Le minacce di un golpe in Francia

Il 21 aprile una ventina di generali francesi in pensione ha scritto una lettera, pubblicata sul settimanale di estrema destra “Valeurs Actuelles”, indirizzata al governo e a tutta la classe politica sulla difesa della patria “dall’islamismo e dalle orde delle banlieu”. L’appello è stato condiviso da un migliaio di militari in servizio, tra cui varie centinaia di alti ufficiali.

Scongiurano la “disintegrazione” della nazione e chiedono “il ripristino dell’onore dei governanti”. Sottolineano l’importanza del vessillo nazionale. Sostengono che “con un certo antirazzismo si crea disagio e pure odio tra le comunità”. Anche con le “teorie decoloniali” si “disprezza la Francia, le sue tradizioni, la sua cultura, il suo passato e la sua storia”.

In particolare “le orde delle banlieu” (sic!) sono diventate “territori soggetti a dogmi contrari alla Costituzione, quando invece non può e non deve esistere alcuna città o quartiere in cui non si applicano le leggi della Repubblica”. È intollerabile vedere un insegnante (Samuel Paty) decapitato da un estremista islamico, dopo aver tenuto una lezione sulle caricature di Maometto.

Alla fine di questo rivoltante razzismo la minaccia che pongono è chiara: se non s’interviene subito col pugno di ferro, il Paese rischia “la guerra civile”, con cui “si metterà comunque fine a questo caos crescente”, anche se inevitabilmente “le morti, di cui sarete responsabili, saranno migliaia”.

Insomma la minaccia di un colpo di stato militare per salvare la patria non è neppure tanto velata.

Il ministro della Difesa francese, Florence Parly, ha accusato di insubordinazione i firmatari, annunciando “sanzioni” nei loro confronti. Al contrario Marine Le Pen, leader del Rassemblement national e candidata alle elezioni presidenziali del prossimo anno, condivide le preoccupazioni dei generali, in particolare sull’islamismo crescente e sulla “bomba” che rischia di esplodere nelle banlieu.

La cosa è piuttosto preoccupante, anche perché è già stata scoperta una filiera neonazista nelle truppe di terra, grazie a un’inchiesta di “Mediapart”. È inoltre risaputo che l’esercito rimane una delle istituzioni più amate dai francesi.

Peraltro il testo è stato pubblicato esattamente a 60 anni dal cosiddetto “putsch dei generali”, un tentativo fallito di colpo di stato contro il generale De Gaulle, accusato di tradimento per la sua politica favorevole all’indipendenza dell’Algeria.

Siamo alle solite. Una destra che considera il colonialismo uno strumento di civilizzazione occidentale in tutto il mondo, soprattutto in Africa, e che poi non sopporta che da questo continente emigrino milioni di persone colonizzate, di lingua francese, intenzionate a trovare nel territorio della madrepatria un riscatto sociale e un’emancipazione economica, naturalmente (perché no?) conservando la propria cultura (inclusa la religione). Con chi se la prende questa destra che non vuole ammettere l’evidenza? Che vede solo gli effetti e non le cause di quanto prodotto dalla Francia razzista e colonialista nei secoli passati e che continua a produrre nelle ex colonie africane? Perché non se la prende con se stessa quando non riesce ad assimilare gli islamici africani, preferendo vederli ghettizzati? Perché poi si lamenta quando questi immigrati non riescono a integrarsi in una società che giudicano troppo diversa dai loro valori?

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Di EG

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