I competitori nel Mediterraneo orientale

Nel 2014 Atene e Il Cairo hanno firmato un memorandum di cooperazione sulla reciproca difesa, volto a rafforzare i loro legami militari e fornire addestramento ed esercitazioni militari congiunti.

Nel 2020 la Grecia ha ratificato un accordo con l’Egitto sulla condivisione delle aree marittime, in risposta all’accordo turco-libico firmato a fine 2019 che consente alla Turchia di accedere a una vasta area marittima nel Mediterraneo orientale.

Sempre nel 2020 sono avvenuti altri due importanti eventi.

1) Il Cairo e Atene hanno firmato un trattato ufficiale che rende il Forum del gas del Mediterraneo orientale un’organizzazione internazionale con sede nella capitale egiziana. Oltre all’Egitto e alla Grecia, il Forum conta altri cinque membri fondatori: Italia, Cipro, Giordania, Israele e Palestina. L’obiettivo è quello di creare un mercato regionale del gas che serva gli interessi dei Paesi membri.

2) Lo sceicco Mohammed Bin Zayed, principe ereditario di Abu Dhabi e vice comandante supremo delle forze armate degli Emirati Arabi Uniti, ha ricevuto il premier greco Kyriákos Mitsotákis per discutere le relazioni tra gli Emirati e la Grecia e i mezzi per rafforzare i legami reciproci a tutti i livelli: investimenti, commercio, politica, cultura e soprattutto difesa, per contenere l’espansionismo turco nel Mediterraneo orientale e nel Medio Oriente.

In tutto ciò Israele ha un ruolo centrale. Le sue prime scoperte di gas offshore sono iniziate nel gennaio 2009 col giacimento Tamar (260 miliardi di metri cubi). Da allora gli annunci si sono moltiplicati: Dalit, Leviathan (650 miliardi), Dolphine (2,3 miliardi), Sara e Mira (180 miliardi), Tanin (31 miliardi), Karish (51 miliardi), Royee (91 miliardi) o ancora Shimshon (15 miliardi). Oggi le riserve totali di Israele, provate o potenziali, sono stimate in circa 1,5 trilioni di metri cubi di gas naturale.

Nel 2019, guidata da un consorzio israelo-americano, è iniziata la produzione del mega-deposito Leviathan dopo anni di lavoro e miliardi d’investimenti. Questo progetto dovrebbe permettere a Israele di ottenere l’indipendenza energetica e persino di esportare gas naturale verso i suoi vicini. Può anche diventare in futuro il principale Paese esportatore di gas verso il Medio Oriente e l’Europa, proprio grazie al progetto del gasdotto del Mediterraneo orientale attraverso Cipro e la Grecia.

L’Egitto di al-Sisi ha la stessa preoccupazione: diventare una potenza strategica nel Mediterraneo orientale. Impossibile che l’Egitto non resti un partner fondamentale per l’Italia. Il caso Regeni è destinato a chiudersi definitivamente.

Di EG

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