Ancora sul conflitto ucraino

Menti limitate

Solo una mente molto limitata, come quella di Sallusti o di Parenzo o di Tabacci, può ancora confondere, come fanno gli ucraini, russo con sovietico. Odiare i russi quando gli stessi russi odiano se stessi per quand’erano sovietici, non ha alcun senso.

Se c’è stato un popolo che ha sofferto più di tutti dello stalinismo non è forse stato quello russo? I prigionieri ucraini dovrebbero essere rieducati sul piano culturale. I nostri politici e giornalisti darei invece per scontato che siano irrecuperabili.

I russi stupiscono sempre

Tre mesi dopo che il rublo è crollato a causa delle sanzioni economiche più dure contro un Paese nella storia moderna, il rublo ha preso una svolta sorprendente, balzando del 40% rispetto al dollaro. È stata la valuta con le migliori performance al mondo quest’anno.

Di solito in un Paese che deve affrontare sanzioni internazionali e un grande conflitto militare, c’è una fuga di investitori e un deflusso di capitali, che porta a un ribasso della sua valuta.

Ma le misure insolitamente aggressive della Russia per impedire la fuga di denaro dal Paese, combinate con un forte aumento dei prezzi del carburante, creano domanda per il rublo e ne aumentano il valore.

Possibile che nessun economista occidentale avesse previsto una cosa del genere? Non c’era bisogno d’essere marxisti per capirlo…

Ci ritenevamo insostituibili

Il volume di petrolio russo fornito via nave a India e Cina è quasi raddoppiato in poche settimane. Se il 13 marzo le forniture ammontavano a 44,7 milioni di barili, il 22 maggio a questi Paesi già venivano forniti 79,1 milioni di barili.

Totò, riferito alle sanzioni, direbbe: “Ma mi faccia il piacere!”. In effetti gliel’abbiamo fatto…

Se lo dice lei

“L’Ucraina spende 5-6 miliardi di dollari al mese per la guerra. Sono costi sbalorditivi ma insufficienti per vincere la guerra”. L’ha detto Samantha Power, capo di USAID, in un talk show.

Avrebbe dovuto aggiungere che sono soldi buttati, perché non arrivano al fronte, altrimenti i militari non si lamenterebbero di continuo di essere trattati come carne da cannone.

Non possiamo pretendere troppo

L’ex senatore degli Stati Uniti, Richard Black ha detto: “Sì, la guerra non è finita, ma è persa. Diciamo perché. Duello di artiglieria: la Russia spara 50.000 proiettili ogni giorno, questo è 10 volte più dell’Ucraina, che subisce 200 morti al giorno.

Le perdite sono raddoppiate in circa tre settimane. Questo vuol dire che perde 6.000 soldati ogni mese, 12 volte più di quanto l’America ha perso in Vietnam.

Nessuna nazione è in grado di sopportare perdite così enormi per molto tempo”.

Vallo a dire ai nostri politici e giornalisti: loro sì che s’intendono di questioni militari!

Il futuro è BRICS

Il BRICS (Russia, Cina, India, Brasile e Sudafrica) è nato nel 2009 e oggi costituisce il 23% dell’economia mondiale e il 17% degli interscambi. Le basi del mondo multipolare si vedono bene.

Tuttavia l’India dovrà presto fare delle scelte obbligate, che le impediscano di tenere il piede in due staffe. Infatti, temendo la Cina nell’Indo-Pacifico, ha deciso di aderire al QUAD (con USA, Giappone e Australia) e all’IPEF (Indo-Pacific Economic Framework), lanciato da Biden nel maggio di quest’anno, che include 14 Paesi, prevalentemente asiatici. I loro obiettivi sono proprio quelli di ribilanciare l’egemonia economica cinese.

Non basta che Pechino e New Delhi importino il petrolio russo “a sconto” dopo le “auto-sanzioni” europee, che ci obbligheranno a razionare l’energia e a tornare al carbone. Mosca è diventata il primo fornitore di Pechino, scalzando l’Arabia Saudita. E le importazioni indiane, prima quasi inesistenti, oggi superano quelle di tutti i Paesi dell’Europa centro-settentrionale. Ci vuole una fiducia reciproca tra i due colossi asiatici.

