Ancora sul conflitto ucraino

È la NATO che combatte in Ucraina

“Circa 3.000 soldati britannici stanno combattendo in Ucraina contro le forze russe”, secondo Mamuka Mamulashvili, comandante della legione georgiana che sovrintende alle operazioni che coinvolgono volontari stranieri. Ha già combattuto quattro volte contro i russi e li odia a morte, accusandoli di ogni nefandezza. Ha invitato i governi occidentali a “opporsi tutti insieme all’impero del male”.

Ha pure detto che circa 20.000 combattenti stranieri stanno assistendo le truppe ucraine. Ma il numero esatto di combattenti occidentali in Ucraina è sconosciuto: i russi parlano di oltre 6.500, provenienti da 62 Paesi del mondo (soprattutto da Polonia, Regno Unito, Svezia, Germania, Stati Uniti, Bielorussia, Turchia, Canada, Corea del Sud, Israele, Somalia…). In realtà il numero può essere molto può più grande, dal momento che l’afflusso è praticamente incontrollato.

Di sicuro si sa che ci sono fino a 2.500 militari sul territorio dello stabilimento di Azot nella regione di Severodonetsk, di cui circa il 20-25% sono mercenari stranieri. Questo secondo il ministero degli affari Interni della LNR. Sono stati i nazionalisti a portare deliberatamente molti civili da Severodonetsk nella zona industriale dello stabilimento per nascondersi dietro di loro come scudo umano. L’avevano già fatto a Mariupol. È la tattica dei vigliacchi senza scrupoli.

Come noto, i mercenari non sono protetti dalla Convenzione di Ginevra e la loro posizione è assimilabile a quella dei terroristi. Vale la pena morire per poche migliaia di dollari al mese?

Fonte: independent.co.uk

Il generale Fabio Mini papale papale

Il generale Fabio Mini (già Capo di Stato Maggiore del comando NATO per il sud Europa), in un’intervista apparsa sul sito di Maurizio Blondet, parla di un accordo bilaterale tra USA e Ucraina stipulato nel 2008 e aggiornato nel 2021.

Di che si tratta? È un documento programmatico che vincola gli USA a instaurare una leadership in Ucraina, e questo nel mentre la Georgia del presidente Saak’ashvili, sostenuto dagli americani e dalla NATO, stava attaccando l’Ossezia meridionale in cui erano stanziate truppe della CSI (guidata dalla Russia) in missione di peacekeeping.

ll tentativo di annessione non riuscì, poiché la Russia intervenne militarmente costringendo le truppe di Tbilisi alla ritirata. Nonostante le minacce e alcuni movimenti di navi né la NATO né gli USA reagirono. Così la Russia riconobbe formalmente l’indipendenza dell’Ossezia e dell’Abkhazia sottoscrivendo con esse degli accordi di sicurezza e cooperazione. Fu appunto dopo quella guerra che l’Ucraina iniziò a premere per l’accesso alla NATO.

Quando l’accordo fu rinnovato la NATO dava per scontato che sia la Crimea che tutto il Donbass dovessero ritornare al governo di Kiev. I Trattati di Minsk non sono mai stati presi in seria considerazione.

Il linguaggio dell’accordo bilaterale esprime tutte le tesi della propaganda ucraina ultranazionalista. È redatto da estremisti che non lasciano aperta nessuna forma di moderazione. In ogni campo si individuano pretesti per un conflitto.

Se questo accordo gli USA vogliono mantenerlo in vigore, non ci saranno molte speranze di una soluzione negoziale con la Russia.

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Interessante che il generale abbia detto che gli esperti statunitensi della CIA elaborarono già nel 2000 il modello OTPOR con seminari e sessioni addestrative prima tenute in Ungheria, poi in quasi tutto il mondo. Doveva servire per introdurre degli infiltrati (agitatori ed estremisti) nei movimenti “spontanei”. La cosa funzionò benissimo in Serbia e fu ripetuta in Ucraina. Solo che qui avvenne una deviazione, in quanto la mobilitazione pacifica si trasformò subito in qualcosa di violento.

