La carità pelosa dei tedeschi

La Germania riconosce le atrocità commesse, in quanto Paese colonialista, razzista e xenofobo, tra il 1904 e il 1908, contro le popolazioni tribali degli Herero (circa 65.000 uccisi su 85.000) e dei Nama (circa 10.000 uccisi su 20.000) in quella che è oggi la Namibia. Fu il primo genocidio del XX sec.

Il governo ha promesso come risarcimento oltre un miliardo di euro per lo sviluppo. Meglio tardi che mai, e soprattutto: piuttosto che niente (come indennizzo) è meglio piuttosto!

Come abbiano calcolato esattamente 1,1 miliardi di euro, bisogna chiederlo alla precisione maniacale dei tedeschi. Che cosa loro intendano per “ricostruzione e sviluppo” si può facilmente immaginare. Intanto si sa con sicurezza che il fondo verrà erogato in 30 anni, e dovrà essere investito in sviluppo dell’agricoltura e progetti di formazione, nonché per altre destinazioni che le stesse comunità colpite saranno libere di scegliere. Insomma un po’ di vincoli “coloniali” non guastano mai.

Speriamo solo che a queste popolazioni primitive i soldi non facciano più male delle cannonate di un secolo fa, anche se bisogna dire che con l’arrivo dei coloni, le comunità indigene, perlopiù composte da allevatori e pastori, persero tutto. I sopravvissuti furono costretti a svendere le loro terre e a lavorare per i tedeschi come braccianti e operai.

Povera Namibia! È una delle nazioni più giovani del continente africano, avendo ottenuto solo nel 1990 l’indipendenza dal Sudafrica, che l’amministrava in toto. Dal 1884 al 1919 fu colonia dell’Impero tedesco. Poi fece parte dell’Impero britannico all’interno dell’Unione sudafricana fino al 1961. Infine diventò, sino all’indipendenza, una provincia della stessa Repubblica Sudafricana.

Di sicuro agli inglesi non è mai venuto in mente di chiederle scusa, né d’altronde l’hanno mai fatto con nessuno. Loro non son figli dei sensi di colpa di Lutero, ma dell’arroganza di Enrico VIII, che pur di avere un erede maschio fece uccidere svariate mogli e il suo consigliere più capace, fidato e lungimirante, Tommaso Moro.

Ci sono comunque voluti ben 6 anni di negoziati tra i due governi, anche perché han preteso con insistenza di parteciparvi le suddette comunità etniche, che in un primo momento avevano pensato a una campagna pubblicitaria del governo tedesco. Anche perché, diversamente da quanto richiesto dalle comunità interessate, la Germania ha deciso di offrire un pacchetto finanziario piuttosto che concedere un risarcimento del danno in senso “giuridico”, rendendo conto dei crimini commessi dai funzionari coloniali tedeschi dell’epoca. In effetti, i tedeschi non intendono aprire, almeno per ora, alcuna “legale” richiesta di risarcimento.

Questo perché sanno bene che le odierne comunità della Namibia vorrebbero che la Germania restituisse all’ex colonia le decine di migliaia di resti rubati di parti del corpo appartenenti ai loro antenati, ora conservate nei musei e nelle biblioteche tedesche. Reclamano anche tutte le opere d’arte saccheggiate.

Insomma, una carità un po’ pelosa…

Di EG

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