Ancora sul conflitto ucraino

Rovesciamento della realtà

Ha detto il soldatino Stoltenberg, che fino a ieri parlava di vincere l’esercito russo: “La pace in Ucraina è possibile. L’unica domanda è a quali concessioni territoriali costerà all’Ucraina. La NATO sta aiutando Kiev a pagare il prezzo più basso”.

Anche questo è uno che vede la realtà capovolta. Sarà colpa del fuoco di sant’Antonio che l’ha colpito? L’unico che la NATO può permettersi…

In realtà il governo di Kiev, se avesse riconosciuto sin dal 2014 le due repubbliche del Donbass e la Crimea, si sarebbe risparmiato l’invasione russa, decine di migliaia di morti e la devastazione del Paese. Invece così, per colpa della NATO, che l’ha illuso di vincere con la promessa di rifornirlo di armi strabilianti, perderà non il 20% del territorio, ma molto molto di più. Sarà già tanto se Zelensky riuscirà a non rimetterci la testa.

Se lo dicono i norvegesi

Due luminari norvegesi: Jarle Trondal, professore di scienze politiche, e il ricercatore Jørn Holm-Hansen, entrambi dell’Università di Oslo, hanno indicato i motivi che impediscono all’Ucraina d’essere accettata nell’Unione Europea in questo momento.

I motivi sarebbero questi:

– corruzione diffusa;

– problemi con lo Stato di diritto e la democrazia;

– l’economia e la politica sono controllate dagli oligarchi;

– povertà e nazionalismo;

– l’adesione accelerata dell’Ucraina alla UE sarebbe ingiusta nei confronti dei Paesi che l’aspettano da anni.

In Ucraina le cose van peggio che nei Paesi più corrotti dell’Unione Europea, sostiene Holm-Hansen. E il motivo secondo lui sta nel fatto che, pur essendo la nazione enormemente diversificata nelle sue realtà locali-regionali (etnico-linguistiche), il governo di Kiev ha sempre preferito la centralizzazione al federalismo. Nessun partito si fa portavoce di istanze territoriali specifiche. Eppure la popolazione della Crimea e le due repubbliche secessioniste del Donbass costituivano insieme il 16% degli elettori alle elezioni presidenziali del 2010 e il 12% alle elezioni parlamentari del 2012. Non riconoscerle è stato un errore molto grave.

Paradossalmente però il partito di Zelensky nel 2019 vinse perché rispetto a quello chiaramente filonazista di Poroshenko era molto più moderato e intenzionato a risolvere pacificamente la questione della guerra civile nel Donbass.

Non è incredibile che queste cose vengano dette da due docenti che appartengono a uno Stato che non fa neppure parte della UE (perché vuol tenersi tutto il petrolio per sé) e che preferisce stare nella NATO?

Che il governo ucraino e la stessa nazione nei suoi livelli politici, giudiziari e amministrativi siano sommamente corrotti lo si sa dall’anno del golpe. Ormai l’unica a non vederlo è la von der Leyen, che insiste nel promettere a Zelensky un percorso privilegiato per l’ingresso nella UE. Una donna veramente irresponsabile, che permetterà al neonazismo di dilagare in tutta Europa.

Intanto Bulgaria, Croazia, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia hanno inviato una lettera alla commissaria europea alla Salute, Stella Kyriakidou, chiedendole che senso avesse che la von der Leyen comprasse 4,2 miliardi di dosi di vaccino anti Covid per 477 milioni di abitanti. Aveva forse pensato a 10 dosi a testa? O sotto c’è l’ennesimo caso di corruzione? Forse bisognerebbe chiederlo a suo marito.

Lucciole per lanterne

Il consigliere di Zelensky, Oleksiy Arestovich, dice che agli europei conviene armare gli ucraini perché dopo la vittoria di Putin mezzo milione di ucraini (tutti hanno visto come combattiamo!) si uniranno a 1,5 milioni di russi e bielorussi e marceranno sull’Europa.

