Ancora sul conflitto ucraino

Il Milan anche no

In un art. sul settimanale “Left” Gregorio Piccin, responsabile di Rifondazione Comunista, sostiene che l’Italia ha inviato missili anti-carro radioattivi Milan in Ucraina.

La senatrice Paola Nugnes (Misto, ex M5S) presenterà un’interrogazione parlamentare, anche perché il governo italiano ha secretato le informazioni relative all’invio di armi in Ucraina. Macron ha già dichiarato ufficialmente di averli spediti.

Stiamo svuotando gli arsenali di armamento vecchio, che in certi casi è in grado di rilasciare una persistente eredità di morte, come già avvenuto in quasi tutti i Paesi dove la democrazia (radioattiva e cancerogena) è stata esportata: Iraq, Bosnia, Serbia, Kosovo, Afghanistan, Siria, Libia. Gli stessi carri Leopard che la Germania ha deciso d’inviare, possono sparare le munizioni all’uranio impoverito impiegate dai carri Abrams statunitensi.

Da notare che lo scorso 10 giugno, presso il tribunale di Cagliari, è iniziato il processo per disastro ambientale che vede imputati cinque generali delle forze armate italiane: Valotto, Graziano (attuale presidente di Fincantieri), Errico, Rossi e Santroni. Il disastro ambientale in questione, che riguarda il poligono NATO di Capo Teulada, è stato causato in particolare proprio dall’uso massiccio del missile portatile anti-carro Milan, di produzione franco-tedesca.

Le prime due versioni di quest’arma contengono torio altamente radioattivo nel sistema di puntamento. Tale metallo pesante viene rilasciato nell’ambiente circostante a ogni utilizzo. Risulta ugualmente contaminata anche l’area del poligono sperimentale di Salto di Quirra.

Soldati italiani sono morti a causa dell’uranio impoverito usato nelle precedenti guerre NATO. Il torio non è meno grave.

Pensiamo soltanto a cosa possa voler dire che armi del genere finiscano nel mercato internazionale illegale.

Fonte: left.it

L’analisi marxista della guerra ucraina è ideologica

Quello che non sopporto della sinistra radicale è l’idea di considerare la guerra in Ucraina come una forma di confronto tra due forme d’imperialismo, quello euroamericano e quello russo. Praticamente la Russia sarebbe intervenuta in Ucraina per ridefinire i rapporti di forza su scala globale. Cioè Putin avrebbe dichiarato guerra all’occidente approfittando di una situazione antirussa in Ucraina.

Porre la questione in questi termini, come fa p.es. la redazione di “Prospettiva marxista”, significa non capire che dopo l’implosione dell’URSS e la fine del Patto di Varsavia si è imposta a livello militare e mondiale solo una potenza, quella statunitense. La UE è diventata forte sul piano economico, e sempre su questo piano la Cina negli ultimi anni ha superato tutti.

La guerra in Ucraina non c’entra niente con questo confronto “imperialistico” su scala globale. Il confronto-scontro l’ha cercato, insistentemente, l’occidente (con l’invio di enormi finanziamenti e armamenti a Kiev), non l’ha cercato affatto la Russia. Tant’è che senza l’appoggio dell’occidente, il governo di Zelensky, dopo le prime devastanti sconfitte, sarebbe subito sceso a trattativa, e Putin si sarebbe accontentato del riconoscimento dell’indipendenza delle due repubbliche del Donbass e della situazione de facto e de jure della Crimea.

Come si fa a definire “imperialistica” una Federazione che interviene solo per difendere dalla discriminazione e, a volte, da una dura repressione i cittadini russofoni o filorussi che si trovano nei confinanti ex Paesi sovietici? E che presta aiuto militare solo a quei Paesi che esplicitamente lo chiedono, come p.es. la Siria. Chi ha chiesto la presenza degli americani e dei turchi in Siria? Nessuno, eppure le loro basi continuano a restare lì con fare molto minaccioso. Per non parlare d’Israele, che ogni tanto entra in Siria per bombardare postazioni iraniane.

La parola “imperialismo” non può essere usata in maniera metaforica o generica. Imperialisti sono sempre stati quei Paesi che hanno militarmente attaccato altri Paesi per colonizzarli. Oggi è una parola che non si usa più perché attacchi del genere sono per fortuna sempre più rari (un classico esempio di guerra imperialistica fu la difesa delle Falkland da parte degli inglesi contro l’Argentina). Al suo posto si usa il termine “globalismo”, specificandolo al massimo con le parole “neoliberistico” o “unipolare”. Lo si fa per indicare un potere economico e finanziario indiscusso, che i marxisti chiamano anche “neocolonialismo”.

Tuttavia la guerra in Ucraina ha assunto una valenza globale a favore del multipolarismo solo in maniera indiretta, in quanto né gli USA né la UE si rassegnano a perdere la loro egemonia pressoché totale sull’Ucraina, maturata soprattutto a partire dal golpe del 2014. Tutte le sanzioni abnormi imposte alla Russia sono state volute da un polo mondiale che vuole continuare ad avere un’egemonia economica che al tempo dell’imperialismo poteva tranquillamente garantirsi con lo strumento militare.

Oggi questa cosa non funziona più. La Russia è in grado di difendersi sul piano militare e non ha alcuna intenzione di diventare una colonia dell’occidente su quello economico. Su questa stessa strada si stanno ponendo anche Cina e India. E stanno alzando la testa i Paesi sudamericani contro gli USA e quelli africani contro la UE. E anche quelli tradizionalmente definiti “islamici” hanno smesso di credere (dopo le pesantissime guerre in Iraq, Siria, Libano e Afghanistan) che gli USA in Medioriente possano costituire un’alternativa a Francia e Regno Unito. Ormai solo Israele costituisce l’alleato più fedele degli americani.

Di EG

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