Tuttavia noi occidentali siamo messi peggio, poiché sarà impossibile far accettare alle grandi aziende energetiche private un tetto massimo al costo del gas non più proveniente dalla Russia il prossimo inverno: da 130 (attuale quotazione in borsa) a 90 euro al megawattora. Quando mai l’occidente è stato in grado di controllare i profitti dei privati, soprattutto delle multinazionali? Dovremmo diventare statalisti come un tempo i sovietici! Oppure dovremmo imitare la Cina, che di tanto in tanto riporta all’ordine i suoi miliardari, cioè gli fa fare un po’ di galera, quel tanto che basta per fargli capire chi comanda.

Peraltro forse pochi sanno che in Italia il gas naturale viene impiegato per produrre qualcosa come il 40% dell’energia elettrica! Quindi non solo rischiamo il freddo ma anche il buio.

Probabilmente un autolesionismo così insipiente da parte dei governi europei si è visto soltanto alla vigilia delle due guerre mondiali. Forse si erano illusi che tramite l’Ucraina saremmo prima o poi potuti entrare in Russia per spartirci le sue risorse. Ora si mangiano le mani per non aver saputo prevedere con largo anticipo le mosse di Putin.

Buone le idee del BRICS

Mi è piaciuto che nell’attuale forum dei BRICS, gestito dalla Cina, si sia detto:

– che all’ONU devono contare di più i Paesi in via di sviluppo (in effetti che nel Consiglio di Sicurezza siano solo in cinque a comandare è ridicolo: come minimo ci vorrebbe una rotazione delle cariche, e in ogni caso l’Assemblea generale dovrebbe essere più importante del Consiglio di sicurezza, come lo è il livello politico-legislativo su quello esecutivo e giudiziario);

– che occorre rafforzare il meccanismo di Contingent reserve arrangement (il cui obiettivo è fornirsi reciprocamente valuta in caso di problemi di liquidità, anche perché con la fine del primato del dollaro, ogni valuta nazionale diventa importante);

– che bisogna tornare a parlare di disarmo, non proliferazione nucleare e controllo degli armamenti (di tutti gli armamenti, inclusi quelli biologici). In effetti bisognerebbe sanzionare chi si oppone a questa evidente necessità per tutto il genere umano. Non c’è bisogno di mettere sanzioni economiche o finanziarie, che finiscono solo per colpire i popoli: bastano quelle politiche o diplomatiche.

Illusioni ucraine

In meno di quattro mesi quasi 1/3 dei 44 milioni di abitanti ucraini sono fuggiti dalle proprie case.

Dal 24 febbraio circa 4 milioni di loro sono finiti in Polonia, che ora si sta stufando di doverli spesare di tutto. È vero però che con l’avanzare del conflitto e il suo spostamento nel Donbass, 3/4 di questi rifugiati sono tornati a Kiev o si sono trasferiti verso la Germania, la più ricca di tutti, che oggi accoglie quasi 800.000 profughi, 9 ogni 1.000 abitanti: uno sforzo di accoglienza molto superiore a quello di Francia e Italia.

Il 57% degli ucraini che vivono ancora nelle loro case è a corto di denaro e se l’escalation militare dovesse continuare, il 43% dei posti di lavoro in Ucraina (circa 7 milioni) potrebbe andare perduto.

Strano che non si ribellino a Zelensky. Davvero pensano che la UE li aiuterà gratuitamente? Solo perché sono stati aggrediti? Si vede che proprio non ci conoscono!

L’opportunista Casini non si smentisce mai

Pier Ferdinando Casini, versione 2022:

“Il problema non è la NATO: quello che non può accettare Putin è il contagio democratico ai confini della Russia”.

