Ancora sul conflitto ucraino

Il gas come il digiuno

Oltre all’Ungheria altri nove Paesi europei hanno aperto conti in banche russe nell’ambito del programma di Mosca per accettare pagamenti sul gas in rubli.

L’ha affermato a Kossuth Radio Gergely Gulyas, direttore dell’ufficio del premier ungherese.

La cosa ridicola è che preferiscono non rendere pubblico nulla sul tema.

Sembra di assistere alla vicenda del conte Ugolino: “più che ‘l dolor (per la sorte dell’Ucraina) poté ‘l digiuno (cioè la fame di gas)”.

Mi stupisce poi l’arroganza di Paesi come Finlandia, Lettonia ed Estonia, che dipendono dal gas russo, rispettivamente, per il 94%, 93% e 79%. Chissà a questi premier allocchi quali promesse han fatto…

Meno male che c’è “Fox News”

Il conduttore di “Fox News”, Tucker Carlson, ha detto che Joe Biden è “folle” e dovrebbe lasciare la presidenza:

“Qualcuno ricorda il 25° emendamento?1 Questo non può continuare. Siamo sull’orlo di un conflitto nucleare, con un Paese che minaccia di usare armi nucleari contro di noi. E contiamo su questa persona per avere le capacità motorie necessarie per impedirci di morire tutti”.

Carlson ha osservato che Washington continua a fornire armi all’Ucraina e stanzia miliardi di dollari a Kiev, mentre l’economia e la difesa degli Stati Uniti sono in crisi.

Bisognerebbe però dire a Carlson che Biden è solo un pupazzo come Zelensky: chi tira le fila sta dietro. Gli USA sono un Paese dove la politica conta qualcosa nella misura in cui riflette interessi economici o geostrategici.

Manlio Dinucci mi è sempre piaciuto

Scrive:

Il presidente Biden ha richiesto al Congresso altri 33 miliardi di dollari per armare e addestrare le forze ucraine, che si aggiungono ai 20 miliardi già stanziarti e forniti a Kiev: in totale oltre 50 miliardi di dollari dal 2014.

Allo stesso tempo il segretario USA alla Difesa Lloyd Austin ha incontrato in Germania i rappresentanti di oltre 40 Paesi, tra cui l’Italia, per pianificare altre spedizioni di armi. Ciò comporta una enorme spesa militare in denaro pubblico sottratto alle spese sociali. Ad esempio, l’obice M777 fornito alle forze ucraine può sparare a 40 km 7 proiettili Excalibur al minuto. Ciascun proiettile costa 112.000 dollari. Quindi in un minuto l’obice spara proiettili del costo equivalente a 25 stipendi lordi annui (secondo la media italiana).

Dicono che investire nel settore militare-industriale fa lavorare molte persone. A parte che questo discorso è immorale, ma è anche falso sul piano economico. Agli inizi di questo millennio l’americana University of Massachusetts disse che se 1 miliardo di dollari investito nella difesa crea 8.500 posti lavoro, gli stessi soldi investiti in spese mediche creerebbero 12.800 posti lavoro, nel settore dei trasporti 19.000 e nell’istruzione 17.000.

Non solo, ma il commercio di armi, che rappresenta tra il 2 e il 2,5% del commercio mondiale, è responsabile del 50% della corruzione mondiale, poiché la vendita delle armi avviene solo ad alti livelli, al di fuori delle regole dei mercati e dove invece una regola fissa sono le laute commissioni.

Ucraina bis: Georgia e Moldova?

Mi sa che presto ci metteremo a parlare della Georgia e della Moldova, poiché queste due nazioni stanno chiedendo di entrare in fretta nella UE, pur avendo entrambe delle controversie irrisolte al proprio interno: quella dell’Ossezia del Sud e dell’Abcasia nella prima e quella della Transnistria nella seconda. Tutte repubbliche autonome (russofone e russofile) non riconosciute da nessuno se non dalla Russia nel 2008 e da poche altre nazioni dell’ONU e al di fuori dell’ONU.

In genere la UE non concede l’ammissione a nessun Paese se prima non risolve le proprie gravi questioni interne. Ma è probabile che anche questa volta, come per l’Ucraina, voglia fare un’eccezione, visto che in gioco vi è la possibilità di dar fastidio alla Russia, inducendola a compiere nuove guerre.

