Ancora sul conflitto ucraino

Il saggio Nebenzya

Ha detto Vasily Nebenzya, rappresentante permanente della Russia all’ONU: state spendendo miliardi per una guerra per procura con la Russia fino all’ultimo ucraino. Indulgete nella frenetica russofobia nei vostri Paesi, assecondando i polacchi, i cechi e i baltici che ne sono stati a lungo ossessionati. Nei vostri Paesi ci sono persino adesivi su negozi e bar in cui è scritto che non servono i russi lì.

In che modo questo è diverso dal razzismo? Cambiate la parola “russo” con “nero” o “ebreo”. Perché tali associazioni vi fanno rabbrividire, ma potete trattare i russi in quel modo? Perché sostenete la campagna “cancella la Russia” lanciata dagli strateghi politici ucraini? Ma non importa: il regime criminale russofobo di Kiev è stato condannato nel 2014, quando ha lanciato una guerra contro il suo stesso popolo, e milioni di ucraini stanno aspettando di sbarazzarsene.

Io però mi chiedo: perché siamo diventati così russofobi?

1- Per ignoranza. Non sapevamo nulla della guerra civile in atto e l’abbiamo giudicata solo per quello che è successo a partire dal 24 febbraio.

2- Per orgoglio. Noi europei siamo filo-atlantisti e non accettiamo che la Russia impedisca a un Paese di aderire alla NATO e tanto meno alla UE, che per noi son quasi la stessa cosa.

3- Per moralismo. Per noi un Paese aggredito ha sempre ragione, a meno che non sia evidente la necessità di attaccarlo, ma in questo caso dobbiamo essere noi a farlo, perché la democrazia è una nostra prerogativa.

4- Per paura. Quando vediamo che la Russia risolve i problemi con la forza militare, temiamo che possa farlo anche con noi.

5- Per pregiudizio. Da sempre siamo abituati a considerare la Russia come un Paese nemico.

Queste sono le 5 sbagliate motivazioni che dobbiamo toglierci dalla testa.

1- La guerra civile in Ucraina esisteva anche per colpa di noi occidentali, che sin dal 2014, anno del golpe, non abbiamo mai fatto nulla per impedirla.

2- La NATO è un’organizzazione offensiva preposta a occupare la Russia e tutti i suoi alleati, potenziali o reali, e mantiene la UE in una condizione di sudditanza nei confronti degli USA. E comunque la Russia non ha mai impedito all’Ucraina di aderire alla UE, come non l’ha impedito ad altri Paesi ex-sovietici.

3- Il governo di Kiev è sommamente corrotto, in quanto gestito da oligarchi e da neonazisti.

4- La Russia non ha mai attaccato l’Europa, semmai è successo il contrario. Quando nel passato la Russia zarista attaccava qualche paese europeo era su richiesta di altri Paesi europei.

5- Non ha alcun senso considerare nemico un Paese che sul piano commerciale per noi è solo un affare.

Più in generale la russofobia è un danno enorme per l’Europa, che ci renderà materialmente più poveri e culturalmente molto più limitati. Una guerra nucleare contro la Russia riporterebbe l’Europa al Medioevo.

Ora ho capito i droni turchi

Mi chiedevo per quale ragione la Turchia avesse rifornito l’esercito ucraino dei propri droni Bayraktar TB2, che in un primo tempo avevano colto in contropiede l’offensiva russa.

Il motivo risale al 2020, quanto il governo neonazista di Kiev aveva sostenuto politicamente e attraverso la vendita di armi il regime totalitario e genocida dell’Azerbaigian nella sua operazione militare contro gli armeni del Nagorno-Karabakh, che chiedevano la loro indipendenza dopo decenni di persecuzioni.

Kiev celebrò persino la vittoria di Baku adornando le sue città coi colori dell’Azerbaigian, anche se questo Paese aveva fatto ricorso a migliaia di jihadisti siriani che commisero numerose atrocità su soldati e civili armeni.

La Turchia, il principale sostenitore di Baku, fu grata a Kiev e in cambio la riempì di droni da combattimento.

Ma chi comanda nella UE?

Questi tre Stati hanno tra loro meno di 7 milioni di abitanti: Estonia: 1,3 – Lettonia: 1,9 – Lituania: 2,7, tra cui molti di etnia e lingua russa (in Lituania il 5,8%, in Estonia il 24,8% e in Lettonia il 25%).

Com’è possibile che la Lituania abbia il coraggio di provocare la Russia impedendole di rifornire l’exclave di Kaliningrad? Possibile che nella UE comandino i Paesi Baltici con la Polonia in testa? Da Kaliningrad i russi sono in grado di colpire molte capitali europee, incluse Copenaghen e Berlino, Stoccolma ed Helsinki, fino a 600 km di raggio. Qui si sta scherzando col fuoco e con un fuoco nucleare.

