Che cos’è una ZEE?

Cos’è una Zona Economica Esclusiva (ZEE)? È un’area del mare, adiacente alle acque territoriali, in cui uno Stato costiero ha diritti sovrani per la gestione delle risorse naturali, giurisdizione in materia di installazione e uso di strutture artificiali, ricerca scientifica, protezione e conservazione dell’ambiente marino (si pensi solo agli inquinamenti da idrocarburi e da altre sostanze nocive). Può estendersi fino a un massimo di 200 miglia, incluse le 12 miglia di acque territoriali. In caso di Stati vicini si utilizza in genere il criterio dell’equidistanza. Da notare che la distanza non consente, in nessun punto del Mediterraneo, pretese di 200 miglia.

Sino alla fine degli anni ’90 nessun Paese che si affaccia sul Mediterraneo aveva proclamato una propria ZEE. Poi però è iniziato il caos, soprattutto per lo sfruttamento scriteriato delle sue risorse ittiche ed energetiche. Abbiamo vicini di casa piuttosto prepotenti, senza poi considerare che tutti vogliono entrare in questo mare e nessuno vuol prendersi delle responsabilità sulla spinosa questione dei migranti.

La corsa all’istituzione di ZEE è stata iniziata da Cipro (accordi con Egitto, Libano e Israele), cui si sono accodati Tunisia, Libia, Francia e Spagna.

Lo scorso 9 giugno il Senato ha finalmente approvato in via definitiva la legge sulla nostra ZEE, proposta dalla deputata pentastellata Iolanda Di Stasio, approvata con un voto a larghissima maggioranza, trasversale ai partiti.

Sulla base della Convenzione del diritto del mare (UNCLOS) la nuova ZEE creerà i presupposti per rafforzare la marittimità del nostro Paese (sempre molto trascurata dai governi), anche per impedire attività illegali di pesca condotte da flotte straniere vicino alle nostre coste (soprattutto per la cattura del tonno rosso). Ora la Marina militare non deve soltanto controllare 120.000 kmq di acque interne e territoriali, ma ben 500.000 kmq! D’altra parte il mare non è più libero, come ai tempi di Ugo Grozio, ma appartiene in gran parte agli Stati costieri, che devono assumersi responsabilità ben precise e condivise da tutti.

Al momento restano ancora insoluti i problemi di pesca in acque pretese da Libia e Tunisia (che catturano anche i nostri pescherecci per avere dei riscatti economici), Algeria e Malta, almeno finché non si faranno accordi di partenariato con quei Paesi. L’Algeria addirittura pretende di istituire unilateralmente una ZEE che giunge sino alle coste sarde nei pressi di Oristano. La Tunisia vuole l’area del “Mammellone” del Canale di Sicilia, sottraendola ai pescatori di Mazara del Vallo.

Quanto a Malta, nel quadrante a sud est dell’isola la Corte Internazionale di Giustizia nel 1985 ha già riconosciuto l’esistenza di nostri diritti.

Di EG

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