Ancora sul conflitto ucraino

La droga dall’Ucraina alla Russia

Un art. piuttosto inquietante del sito aduc.it parla di droghe sintetiche (mefedrone e alfa-PVP, i cosiddetti “sali da bagno”) prodotte in Ucraina (con la complicità del Servizio di Sicurezza) a partire dal golpe del 2014 per distruggere la Russia dall’interno. Tant’è che tra il 2014 e il 2021 circa 7.200 cittadini ucraini sono stati incarcerati in Russia con l’accusa d’aver commesso reati legati alla droga.

Ciò è stato confermato da Maria Zakharova che, nel suo canale Telegram, si basa sui recenti interrogatori dei prigionieri ucraini. Infatti scrive che fino al 2014 le droghe sintetiche rappresentavano solo il 5% del traffico illegale delle droghe nella Federazione russa, ma l’anno scorso lo smercio era arrivato al 60%.

Nella sola regione di Belgorod i volumi di droghe sintetiche rilevati dal 2019 al 2020 erano aumentati di 20 volte. I laboratori creati dagli ucraini nelle regioni di confine lavoravano a pieno regime: un solo laboratorio consentiva di ottenere fino a 30 kg di droghe al giorno (circa 300.000 dosi). Il prezzo al dettaglio era di circa 2.000 rubli al grammo. Questo con una spesa minima per affitto, attrezzature e agenti chimici. Il ruolo di mediatore finanziario è sempre stato svolto dalla PrivatBank, la banca dell’oligarca sponsor di Zelensky, Ihor Kolomoyskyi.

Erano gli stessi servizi speciali ucraini a trovare potenziali corrieri sul territorio del loro Paese: erano loro a rifornirli di denaro e attrezzature per distribuire queste droghe euforizzanti in Russia. Col ricavato si finanziavano anche i battaglioni neonazisti.

La maggior parte dell’attenzione era naturalmente indirizzata verso i giovani, che alla lunga subivano patologie mentali devastanti.

I proventi delle vendite illegali andavano agli stessi servizi segreti, non certo agli spacciatori, i quali erano sempre tenuti sotto stretto controllo, ivi inclusi i loro parenti. I corrieri guadagnavano da 20.000 e a 40.000 rubli al mese.

Il giro della droga KhimProm operava in 14 regioni della Russia: è stato disarticolato nel 2017. Venivano prodotti tra i 150 e i 500 kg di sostanze a settimana. Negli ultimi anni il Servizio di sicurezza federale e il ministero dell’Interno russo hanno bloccato oltre 500 laboratori.

Rogo dei libri

Oleksandra Koval, direttrice dell’Istituto del Libro ucraino (parte del Ministero della Cultura ucraino), procederà a eliminare circa 100 milioni di libri russi dalle biblioteche pubbliche ucraine. Il Ministro della Cultura e delle Politiche dell’Informazione, Oleksandr Tkachenko, ha dichiarato che i libri – tra cui le opere di scrittori e poeti del calibro di Dostoevskij e Pushkin – diventeranno carta da riciclare. Il patrimonio librario dell’Ucraina, se l’intento sarà attuato, sarà dimezzato.

Le opere residue russe non eliminate saranno messe a disposizione degli studiosi per un’attenta analisi del totalitarismo sovietico e russo.

Se non è neonazismo questo, che cos’è? Non si sta forse ripetendo il 10 maggio 1933, in cui cominciarono in Germania i roghi dei libri non ariani?

Nulla sembra turbare i leader degli Stati nazionali occidentali, intenti a ripetere che gli ucraini difendono i “nostri valori” con le armi. L’eliminazione dei libri è in linea con la messa al bando dei partiti filorussi e della lingua russa. È in atto una pulizia etnica vera e propria, che ha lo scopo di rendere “etnicamente omologato” uno Stato etnicamente plurale.

Un provvedimento del genere rispecchia la totale mancanza di cultura che c’è negli ambienti neonazisti dell’Ucraina, ivi inclusi quelli governativi e istituzionali. Meraviglia che la società civile resti così passiva. Per non parlare dell’assenza di giudizi critici da parte occidentale.

Il bello è che se c’è una cosa che della Russia più somiglia al pensiero euroccidentale è proprio la sua letteratura classica. Infatti, se si escludono i riferimenti alla religione ortodossa, qualunque romanzo russo avrebbe potuto essere stato scritto in un qualunque Paese europeo che avesse abbracciato in ritardo il capitalismo della seconda rivoluzione industriale, come p.es. l’Italia o la Germania.

