I matrimoni combinati nel mondo

Nel caso di Saman Abbas cosa ci scandalizza di più? Ci indigna sicuramente la pratica del matrimonio combinato, ma soprattutto il fatto che i genitori e alcuni parenti della ragazza non abbiano avuto scrupoli a eliminarla.

In Pakistan (terzo Paese al mondo per insicurezza, violenza e mancanza di diritti per le donne) i matrimoni spesso sono combinati, soprattutto nelle campagne, dove decidono al 100% i rispettivi genitori. Matrimonio è sinonimo di Patrimonio: chi si oppone al primo, minaccia o non garantisce il secondo. Quindi diventa un soggetto inutile o addirittura pericoloso.

Nel 2014 ci fu un caso ancora più grave di questo, sempre in Pakistan. Un ragazzo di 27 anni e la sua innamorata di 23 si erano sposati contro la volontà della famiglia di lei, che non aveva accettato il matrimonio con uno che faceva parte di una comunità tribale inferiore. Si sposarono lo stesso, trovando rifugio dai genitori di lui, ma il padre e il nonno della ragazza, con la complicità di altre persone, prelevarono la coppia dalla propria casa e li decapitarono.

Tuttavia la situazione mondiale, stando all’Unicef, è terribile: oggi vivono 650 milioni di donne e ragazze che sono state date in sposa da bambine o comunque sotto i 18 anni. Circa la metà di questi matrimoni sono avvenuti in Bangladesh, Brasile, Etiopia, India e Nigeria (poi vi sono Ciad, Niger, Guinea, Repubblica Centrafricana, Pakistan, Marocco, Tunisia…). Ogni anno si aggiungono circa 10-12 milioni di ragazze che si sposano prima dei 18 anni, di cui 4 milioni prima dei 15 anni. Nel 2050 circa 1,2 miliardi di ragazze si saranno sposate prima dei 18 anni.

Che i matrimoni siano forzati o combinati tra le rispettive famiglie, cambia poco. E non è che in Europa ignoriamo il fenomeno: in Bulgaria il 9% dei matrimoni combinati coinvolge bambine e ragazze sotto i 18 anni; in Portogallo ed Estonia il 5%; in Grecia il 4%; in Romania il 3%…

L’unico Paese a raccogliere con scrupolo dati statistici è il Regno Unito, dove i matrimoni forzati sono circa 1.500 l’anno. Qui infatti da almeno 10 anni si osserva il fenomeno della sparizione di bambini che, dopo le vacanze estive nei Paesi d’origine delle famiglie, non fanno più ritorno a scuola.

Di EG

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