Quando uno è disperato non farebbe meglio a tacere? Di armi ne abbiamo già mandate un’infinità. Se non gli arrivano è perché i russi le intercettano subito e le distruggono, salvo quelle che gli stessi ucraini vendono ai terroristi di tutto il mondo al mercato nero.

Ora questo neonazista sta dicendo che se gli ucraini stanno perdendo è per colpa degli europei filo-putiniani, che vogliono una trattativa di pace e non una sconfitta militare dei russi, i quali non solo devono restituire tutto il Donbass e la Crimea ma devono anche pagare tutti i danni materiali.

Ancora non riesce ad accettare l’idea che gli ucraini han perso la guerra in maniera irreversibile. Dopo aver richiamato in prima linea i 18enni e i 60enni, al governo di Kiev non resta che la mobilitazione generale delle donne!

Nel briefing militare russo del 12 giugno viene detto che dall’inizio dell’operazione militare speciale sono stati distrutti 201 aeroplani ucraini e 130 elicotteri, 1.188 droni, 338 sistemi missilistici antiaerei, 3.514 carri armati e altri veicoli corazzati da combattimento, 508 sistemi di lancio multiplo di razzi, 1.870 artiglierie da campo e mortai, 3.570 unità di veicoli militari speciali. Con tutto questo armamentario se fossimo stati noi in guerra con l’Ucraina l’avremmo persa in pochi giorni (ovviamente senza usare il nucleare).

L’unica speranza che gli ucraini avevano era l’ingresso diretto delle truppe NATO nel loro Paese, ma nessuno vuol rischiare un conflitto nucleare per la loro bella faccia. Lo stesso Biden sta scaricando Zelensky, in quanto la sua popolarità, a causa dei gravi problemi economici interni, sta scendendo sotto il 30%. Agli americani non importa un fico secco dell’Ucraina: loro vogliono continuare a vivere nel benessere. A novembre i democratici temono una Waterloo, che costi loro la maggioranza sia alla Camera che al Senato. In realtà questo sarebbe il minimo: ormai gli USA stanno rischiando la guerra civile, e questa volta non sarà tra nordisti e sudisti, ma tra chi ha e non ha.

Un guizzo di dignità

“La Serbia non entrerà nell’Unione Europea senza il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo”, ha detto con fare minaccioso il cancelliere tedesco Olaf Scholz.

Il presidente serbo Aleksandar Vučić ha invece dichiarato che i Paesi occidentali si stanno avvicinando al Kosovo per provocare la Serbia. Ha anche detto che continuerà a perseguire una politica sovrana. Ormai sono gli stessi serbi che non chiedono più di entrare nella UE.

Non solo, ma mentre a Lavrov Bulgaria, Macedonia del Nord e Montenegro hanno impedito di far atterrare l’areo per parlare dei dettagli sull’accordo energetico Mosca-Belgrado, Scholz invece ha potuto contattare tranquillamente il premier Vučić per pretendere che la Serbia aderisca alle sanzioni della UE contro la Russia.

A proposito del viaggio annullato di Lavrov il premier croato, Andrej Plenković, ha detto: “La Serbia deve decidere da che parte stare, se ha veramente l’ambizione di continuare sulla strada dell’integrazione nell’Unione Europea”.

Al che il ministro dell’Interno, Aleksandar Vulin, ha risposto, piccato: “Plenković non capisce che la Serbia è seduta su un’unica sedia, quella serba, e non è un territorio, ma uno Stato e sono gli Stati a decidere chi sono i loro amici”. Poi ha rincarato la dose: “Se c’è un popolo che ha inequivocabilmente scelto la parte sbagliata della storia, è quello croato, e se c’è un popolo che ha portato i croati dalla parte giusta della storia, è quello serbo” (un po’ sibillina questa seconda frase).

Mi sa che nella ex Jugoslavia ci sia ancora molto fuoco sotto la cenere. Intanto mi chiedo: perché fino ad oggi nessuno statista europeo ha mai detto che l’Ucraina non sarebbe potuta entrare nella UE senza prima riconoscere l’indipendenza delle due repubbliche del Donbass e della Crimea? Sai quanti morti e distruzioni in meno?

