno Stato dell’Asean (Filippine, Indonesia, Malaysia, Singapore, Thailandia, Brunei, Vietnam, Myanmar, Laos, Cambogia, più Papua Nuova Guinea e Timor Est come osservatori) regola le sue relazioni con la Cina esclusivamente sulla base del commercio e degli investimenti. Il nazionalismo rimane una potente leva in politica estera. Anche perché questi Stati han dovuto lottare parecchio per liberarsi del colonialismo euro-americano.

Con l’eccezione della Cambogia (del tutto filocinese) e dell’attuale giunta militare golpista in Myanmar, si può affermare che al momento nessun Paese dell’Asean vede la necessità di allineare i propri interessi a una singola grande potenza, sia essa la Cina, l’India, la UE o gli Stati Uniti.

Resta però il fatto che i regimi filocinesi dell’Asean sono anche quelli più autoritari e meno preoccupati di subire sanzioni da parte dell’occidente. Sanno che la Cina è in grado di soddisfare tutte le loro esigenze.

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Di EG

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