L’Ossezia del Sud sta persino meditando un referendum per unirsi completamente alla Russia. Ed è probabile che anche l’Abcasia lo farà. Ancora in dubbio è se nell’attuale guerra russo-ucraina il Donbass si congiungerà direttamente alla Transnistria dopo l’occupazione di Odessa.

In Moldova il problema si chiama appunto Transnistria. L’autoproclamata repubblica occupa una fettina di spazio ai confini con l’Ucraina. La presidente della Moldova, Maia Sandu, chiede il ritiro delle truppe russe.

Ucraina, Georgia e Moldova sono legate all’Unione Europea da un accordo di associazione stipulato nel 2014. Certo che se anche queste nazioni ne faranno parte, il baricentro del nostro continente si sposterà sempre più a est. Diventerà preponderante il peso degli Stati nati dalla frantumazione dell’Unione Sovietica o che facevano parte del Patto di Varsavia.

Gli Stati UE dell’Europa dell’Est già da anni si distinguono per le spiccate tendenze antirusse. Danno l’impressione di non essere riusciti a metabolizzare la loro storia recente. E in questo senso vengono più facilmente strumentalizzati dagli americani, che cercano sempre dei pretesti per occupare la Russia.

L’Europa dell’Ovest, Italia compresa, si limita a pagare fior di quattrini per accompagnare la conversione al neoliberismo economico degli ex-sovietici.

Rapporti tesi tra Russia ed Estonia

Esiste un accordo sui confini tra Russia ed Estonia del 2014 che quest’ultima ha dichiarato di non voler più rispettare, poiché secondo il partito popolare conservatore si stanno concedendo abusivamente a un Paese straniero il 5,2% delle terre, delle acque e dello spazio aereo dell’Estonia. In tutto sono 294 km di confine. In particolare la controversia verte sulle due città di Narva e di Ivangorod, con la seconda che sorge sulla sponda orientale del fiume Narva. È sul territorio russo ma rivendicata, ai sensi del Trattato di Tartu (firmato nel 1920 ma abrogato nel 1940), dalla capitale Tallinn.

È evidente la volontà estone di provocare la Russia aprendo un’ulteriore disputa territoriale. In Estonia vivono 320.000 persone (1/4 della popolazione) la cui lingua madre è il russo: si concentrano al 90% nella parte orientale. Un rapporto del 2008 del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha descritto come “estremamente credibile” l’appellativo di “discriminatoria” dato alla politica nei confronti della minoranza russa.

I Paesi Baltici sono membri dell’Unione europea e della Nato dal 2004. Secondo l’agenzia avia.pro oggi l’Estonia non fornisce solo missili anticarro Javelin all’Ucraina, ma è in procinto di trasferirvi anche due tipologie di missili israeliani molto efficaci. Gli Spike NLOS ATGM anticarro sono in grado di colpire bersagli a distanze fino a 25 km (sono stati loro a fornire all’Azerbaigian un vantaggio incondizionato durante la guerra in Karabakh). Ma sono i sistemi di difesa costiera e i missili da crociera Blue Spear a rappresentare una minaccia molto maggiore, poiché i missili sono in grado di colpire bersagli di superficie a distanza di circa 400 km, il che dà all’Ucraina l’opportunità di prendere il controllo della maggior parte del Mar Nero.

I rapporti della Russia coi Paesi Baltici sono piuttosto compromessi: il ministero degli Esteri russo ha decretato la chiusura dei consolati di Lituania, Estonia e Lettonia a San Pietroburgo e Pskov, come ritorsione alla chiusura dei propri consolati. E tra un po’ si rischia la rottura anche a livello di ambasciate.

Interessante Ted Snider

Interessante art. di Ted Snider apparso su “Visionetv”. Lo intercaleremo con nostre considerazioni.

Negli USA la propaganda che plasma la percezione della guerra in Ucraina viene ideata dalla CIA, raccontata dal Dipartimento di Stato e poi pubblicata dai media.

Chi doveva essere eroe e chi il cattivo è un’operazione decisa fin dall’inizio. I media hanno creato il mito della “guerra non provocata” per creare il concetto di supercriminale, che è necessario per giustificare e alimentare la guerra.