È come se tutti si fossero scordati che esiste una legge geopolitica che nessuno può violare senza conseguenze: nessuno Stato può garantire la sua sicurezza a danno del suo vicino, soprattutto quando quest’ultimo è più potente. Gli Stati Uniti l’hanno sempre applicata senza che nessuno ci trovasse nulla da ridire. Di recente infatti han minacciato le Isole Salomone di non firmare un accordo di cooperazione militare con Pechino. Nel passato avrebbero fatto a pezzi Cuba se la Russia non avesse smantellato i propri missili nucleari. Ora cosa faranno col Nicaragua, dove, con la scusa di un’operazione di assistenza umanitaria, il premier Daniel Ortega ha approvato l’arrivo di truppe russe con tanto di navi, aeronavi e materiale bellico?

Purtroppo è chiaro che la via diplomatica d’uscita dalla crisi è compromessa, poiché tutti gli europei si trovano in una situazione di cobelligeranza più o meno accentuata che non consente loro di fare da mediatori. La pace si giocherà sul campo di battaglia.

Noi stessi dovremmo modificare l’art. 11 della nostra Costituzione. Questo potrebbe essere il momento buono per farlo, visto che la stragrande maggioranza dei parlamentari è favorevole alla guerra. Potrebbero riscriverlo così:

“In caso di necessità e quando sono state tentate tutte le soluzioni diplomatiche, l’Italia può usare la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali”. Che è poi quello che ha fatto sin dalla guerra nella ex Jugoslavia.

Tuttavia, anche se fosse riformulato così, dovremmo sempre chiederci perché la nostra diplomazia non ha funzionato per niente. Chissà se Di Maio è in grado di risponderci?

L’importanza dell’isola dei Serpenti

Sembrava uno scoglio spopolato, di cui si parlò solo all’inizio della guerra ucraina, per il quale il governo di Kiev inventò la sua prima panzana. Invece è un punto strategico, assolutamente imprescindibile, per i russi. Perché? Lo spiega Mirko Mussetti, collaboratore di “Limes” e autore del libro La rosa geopolitica. Economia, strategia e cultura nelle relazioni internazionali, Paesi Edizioni 2021.

L’isolotto è di fronte al delta del Danubio ed è ben rifornito di equipaggiamento militare (in particolare di missili terra-terra e terra-aria e ovviamente di forze navali). I russi possono inibire i rifornimenti militari tra Ucraina e Romania; possono controllare la base NATO vicino al porto rumeno di Costanza; volendo, potrebbero anche costruire un ponte aereo tra la Crimea e la Transnistria. Ma soprattutto sono in grado di controllare tutti gli scambi commerciali che passano per il Danubio, in entrata e in uscita, coi suoi cinque porti. E il Danubio è il più importante fiume navigabile d’Europa.

Se, finita la guerra, l’isolotto dovesse rimanere in mano russa, bisognerà per forza ridisegnare le zone economiche esclusive del Mar Nero, in particolare nel quadrante nord-occidentale del bacino, quello più ricco di idrocarburi e di risorse sottomarine.

Insomma non conta niente essere piccoli: conta dove ci si trova.

Fonte: youtube.com/watch?v=QOYivib5r0Y

I tempi cambiano

Quel che la Russia non è riuscita a fare quand’era molto più potente e si chiamava URSS, riesce a farlo, inaspettatamente, oggi, senza nessuna ideologia politica e senza nessun sistema economico statalistico da far valere.

Tramite un’operazione di assistenza umanitaria, escogitata dal premier nicaraguense Daniel Ortega, la Russia è entrata militarmente in questo Paese, con tanto di navi, aeronavi e truppe.

E si prevede che lo farà anche in altri Paesi alleati del Nicaragua, cioè Venezuela, Messico, Cuba, Repubblica Dominicana ed El Salvador. Dal 1 luglio ci saranno le prime esercitazioni militari, col pretesto delle operazioni umanitarie, ma anche per esercitarsi a combattere il narcotraffico e il crimine organizzato nel Mar Caraibico e nelle acque dell’Oceano Pacifico sotto la giurisdizione del Nicaragua.

Si sono fatti furbi. Anche questo è un insegnamento che viene dall’occidente, la cui ipocrisia costringe ad essere astuti come serpenti. Naturalmente il Dipartimento di Stato americano l’ha presa molto male. Loro che hanno basi navali in tutto il pianeta, non ne vogliono neanche una dei russi in Sudamerica.

Repressione a pieno regime

Il 16 giugno l’ufficio del pubblico ministero ucraino ha rilasciato nuove informazioni della Procura generale sui casi penali oggetto di indagine da parte delle forze dell’ordine, a partire dal 24 febbraio scorso.