Un nuovo G8

Vjačeslav Volodin, presidente del parlamento russo, ha scritto nel suo canale Telegram: “Il gruppo di Paesi che non partecipano alle guerre delle sanzioni (Cina, India, Russia, Indonesia, Brasile, Messico, Iran e Turchia) è del 24,4% in più rispetto all’attuale G7 in termini di PIL a parità di potere d’acquisto”.

La politica sanzionatoria dell’occidente ha portato alla formazione di un “nuovo G8” nel mondo.

Domanda: che gli USA si stiano sganciando da Kiev perché in fondo l’obiettivo l’hanno già raggiunto: quello d’indebolire seriamente l’Unione Europea? di renderla meno competitiva rispetto agli USA? di indurla a rompere i rapporti con la Russia e a rifornirsi di idrocarburi dagli stessi americani?

Insomma ci siamo cascati come polli. Ora non ci resta che chiedere d’entrare nel BRICS, se non vogliamo che inflazione e recessione, cioè stagflazione, ci riducano al lumicino.

Trovata in rete

“In 100 giorni di guerra russo-ucraina abbiamo capito che:

– L’Italia ripudia la guerra fino a quando non lo dicono gli USA.

– Se fai il saluto fascista sulla tomba di Mussolini sei perseguibile per legge; se inneggi al nazismo col sole nero, la runa del lupo e la svastica, contornati però dai colori della bandiera Ucraina, allora sei pacifista.

– Gli oligarchi russi sono cattivi, gli oligarchi ucraini sono buoni.

– I nazisti sono sempre stati cattivissimi, tranne quelli ucraini che inneggiano a Hitler ma non sono nazisti (cit. Mentana).

– Tutte le arti russe (musica, poesia, letteratura, cinema) sono una schifezza e quel poco che c’è di buono è sicuramente di origine ucraina e i russi se ne sono appropriati.

– I referendum che fanno in Kosovo sono validi, quelli fatti nel Donbass no (per ulteriori informazioni chiedere a Cuperlo).

– I russi uccidono i giornalisti scomodi, gli Stati democratici no: in effetti Mino Pecorelli, Mauro Rostagno e molti altri si sono suicidati.

– In Russia i giornalisti non hanno libertà di parola, mentre nel mondo democratico Julian Assange è libero di raccontarci i segreti delle amministrazioni democratiche dei Paesi democratici.

– Le invasioni russe di Ungheria, Cecoslovacchia, e poi Afghanistan, Cecenia e Georgia sono state fatte perché i russi son cattivi e comunisti (almeno a quei tempi); se invece sei democratico e sponsorizzi colpi di stato in Cile, Argentina, Nicaragua, El Salvador, Guatemala, Venezuela, Bolivia, Panama, Uruguay, Brasile, Cuba, Repubblica Dominicana, Grenada, Ucraina sei bravo. Sempre se sei democratico e radi al suolo Korea, Vietnam, Iran, Iraq, Libia, Siria, Serbia, Afghanistan va tutto bene. A volte sei talmente democratico da sganciare due bombe atomiche su un Paese ormai in ginocchio, ma hai un tale livello di democrazia che le bombe non le sganci su obiettivi militari ma su due città abitate da poveri cristi (350.000 morti in 24h, oltre il milione per le conseguenze).

– I calciatori russi sono cattivi e non possono andare ai mondiali di calcio. I calciatori dell’Arabia Saudita sono bravissimi, non sono molto democratici, ma sono amici dei più democratici del mondo, e quindi anche se l’Arabia Saudita uccide in 7 anni 400.000 yemeniti, un’eccezione si può sempre fare e gli amici sono amici.

– Se poi sei il più furbo di tutti e vuoi boicottare i russi cattivi, non compri più il gas russo, ma lo compri dagli amici della Russia, la cui rete è gestita da una compagnia russa, ma lo paghi il 30% in più perché sei democratico e anche un po’ furbo.