Infatti in Ucraina, a partire dal 2004, col governo Yushenko, sposato con una funzionaria del Dipartimento di Stato americano, furono creati e appoggiati movimenti ultranazionalisti, partendo sia dalle frange neonaziste, sempre esistite in Ucraina e in Europa, sia dai gruppi violenti degli ultras dello sport. Sono stati quindi creati e addestrati in Polonia e altri Paesi vari gruppi paramilitari e presunti “volontari” russofobici come spunto per il nazionalismo estremo che da sempre induce all’esercizio della sopraffazione fisica e politica.

Nel 2014 si sono visti gli effetti di questa infiltrazione nelle manifestazioni di piazza Maidan. Subito dopo quasi tutti i gruppi violenti paramilitari o mercenari sono stati ufficialmente inseriti nelle forze armate e soprattutto nei quadri dell’intelligence e delle forze di sicurezza interna (polizia e milizie territoriali).

La questione del Donbass, aperta da una richiesta di maggiore autonomia amministrativa, è stata trasformata in una repressione violenta degli autonomisti con migliaia di morti e delitti contro l’umanità che si è trascinata fino al 2022. I leader delle formazioni estremiste hanno assunto il potere formale anche dello Stato ucraino. Paradossalmente i partiti ufficiali costituiti da questi gruppi non sono riusciti ad arrivare al 2% dei voti nelle elezioni presidenziali. In compenso detengono quasi tutte le principali posizioni nell’ambito governativo e controllano in maniera pesante anche con minacce fisiche lo stesso presidente eletto.

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Quindi non c’è dubbio che l’attuale guerra sia rivolta contro la Russia e non soltanto per difendere l’Ucraina. Gli statisti ucraini eseguono un piano per conto degli Stati Uniti e dell’Occidente, il cui scopo è la neutralizzazione della Russia nella sua potenzialità militare e politica. L’Ucraina in questo momento agisce come proxy dell’occidente. La guerra contro la Russia è un progetto globale di egemonia. La guerra per il Donbass non mira all’egemonia globale da parte della Russia e nemmeno della Cina. Ma potrebbe essere proprio il proxy Ucraina lo strumento per una reazione russa e/o cinese in vari campi per condurre a un vero riassetto del potere globale.

Fonte: maurizioblondet.it

È importante avere una bella casa

Se l’Ucraina sta vincendo la guerra con la Russia, allora perché le persone chiave nella cerchia ristretta del presidente Zelensky comprano case in Svizzera? E come fanno a offrire 9 milioni di dollari per l’acquisto di quelle case? Gli “aiuti stranieri” vengono dirottati in modo che possano acquistare ville multimilionarie?

Gli estratti dei registri fondiari o catastali sono liberamente consultabili. Gli acquisti vengono fatti in franchi svizzeri, il cui valore è quasi equivalente al dollaro americano.

Vi si trovano i nomi di Dmytro Razumkov, ex presidente del parlamento dal 2019 al 2021, che ha comprato una casa lussuosa per 8.954.621 franchi svizzeri.

Poi vi è Oleksandr Danyliuk (Daniljuk), ex segretario del Consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa dell’Ucraina e ministro delle Finanze: ha acquistato una casa da 9.126.538 di franchi svizzeri.

Vi ricordate la Lyudmyla Denisova? Difensore civico licenziata a causa di false notizie sulle atrocità dell’esercito russo contro i bambini? Bene, pure lei ha comprato una casa per circa 9 milioni di franchi svizzeri.

La maggior parte di queste case è stata acquistata appena prima che la Russia iniziasse la sua operazione militare speciale. Sembrano tangenti per svolgere determinate iniziative.

In ogni caso amano così tanto l’Ucraina che han deciso di non viverci.