Come se la NATO non avesse infranto la sua promessa di non invadere i confini della Russia. Come se le preoccupazioni per la sicurezza della Russia non fossero state ignorate. Come se la Russia non fosse stata circondata da basi militari e missili. Come se l’Ucraina non fosse stata letteralmente ricoperta di armi. Come se Eltsin e Putin non avessero protestato per la situazione e tracciato le linee rosse (per anni), poi comunque oltrepassate.

Le falsità sono iniziate sin dal primo giorno di guerra: una nave russa puntò i suoi cannoni contro Snake Island e chiese la resa delle forze ucraine. Coi supercriminali russi da una parte e i supereroi ucraini dall’altra, gli ucraini hanno coraggiosamente sfidato i russi e i russi hanno ucciso spietatamente gli ucraini. Le guardie ucraine “sono morte eroicamente“, ha detto Zelensky, promettendo che “tutte saranno insignite postume del titolo di Eroe dell’Ucraina”. Le guardie però erano state soltanto catturate e rilasciate dopo pochi giorni.

Di tali fake news a favore degli ucraini questa guerra è piena. Zelensky ha mentito sin dal primo giorno e non ha più smesso di farlo, come se lui stesso facesse parte di una regia occulta, che gli chiedesse semplicemente di continuare a fare il mestiere che meglio sapeva fare: l’attore. Doveva solo trasformarsi da comico a melodrammatico. E imparare a memoria i discorsi che altri gli avrebbero dato.

L’importante era cancellare il ruolo criminale dei neonazisti, soprattutto nella guerra civile in Donbass, un ruolo che ha impedito di firmare gli accordi di Minsk e che ha fatto saltare tutte le trattative di pace con la Russia. Se lui venisse catturato vivo dai russi, sarebbe un problema serio per gli americani.

Parte della sceneggiatura doveva dipingere i russi come spietati killer di innocenti civili. Non dovevano semplicemente ucciderli, ma farlo da veri e propri supercriminali. Ecco perché gli stessi neonazisti devono essere spietati coi loro stessi concittadini, quando ciò può servire per dar la colpa ai russi.

Tuttavia il primo giornale a smentire questa narrazione è stato “Newsweek”, le cui fonti avevano rivelato che l’esercito russo mostrava moderazione nei suoi attacchi a lungo raggio e che sostanzialmente stava colpendo obiettivi militari o fornendo supporto aereo ravvicinato alle forze di terra, senza bombardare le città in maniera indiscriminata.

La stessa affermazione fatta da Biden secondo cui Putin aveva pianificato possibili attacchi con armi chimiche, non aveva alcun riscontro. Questo perché anche lui deve recitare una parte decisa altrove. D’altronde la campagna di disinformazione è coordinata dal Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca.

La stessa idea di presentare un Putin debole, incompetente e disconnesso, fuorviato dai suoi consiglieri in merito alle decisioni militari da prendersi, era completamente falsa. Però tutti i media italiani l’han bevuta. Un analista geopolitico come Dario Fabbri, sempre presente al tg speciale di LA7, la ripete ancora oggi.

In realtà Putin aveva deciso di concentrare il grosso delle sue forze su Kiev per dimostrare che la città avrebbe potuto essere occupata o distrutta abbastanza facilmente e che, ciononostante, i russi non l’avrebbero fatto, essendo disposti a una trattativa senza spargimento di sangue. Il piano B scattò solo quando ci si rese conto che il governo di Kiev non era in grado di decidere autonomamente.

Tuttavia se il piano A prevedeva di mantenere un unico Stato disposto a riconoscere l’autonomia alle due repubbliche del Donbass, la Crimea alla Russia e ad accettare definitivamente gli Accordi di Minsk, il piano B invece prevede la separazione dell’Ucraina in due Stati e l’unione di tutto il Donbass alla Transnistria, inclusa ovviamente l’occupazione di Odessa.

Altra falsità quella secondo cui la Russia avrebbe chiesto alla Cina di fornire armi. Ideata per offrire agli USA il pretesto per sanzionare Pechino.

Per gli americani, abituati a inventarsi storie nella cinematografia, ogni guerra deve essere supportata da una montagna di falsità.

Fonte: visionetv.it

Nota

1 Il 25° emendamento alla Costituzione degli USA consente di rimuovere il presidente dall’incarico se dichiarato incompetente.

Di EG

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