– Fino a 100 giorni fa le ucraine erano tutte “badanti, cameriere e amanti” (cit. Annunziata/Di Bella in un fuori onda).

Fonte anonima

Non ci vuol molto per capirlo

Interessante art. di Daniele Perra su “Guerra demografica e guerra economica”.

Chiosando uno studio del sociologo tedesco Gunnar Heinsohn, dice che “la principale risorsa di cui la guerra ha bisogno è il capitale umano”. Cioè più ancora dell’artiglieria!

La capacità di assorbire le perdite gioca un ruolo determinante sull’esito di una guerra. L’esempio più evidente l’abbiamo avuto tra l’URSS e il Terzo Reich durante la II guerra mondiale.

L’“età da combattimento” va dai 15 ai 29 anni, poiché in questa fascia di età, essendo ancora privi di lavoro, i giovani si rendono automaticamente disponibili alla guerra.

In tal senso il Pakistan sarebbe in grado di sostenere la guerra per anni, seguito dal vicino Afghanistan, dall’Iraq e da alcuni Stati africani in piena esplosione demografica. Gli Stati Uniti sono in una posizione intermedia grazie soprattutto all’immigrazione latino-americana. Mentre l’Europa, oggi, in nessun modo potrebbe sostenere un conflitto lungo e ad ampio tasso di perdite umane. Infatti siamo un continente di vecchi, facciamo pochissimi figli e, per giunta, non sopportiamo gli immigrati, se non per i lavori più umili.

L’Ucraina ha una popolazione di 41 milioni di abitanti, che si riduce a 35 senza il Donbass e la Crimea. Ha un’età media di 41 anni e un tasso di mortalità infantile del 7×1000 (il doppio rispetto al resto dell’Europa).

Per contro la Russia ha un’età media di 39 anni, che si abbassa notevolmente in alcune delle sue repubbliche (la Cecenia, ad es., che ha fornito un apporto notevole in termini di truppe impiegate direttamente sul terreno, ha un’età media che si aggira sui 23 anni). Senza considerare il fatto che Mosca non ha avuto alcun bisogno, al momento, di attivare una mobilitazione su larga scala, limitandosi a reclutare volontari o a richiamare poche migliaia di riservisti. Questo perché l’intervento di Mosca rimane una “guerra limitata con obiettivi limitati” da raggiungere in un tempo ancora indefinito.

Kiev è destinata alla sconfitta proprio perché non ha la capacità di assorbire le proprie perdite, e la NATO può offrire solo aiuti militari non truppe.

A ciò si aggiunga che la guerra è già costata al Paese oltre il 10% del PIL in 100 giorni, e potrebbe salire al 35% se arrivasse alla fine dell’anno. Cosa che renderebbe l’Ucraina uno Stato fallito, capace di sopravvivere solo grazie agli aiuti esteri e a un’eventuale ricostruzione che, naturalmente, sarà tutta a spese europee. Inoltre, perdendo il Donbass, perderà i territori più ricchi di risorse minerarie.

Fonte: geopolitika.ru

L’incudine del martello

– Se prendiamo Aqaba è finita.

– Dal mare è impossibile, è difesa da molti cannoni.

– I cannoni son fissi. Non li possono girare e noi li prenderemo alle spalle.

– Ma lì c’è il deserto del Nefud. Nessuno esercito l’ha mai attraversato.

– Noi lo faremo e quando saremo lì, non fate prigionieri.

– Allah ci punirà per questa arroganza.

– All’uomo tutto è possibile.

Dal film Lawrence d’Ucraina (Aqaba ovviamente è l’equivalente di Odessa).

Nazisti comprensivi

Le madri dei prigionieri di guerra ucraini, reclusi a Sebastopoli, hanno chiesto di non riportare i loro figli a casa né di fare scambio di prigionieri. L’ha detto Tatyana Moskalkova, difensore civico dei diritti umani in Russia.

Come mai? Perché conoscono bene il loro governo e sanno che li rimanderebbero al fronte o sarebbero comunque oggetto di repressione.

Di EG

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