La censura in Cina

Su “Huffpost” del 6 maggio da leggere un articolo (qui sintetizzato) dedicato alla censura cinese sulle proteste di Hong Kong.

La Radiotelevisione pubblica (RTHK) sta sistematicamente cancellando dai suoi archivi ogni traccia audio e video del recente passato politicamente “scomodo” della città, su precise direttive di Pechino nell’ambito della recente legge della “Sicurezza Nazionale”, che ha imposto la censura del Partito comunista sulla metropoli asiatica.

Documentari, servizi dei telegiornali, interviste che riguardano le proteste oceaniche del 2019, ma anche la memoria audiovisiva della cosiddetta “Rivolta degli Ombrelli” del 2014, quando il centro di Hong Kong fu occupato per settimane da manifestanti filodemocratici: tutto sta rapidamente scomparendo come nel romanzo orwelliano 1984 in cui vigeva il detto “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”. Questa censura così invasiva è senza precedenti nella città.

Già nel marzo dell’anno scorso la Hong Kong Baptist University aveva improvvisamente cancellato una mostra fotografica che avrebbe presentato immagini delle proteste anti-Pechino del 2019, mentre il sistema scolastico dell’ex-colonia è stato ormai radicalmente modificato, attraverso una vasta campagna finalizzata all’indottrinamento delle future generazioni di cittadini, usando la storia come strumento per inculcare nell’animo degli studenti più giovani i semi dell’obbedienza e del patriottismo cinese. Nelle università sono state ridotte della metà le ore per l’insegnamento “liberale”, uno dei lasciti della cultura anglosassone, perché considerato pericoloso per la diffusione dei valori democratici.

Una vasta operazione di censura ha trovato la sua realizzazione più ambiziosa anche attraverso il recente varo di “Hong Kong Chronicles”, diviso in 66 volumi dal valore di 100 milioni di dollari, che fornisce una rilettura complessiva e ufficiale della storia di Hong Kong degli ultimi 7mila anni.

La censura sistematica degli avvenimenti del passato che potrebbero offuscare la gloria del Partito comunista al potere da oltre 70 anni, la si nota anche quando si fa una ricerca sul web con le parole “Piazza Tienanmen”: vengono fuori soltanto informazioni turistiche su cosa visitare nei dintorni, nessun cenno ai movimenti degli studenti e al massacro del 1989. Anche altri eventi drammatici del passato sono censurati: dalla tremenda carestia che costò milioni di morti a causa del “Grande Balzo in avanti” voluto da Mao, alle atrocità causate dalla Rivoluzione Culturale e le sue persecuzioni. Ormai diverse generazioni in Cina sono cresciute senza poter conoscere nulla su questi aspetti della loro storia comune.

A Hong Kong il documentarista Bay Choy, sfidando la repressione cinese, ha cominciato a salvare copie dei filmati e delle interviste delle proteste di piazza. Sul suo profilo Twitter ha parlato di lotta “della memoria contro l’oblio”.

Di EG

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