La politica nella Palestina islamica

Hamas è l’acronimo del Movimento di Resistenza Islamica, che si ispira ai Fratelli Musulmani. La sua fondazione risale al 1987, con la prima Intifada. In quanto organizzazione religiosa islamica di carattere paramilitare e politico, viene considerata un gruppo terroristico da Israele e dai Paesi occidentali.

In realtà la sua origine risale agli anni ’70, quando lo sceicco Ahmed Yassin fondò la sezione palestinese dei Fratelli Musulmani, nati negli anni ’20 in Egitto. Il suo obiettivo è sempre stato quello di riconquistare i territori occupati da Israele nella guerra dei Sei giorni del 1967, utilizzando la lotta armata, e di costituire uno Stato islamico in tutta la Palestina storica, quella delimitata dai confini antecedenti al 1948. Nel programma di Hamas figura anche l’obiettivo di distruggere Israele.

Sono due fondamentalismi religiosi che si fronteggiano. Parteggiare per l’uno o per l’altro non ha senso da un punto di vista laico. Storicamente tuttavia è indubbio che Israele rappresenta l’aggressore e la Palestina islamica la vittima. Se ci pensiamo Israele è la prosecuzione dell’imperialismo occidentale (anglo-francese prima, statunitense poi) in Medioriente, che ha iniziato a manifestarsi sin dalla fine della prima guerra mondiale, quando si sfasciò l’impero turco e si scoprì l’importanza del petrolio.

La prima Intifada fu guidata dall’Olp, l’organizzazione politica per la liberazione della Palestina, il cui leader era Yasser Arafat. Durò oltre 5 anni. Alla fine i negoziati di Oslo definirono il ritiro degli israeliani da Gaza e dalla Cisgiordania e il riconoscimento dell’Olp come interlocutore del governo israeliano. L’Olp dovette naturalmente riconoscere il diritto a esistere di Israele e rinunciare all’Intifada. Nacque così l’Anp (Autorità nazionale palestinese), presieduta da Arafat.

Non rinunciò però alla lotta armata Hamas che, con l’ala militare delle Brigate Ezzedin al-Qassam, negli ultimi tre decenni, attaccò ripetutamente Israele.

Nel settembre 2000 iniziò la seconda Intifada: quasi la metà di tutti gli attacchi compiuti contro Israele vedono come autori i miliziani di Hamas e delle brigate al-Qassam.

Nel 2004 muore Arafat e viene ucciso dagli israeliani lo sceicco Yassin. Il successore di Arafat, Abu Mazen, è critico della rivolta armata: ne condivide i fini politici (la fine dell’occupazione israeliana), ma ritiene che il prezzo pagato sia eccessivo.

Tuttavia nel 2005 Ariel Sharon, premier israeliano, si arrende alla rivolta palestinese e ordina il ritiro da Gaza di 8.000 coloni.

Nel 2006 Hamas vince le elezioni politiche nei Territori palestinesi e Ismail Haniyeh, attuale leader di Hamas, viene nominato primo ministro dall’Anp.

Fatah, partito più moderato che controlla invece la Cisgiordania, cerca di mettere il bastone fra le ruote al nuovo governo e nel 2007 scoppia la guerra civile di Gaza, coi membri di Fatah che vengono espulsi dalla Striscia insieme al loro leader Abu Mazen. Quindi i due movimenti si dividono i due territori della Palestina.

Da allora Hamas ha continuamente rafforzato il proprio potere nella Striscia e nel 2012 ha ottenuto un successo prestigioso imponendo a Israele uno scambio di prigionieri: mille detenuti palestinesi in cambio del caporale israeliano Ghilad Shalit.

In seguito alla Primavera araba l’isolamento internazionale di Hamas è andato però crescendo (particolarmente grave la rottura con l’Egitto di al-Sisi). Da qui la decisione, nel 2014, di sostenere insieme con Fatah un governo di riconciliazione nazionale.

Nello stesso anno però Israele scatena contro Hamas l’operazione “Margine di Protezione”, poiché non sopporta il lancio dei missili. Fu un disastro per Gaza: oltre 2.000 morti di cui oltre 500 i bambini. Tra gli israeliani solo 66 soldati e 5 civili,

All’interno di Hamas vi sono diverse anime politiche: una più moderata, vicina al Qatar; l’altra più radicale, vicina all’Iran. Hamas comunque non controlla completamente la Striscia. Infatti vi sono altri gruppi di miliziani armati, a volte alleati e a volte ostili ad Hamas. Il Jihad Islamico è il più grande di questi gruppi e pare che abbia circa 10.000 affiliati.

Le armi a Gaza giungono da Iran, Siria ed Egitto e dalla produzione locale. Qualcosa anche dalla Russia.

Israele ottiene armi soprattutto dagli USA, ma anche dall’Italia, primo fornitore UE, poi da Germania, Francia e Regno Unito. Non sono mai stati fatti embarghi internazionali sulle armi che giungono ai due Paesi.

Di EG

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