Detto altrimenti: proprio al tempo in cui quella letteratura veniva prodotta, con tutti i suoi forti riferimenti al mondo rurale, nell’area occidentale dell’Europa questo mondo veniva completamente stravolto dal dilagare del capitalismo industriale privato. Gli eroi di quei romanzi classici sono lacerati da quelle tipiche contraddizioni delle società che sperimentano transizioni traumatiche tra un mondo che muore (quello rurale) e un altro che nasce (quello urbano della borghesia).

Ma anche l’altra letteratura “russa”, quella clandestina perché antistalinista, diffusa in tutta la Federazione, ha un valore universale che nessun rogo potrà mai cancellare.

Fonte: linterferenza.info

Analisi generale di Masala

Ha detto Giuseppe Masala, intervistato da Stefano Orsi (ne riportiamo solo una parte):

Sembra essere irreversibile il cambio dell’architettura del sistema monetario internazionale negli scambi globali. Un sistema che dal 1945 è di fatto incentrato sul dollaro, che ha avuto successive modifiche: dapprima l’aggancio all’oro, poi nel 1971 la disconnessione, infine il vincolo assoluto al commercio del petrolio.

Oggi gli USA hanno ben 18.000 miliardi di posizione finanziaria netta negativa e subiscono una fortissima concorrenza nei mercati internazionali. Di qui la decisione di provocare la Russia nel suo punto dolente: l’Ucraina, in modo da obbligarla a tagliare i ponti con la UE, indebolendo sia l’una che l’altra, soprattutto la Germania, che comanda commercialmente non solo in Europa ma in buona parte del mondo e non ci sta a svolgere il ruolo della colonia americana.

Per la guerra in Ucraina Washington ha mosso soprattutto i suoi vassalli nell’est europeo, la Polonia in primis ma anche i Paesi Baltici, usati per forzare la mano agli stessi Paesi euroccidentali. Tutti i Paesi ex sovietici sono pedine degli USA (e indirettamente anche del Regno Unito) che devono dar fastidio alla stessa UE, non solo alla Russia. Di sicuro gli USA non possono permettersi di perdere potere economico sulla UE, che considerano come una parte del loro impero.

La situazione si è drasticamente peggiorata quando l’occidente ha sequestrato i 300 miliardi di dollari della Banca centrale russa. Questo ha spinto Putin a creare una situazione in cui il dollaro non venisse più usato, col rischio che, a fronte del mostruoso debito americano, si riducesse a carta straccia. Anche la Cina segue la strategia russa. Infatti il governo ha chiesto alle proprie aziende di commerciare in yuan e di accettare le valute degli altri Paesi, bypassando completamente il dollaro.

Gli USA stanno reagendo in due maniere: una è quella di dotarsi di una moneta digitale facile da usare, sempre in dollari; l’altro strumento è appunto quello militare, non solo in Europa ma anche nel Mar Cinese Meridionale per la questione di Taiwan, sfruttando le alleanze con Giappone, Corea del Sud, Filippine ecc. Non dimentichiamo poi che al giorno d’oggi le guerre si fanno anche solo con gli strumenti economici e finanziari.

Quanto alla Germania, è sì un nano politico, ma è in grado di servirsi di propri vassalli in Europa per far valere le proprie ragioni: p.es. ha usato l’Ungheria per evitare che Putin chiudesse il rifornimento energetico; ha usato Danimarca e Olanda per impedire che l’Ucraina entri subito nella UE; e ha usato la Turchia per impedire che Svezia e Finlandia entrino nella NATO.

Quanto alla Russia, bisogna dire che, dopo aver rafforzato il rublo, sta passando alla seconda fase: quella di destabilizzare le monete dei Paesi belligeranti, come il dollaro e l’euro. Per farlo ha due strumenti: far salire l’inflazione in questi Paesi (che li costringe ad aumentare il tasso d’interesse sui titoli di stato: per ogni punto in più di rendimento l’Italia paga 25 miliardi di interessi) e ridurre le forniture di gas, aumentandole verso la Cina.

Peraltro hanno anche messo a pieno regime la produzione di GNL oltre il circolo polare artico e con la loro flotta di navi metaniere possono portare in tutto il mondo il loro metano liquefatto.

I più isolati sono gli europei, non solo perché al recente forum di San Pietroburgo erano presenti ben 150 Paesi, ma anche perché abbiamo scarse riserve energetiche e grossi problemi di natura economica e monetaria e ora abbiamo pure la guerra in casa.