Il numero totale di procedimenti penali politicamente motivati per i seguenti reati: “combattere una guerra di aggressione”, “alto tradimento”, “invasione dell’integrità territoriale”, “sabotaggio”, “attività di collaborazione”, sarebbero 26.388 casi, in continuo aumento. Praticamente una media di 306 procedimenti penali al giorno.

L’art. 110 perseguita principalmente i blogger e coloro che hanno espresso un’opinione diversa dalla propaganda ufficiale.

Ma è l’accusa di tradimento (art. 111 c.p.) la più grave di tutte. Un cittadino accusato può finire in carcere per 15 anni o per tutta la vita.

Fonte: t.me/clarastatello/257

Economisti ed ecologisti latitanti

Gli USA hanno promesso alla UE 15 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Solo l’Italia ne ha bisogno di 76.

15 miliardi di metri cubi di gas, una volta liquefatti, si trasportano mediamente con 125 navi, ognuna delle quali dagli USA impiega circa 20 giorni per attraversare l’Atlantico e raggiungere l’Italia. Altri 20 giorni servono per il percorso inverso (più almeno 2 giorni per le operazioni di carico e scarico).

Per il tragitto attraverso l’Atlantico la nave brucia circa 4.000 kg di gasolio marittimo ogni ora (96.000 kg al giorno), che per 40 giorni del viaggio di andata e ritorno fanno quasi 4.000 tonnellate. Moltiplicate per 125 viaggi: sono mezzo milione di tonnellate di gasolio bruciato in un anno, per trasportare il gas in Europa, con tutte le emissioni nocive del caso.

Capisco che ai politici non importi nulla di tutto ciò, ma gli economisti e gli ambientalisti dove sono?

Come faccio ad ammazzarti?

Anche per ammazzare i russi o i cinesi, gli americani han bisogno degli uni o degli altri.

Infatti negli ultimi anni si sono affidati quasi interamente alla Cina – e in misura minore alla Russia – per procurarsi un minerale fondamentale per la produzione di munizioni: l’antimonio. Senza il quale non si hanno proiettili perforanti, armi nucleari e varie attrezzature militari, come p.es. i visori notturni. Viene usato anche come agente antifiamma e per produrre vernici, smalti, ceramiche e gomme, nonché un’ampia gamma di leghe metalliche. È velenoso come l’arsenico.

Gli USA prevedono che entro il 2025 finiranno le loro scorte strategiche non solo di antimonio ma anche di titanio, tungsteno, cobalto e litio: metalli fondamentali nella produzione di armi. Per l’antimonio non gli rimane che il Tagikistan, terzo fornitore mondiale. Che però fa parte dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva, voluta dalla Russia, cui hanno aderito anche Kazakistan, Kirghizistan, Armenia e Bielorussia. E nessuno di questi Paesi ha votato all’ONU contro l’intervento armato in Ucraina.

Fonte: defensenews.com

Gola profonda

L’ex deputato ucraino Ilya Kiva, fuggito a Mosca, citando una fonte anonima, ha affermato: “Lo Stato Maggiore delle Forze Armate dell’Ucraina ha terminato di pianificare, insieme al comando polacco, l’operazione per l’ingresso dell’esercito polacco nel territorio dell’Ucraina occidentale. L’inizio della cosiddetta ‘missione di pace’ polacca è previsto per la fine di luglio, secondo le previsioni dello Stato Maggiore dell’Ucraina, cioè al momento della completa distruzione dell’esercito ucraino nel Donbass”.

Lui stesso aveva già detto che la tragedia di Bucha era stata preparata dalla SBU e pianificata dall’intelligence britannica MI6.

Ha pure detto che Zelensky esporta le riserve statali di grano ucraino in Polonia. Le prime 10.000 tonnellate di carico hanno attraversato il confine.

Lo stesso Zelensky ha la cittadinanza russa! E qui ha esibito una foto del passaporto di lui, quand’era ancora molto giovane.

Funzionano a meraviglia!

Le sanzioni alla Russia funzionano alla perfezione! Infatti la settimana scorsa: Borsa di Milano: – 4,50%; Borsa di Mosca: + 4,20%.

Il governo dei peggiori (di sempre) retto da Mario Draghi sta portando l’Italia sul baratro con la sua politica atlantista. Nessun partito ha il coraggio di farlo cadere, neppure adesso che siamo a fine legislatura.

Si è vantato dicendo che “le sanzioni funzionano. Il FMI prevede che inciderà per 8,5 punti di PIL sull’economia russa”. Però non dice quanto le sanzioni stanno costando al popolo italiano e quante imprese falliranno.

Di EG

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