Pier Ferdinando Casini, versione 2015 (dopo le sanzioni alla Russia a causa della Crimea):

“Dalla caduta del Muro la NATO ha dato garanzia di non espansione ad est… Adesso diamoci una calmata, non sono un nostalgico della guerra fredda. Ritengo non sia utile spingere sull’acceleratore. Con l’embargo commerciale ci faremo male tutti: c’è già crisi economica e disoccupazione. Chi ha parlato d’ingresso dell’Ucraina nella NATO ha fatto dei danni enormi”.

Certo chiunque col tempo può cambiare idea. La coerenza di per sé non è un valore. Ma sostenere che Putin teme il contagio democratico ai confini del suo Paese è ridicolo. Tutti gli ex Paesi sovietici entrati nella NATO sono i più fascisti e russofobi dell’Europa e della NATO. Solo un politico profondamente ignorante o con pregiudizi ciclopici può non vedere una situazione del genere. Non a caso gli USA vogliono creare una nuova NATO proprio con questi Paesi, più facilmente manovrabili in funzione antirussa.

Non sempre Bonomi piagnucola

Carlo Bonomi, quello che piagnucola perché il reddito di cittadinanza fa concorrenza ai suoi salari da fame, è andato a Kiev a incontrare Zelensky. Gli ha promesso che la filiera produttiva italiana s’impegnerà per la ricostruzione.

Strano questo incontro, poiché di solito sono i governi, rappresentanti degli interessi dei capitalisti, ad andare in giro per il mondo e stipulare accordi economici che favoriscano il capitale dei rispettivi Paesi.

Qui invece abbiamo Confindustria che va direttamente a parlare con un Capo di Stato. Come se la classe dominante italiana avesse ormai bypassato le istituzioni ch’essa stessa ha creato per la tutela e la prosecuzione dei propri interessi.

I padroni fan tutto da soli: non c’è pericolo però che mandino a casa questo governo catastrofico per le sorti del nostro Paese. Anzi per loro più la guerra va avanti e più ci sarà da guadagnare nella ricostruzione.

Uno Stato fallito vuole entrare nella UE

Il 2 giugno la Banca Nazionale ucraina ha aumentato il tasso di sconto dal 10% al 25% annuo: un colpo inaspettato per molte banche.

Ora per i cittadini sarà molto più oneroso contrarre mutui, ricevere prestiti. Il denaro costerà molto di più. Anzi le stesse banche rischiano di fallire. La Kharkiv Megabank è già stata dichiarata insolvente. Se ne salveranno poche. Molto dipenderà se gli azionisti saranno disposti a salvare le proprie istituzioni finanziarie durante o dopo la guerra.

In ogni caso i banchieri non riusciranno a pagare i prestiti ricevuti in precedenza dalla Banca Nazionale (ch’erano a un tasso del 10-11%), anche perché una parte significativa del rifinanziamento è stata investita dalle stesse banche in titoli di Stato del Ministero delle Finanze.

La Banca Nazionale aveva abbassato il tasso di sconto al 6% annuo solo in occasione della pandemia (durata due anni), ma le banche avevano reinvestito i prestiti che coprivano i danni della pandemia in titoli azionari dello stesso Stato, poiché davano un tasso d’interesse del 10-11% e sembrava non esserci alcun rischio. Ora però le banche dovranno pagare il 25-26% annuo sui prestiti della Banca Nazionale e continueranno a ricevere l’11% annuo per i titoli di stato.

Fare entrare nella UE un Paese finanziariamente fallito come questo è assurdo. Non ha neppure un parametro idoneo. Per di più la guerra sta distruggendo “fisicamente” le garanzie per i prestiti bancari, cioè sta portando al fallimento degli affari e delle persone.

Il governo neonazista di Kiev era totalmente incapace di gestire la finanza anche prima della pandemia. Infatti nel periodo 2014-2017 più di 90 banche erano fallite, e la Banca Nazionale non aveva fatto nulla per salvarle.

Queste cose le capisce anche un bambino. Strano che Draghi non le veda.

Di EG

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