Per i kurdi non è mai finita

Nel nord della Siria almeno 300.000 membri dell’etnia curda sono stati sfollati dal regime di occupazione turco, imposto, in completa violazione del diritto internazionale, dal gennaio 2018 ad oggi. La popolazione di Afrin una volta era al 96% curda: oggi è scesa al 25%. Obiettivo della Turchia è di rendere Afrin libera dai curdi, che sono per lo più musulmani sunniti moderati. Un tempo ad Afrin vivevano anche 20-30.000 fedeli yazidi: oggi solo poche migliaia. I cristiani curdi, che fino al gennaio 2018 ad Afrin erano circa 1.200, sono letteralmente scomparsi.

Tra la popolazione civile curda vi sono state anche migliaia di persone uccise o ferite, rapite, torturate, stuprate… Solo nel 2020, 50 siti storici sono stati danneggiati e 250 case sono state confiscate dalle milizie islamiste. In tre anni nella regione di Afrin sono stati distrutti più di 314mila alberi di ulivo. La produzione di olive e di olio d’oliva è uno dei principali settori economici della regione.

I santuari di Yezidi e Alevi e i cimiteri musulmani curdi vengono distrutti o saccheggiati. Alle località vengono cambiati i nomi in turco o in arabo. L’ex Piazza della Libertà di Afrin si chiama ora Piazza Ataturk. La piazza col nome curdo Kawa è stata ribattezzata Ramo d’Ulivo in onore dell’offensiva turca. La lingua turca viene imposta alla popolazione. Le bandiere turche sono esposte sulle uniformi scolastiche e i cittadini siriani sono costretti a portare la carta d’identità turca.

La presidenza per gli affari religiosi in Turchia, Diyanet, sta facendo costruire sempre più moschee nei villaggi Yezidi. Cioè lo Stato turco sta cercando di promuovere l’islamizzazione di una regione un tempo multireligiosa, cercando altresì di diffondere un’interpretazione particolarmente radicale dell’islam sunnita.

Insomma per i curdi non è mai finita e i turchi fanno quello che vogliono in un territorio che non è il loro, nella più assoluta indifferenza della comunità internazionale. Ma lo sanno i tedeschi che questa autorità turca (Diyanet), attraverso la sua succursale tedesca DITIB, vuole ottenere un’influenza ufficiale sull’educazione religiosa islamica anche in Germania?

Di EG

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