Scuse parziali della Francia al Ruanda

La Francia ha riconosciuto parte delle proprie responsabilità sul genocidio del 1994 in Ruanda (in quanto si era sbilanciata in favore del governo hutu, responsabile della morte di 800mila tutsi), anche se Macron ha voluto precisare che il suo Paese “non si è reso complice” della strage.
Una dichiarazione ambigua. Che è servita soltanto per annunciare il ritorno nella capitale ruandese di un ambasciatore di Parigi, dopo 25 anni di tensioni tra i due Paesi. E che è servita per non risarcire i parenti delle vittime.
Il Ruanda aveva rotto le relazioni diplomatiche con la Francia nel 2006, dopo che il giudice francese Jean-Louis Bruguière, in seguito alla denuncia presentata dalla famiglia del personale francese che pilotava l’aereo, aveva spiccato un mandato d’arresto contro 9 consiglieri dell’attuale presidente ruandese Kagame, accusati d’essere coinvolti nell’abbattimento dell’aereo, causato da due missili terra-aria, su cui, il 6 aprile del 1994, viaggiava il presidente del Ruanda, Juvénal Habyarimana e il presidente del Burundi Cyprien Ntaryamira, l’evento che diede inizio al genocidio. Le relazioni diplomatiche erano state ripristinate tre anni dopo. Ma dal 2015 Parigi non aveva più un ambasciatore.
Macron s’è deciso a questa dichiarazione dopo aver ricevuto il rapporto della commissione indipendente guidata dallo storico Vincent Duclert, in cui si conclude che pur avendo avuto la Francia “una responsabilità grave e travolgente” nel genocidio, in quanto non ha agito per fermare le uccisioni, non risulta esserne stata complice. Una seconda ricerca commissionata dal Ruanda e pubblicata dallo studio legale americano Levy Firestone Muse ha invece parlato della Francia come di “collaboratore indispensabile” del regime degli hutu, anche se ha escluso la complicità nel genocidio.
A dir il vero la Francia sostenne concretamente il governo a guida hutu di Juvénal Habyarimana contro il Fronte Patriottico Ruandese dominato dai tutsi, che dal 1990 era impegnato in un conflitto volto a ripristinare i diritti dei tutsi ruandesi sia in Ruanda, sia esiliati nei Paesi vicini, in seguito a più di 40 anni di violenza anti-tutsi.
La Francia fornì armi e addestramento militare alle milizie giovanili di Habyarimana (gli Interahamwe e Impuzamugambi), che di fatto servirono per compiere il genocidio, durato 100 giorni. Alla fine del quale le truppe francesi furono dispiegate per istituire la Zona Turchese, che consentì a molti massacratori hutu di riparare in Zaire prima della vittoriosa avanzata delle forze del suddetto Fronte.
Se il ruolo della Francia fosse stato non decisivo, il Ruanda del governo di Paul Kagame non avrebbe rotto le relazioni diplomatiche, soppresso tutte le istituzioni francesi al proprio interno, sostituito il francese con l’inglese e chiesto di aderire al Commonwealth di area britannica, divenendone uno dei pochi membri che in passato non erano stati colonie del Regno Unito.
Nell’analisi della giornalista britannica Linda Melvern, che esaminò i documenti dell’archivio parigino dell’ex presidente François Mitterrand, appare chiaro che la Francia considerava il ruolo del suddetto Fronte come una specie di aggressione ordita da parte di un vicino anglofono (l’Uganda) ai danni di un Paese francofono (il Ruanda appunto).
Di qui la decisione di evitare a tutti i costi una vittoria militare del Fronte. Ecco perché Mitterrand mise in atto, col consenso di alti esponenti politici (il segretario generale Hubert Védrine, il primo ministro Edouard Balladur, il ministro degli esteri Alain Juppé e il suo braccio destro Dominique de Villepin), una rete occulta di ufficiali delle forze armate, politici, diplomatici, uomini d’affari, e agenti segreti di alto rango.
Il traffico illegale delle armi passava appunto attraverso l’ambasciata ruandese a Parigi, e quando il genocidio finì, negli uffici dell’ambasciata i documenti più compromettenti furono distrutti dal colonnello Sebastien Ntahobari, addetto militare ruandese in Francia. Anche nell’ambasciata francese di Kigali tutti i documenti furono distrutti.
La Francia ha sempre avuto in Ruanda una presenza di militari aggregati alle unità più importanti di esercito e gendarmeria in veste di consiglieri o assistenti tecnici. Ed è indubbio che aiutò gli autori del genocidio a sottrarsi dal Fronte, facendoli riparare nel vicino Zaire.

Di EG

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