E se in questo momento proviamo a riaprire il NordStream 2 gli USA faranno in modo di portare il conflitto russo-ucraino alle sue estreme conseguenze, perché per loro è fondamentale deindustrializzare la UE, anche a costo di creare una nuova NATO con inglesi, polacchi, ucraini e Paesi Baltici ed eventualmente Finlandia, Moldavia, Georgia, tutti Paesi più o meno confinanti con la Russia, pronti ad attaccarla. La Lituania ha già bloccato il passaggio sulle ferrovie di molti materiali diretti verso l’enclave russa di Kaliningrad.

Per essere così sicuro di potersi riprendere tutti i territori perduti, contro ogni evidenza sul campo di battaglia, è evidente che il governo ucraino si sta aspettando un intervento congiunto di inglesi, polacchi e baltici, dopodiché interverranno gli USA.

La NATO però rischia di frantumarsi in due tronconi anche per un’altra ragione: si sta acuendo il conflitto tra Grecia da un lato (sostenuta da Francia, Regno Unito, USA, Italia) e Turchia dall’altro (sostenuta da Germania e Albania) per il possesso di alcune fondamentali isole attorno alle quali vi sono importanti giacimenti di gas da estrarre nei fondali marini. Francia e Turchia son già contrapposte in Libia.

C’è poi il conflitto, appena aperto, tra Spagna, Italia, Algeria e Marocco. Nei suoi rapporti commerciali con l’Algeria per la questione del gas, l’Italia è riuscita a scavalcare nettamente la Spagna, che prima della guerra ucraina era un partner privilegiato dell’Algeria a livello energetico. È successo questo perché la Spagna sostiene apertamente il Marocco nella questione del Sahara occidentale, e ciò ha indispettito molto l’Algeria, che ha rotto i ponti con Madrid. Non dimentichiamo che la Spagna si sente più filo-americana che filo-europea, proprio perché ha interessi enormi in Sudamerica.

Fonte: youtube.com/watch?v=tk70lKbvUG8

Boccheggiare

La Russia è diventata il primo fornitore di petrolio della Cina, superando l’Arabia Saudita. Le importazioni cinesi dalla Russia sono aumentate del 55% rispetto allo scorso anno. Anche le importazioni cinesi di gas naturale liquefatto russo sono aumentate del 56% nell’ultimo anno. Lo riferisce “Reuters”.

Secondo “Times of India”, dall’inizio dell’estate al 15 giugno l’India, approfittando di sconti fino al 30%, ha importato coke e antracite dalla Russia per 331,17 milioni di dollari, sei volte di più rispetto allo stesso periodo del 2021. Secondo i calcoli degli analisti, nelle ultime settimane l’India ha acquistato carbone russo per una media di 16,55 milioni di dollari al giorno, superando di 7,71 milioni di dollari i precedenti volumi di acquisto giornalieri. Anche gli acquisti indiani di petrolio russo sono cresciuti in modo significativo dall’inizio di giugno, con una media di 110,86 milioni di dollari al giorno. Questo è più del triplo dei 31,16 milioni di dollari spesi in precedenza ogni giorno. Il volume del petrolio russo acquistato è aumentato di oltre 31 volte dalla fine di maggio, a 2,22 miliardi di dollari. “I dealer russi”, scrive il giornale, “sono liberali per quanto riguarda i metodi di pagamento e accettano pagamenti in rupie e dirham indiani”.

E la UE boccheggia per motivi ideologici.

Lituania: Ucraina2?

“La NATO ha iniziato il blocco della regione russa di Kaliningrad con l’aiuto della Lituania. Si tratta di un’aggressione diretta contro la Russia, che costringe a ricorrere all’autodifesa. Le misure provocatorie della parte lituana violano gli obblighi legali internazionali, in primo luogo la Dichiarazione Congiunta della Federazione Russa e dell’Unione Europea sul transito tra la regione di Kaliningrad e il resto del territorio della Federazione Russa del 2002”. Così il capo della commissione della Federazione Russa per la protezione della sovranità Andrii Klymov.

Credo che il blocco ferroviario di Kaliningrad, voluto dalla NATO, attesti inequivocabilmente come da parte occidentale non ci sia alcuna volontà di arrivare a un accordo né sull’Ucraina né tantomeno sul problema degli squilibri commerciali internazionali, ma anzi ci sia la volontà di allargare il fronte del conflitto in corso.

Lascia davvero stupefatti come piccoli Paesi guidati da élites naziste e folli come i Paesi Baltici spingano per lo scontro diretto, totalmente incuranti del destino dei popoli. Cosa rimarrebbe della Lituania in uno scontro con la Russia?

Di EG

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