Fonte: databaseitalia.it

Il realismo di Craig Roberts

Scrive Paul Craig Roberts, economista americano, su geopolitika.ru:

La macchina da guerra americana è costituita da due fattori: 1) gli interessi economici e di potere del complesso militare e di sicurezza; 2) l’ideologia egemonica dei neoconservatori.

La prima richiede un nemico per giustificare l’irresponsabile potere delle agenzie di sicurezza e il budget annuale di 1.000 miliardi di dollari del complesso in sé.

La seconda crede in un’eccezionalità e indispensabilità degli Stati Uniti, che hanno diritto a un potere egemonico sul mondo.

Poiché le donazioni dell’industria degli armamenti per le campagne politiche esercitano un controllo sui funzionari eletti, e poiché i neocon con la loro dottrina Wolfowitz sono i principali responsabili della politica estera degli Stati Uniti, non ci sono gruppi d’interesse o leader politici in grado di sfidare il loro dominio. Ciò significa che le possibilità di pace sono pari a zero. È così che ci stanno portando verso una guerra nucleare.

Dopo aver provocato l’intervento militare russo in Ucraina, gli Stati Uniti e le loro marionette della NATO sono diventati combattenti nel conflitto, fornendo all’Ucraina armi, addestramento e sostegno diplomatico. Gli Stati Uniti e il Regno Unito stanno dotando l’Ucraina di missili che possono essere utilizzati per attaccare la base navale russa sul Mar Nero in Crimea. Una volta che tale attacco si verificherà, gli Stati Uniti e la NATO saranno in guerra con la Russia, una situazione di cui la Cina potrebbe approfittare occupando Taiwan.

L’intervento russo, limitato e prolungato, ha rafforzato l’opinione dell’occidente che il Cremlino non sia molto combattivo, cioè ha dato tempo e modo all’occidente di creare una narrativa della sconfitta russa e di organizzare le spedizioni di armi.

Una volta che i russi avranno completato il compito di cacciare gli ucraini dalla regione del Donbass, è probabile che si confrontino con un nuovo esercito ucraino creato nell’Ucraina occidentale. Sembra chiaro quindi che la situazione è pronta per una guerra più ampia.

La Russia però sembra essere pronta a questa eventualità, tant’è che Putin e Lavrov spesso lo ribadiscono: “più armi a lungo raggio voi fornirete e più noi sposteremo verso ovest dal nostro territorio la linea da cui i neonazisti minacciano la Federazione Russa”.

Fonte: geopolitika.ru

Arrestato Andriy Naumov

La polizia serba ha arrestato il 7 giugno in Serbia, mentre attraversava il confine con la Macedonia del Nord, Andriy Naumov, ex capo dei servizi di sicurezza dell’Ucraina (SBU) presso l’Oblast di Kherson.

Insieme al capo della SBU, Ivan Bakanov, Naumov aveva lasciato l’Ucraina poche ore prima dell’inizio dell’occupazione russa e naturalmente è accusato di tradimento.

Gli avrebbero anche trovato circa 600.000 euro in contanti, alcune mazzette in dollari e un certo quantitativo di smeraldi e diamanti per un valore di 20 milioni di dollari.

Al momento resta detenuto nel centro di custodia cautelare a Nis. Rischia una pena detentiva fino a 12 anni per contrabbando.

Un mese fa Bakanov era tornato, mentre Naumov ha continuato ad acquistare immobili in Europa.

La Serbia non ha ancora fornito all’Ucraina informazioni ufficiali sulla detenzione del suo cittadino e sulle circostanze in cui è avvenuta la detenzione. E Naumov non ha chiesto sostegno consolare al suo Paese. Pertanto, è possibile che il generale della SBU stia cercando di “comprare” la sua libertà dai rappresentanti delle “autorità competenti” serbe.

Povero Zelensky, chiude la stalla (gli ha tolto il grado di generale e l’ha accusato di tradimento) dopo che i buoi sono fuggiti. Cosa che lui stesso però dovrà fare…

Fonte: farodiroma.it

Di EG

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