Ancora sul conflitto ucraino

A rischio la raffineria Isab di Priolo

A causa delle sanzioni petrolifere verso la Russia si sta paventando l’ipotesi della chiusura della raffineria Isab di Priolo Gargallo (provincia di Siracusa), che Litasco SA (con sede in Svizzera) ha acquistato qualche anno fa dal Gruppo Erg. È la più grande che abbiamo in Italia.

Ciò porterebbe a un tracollo finanziario dell’intera zona, dato che il 50% del PIL proviene proprio dalla raffineria. I 10,6 milioni di tonnellate (in media) di greggio raffinato l’anno costituiscono il 13,6% del totale nazionale, ma la capacità di raffinazione può raggiungere i 19,4 milioni di tonnellate di greggio l’anno (circa il 22,2% del totale nazionale).

I posti di lavoro (tra i 1.000 effettivi e indotto) che andrebbero perduti si stima siano circa 10.000.

La totalità del greggio lavorato arrivava dai pozzi controllati da Lukoil, mentre ancora non era soggetta a sanzioni. Tuttavia il fondatore e comproprietario della Lukoil (la più grande compagnia petrolifera privata russa) ha rassegnato le dimissioni pochi giorni dopo che lui e altri magnati russi erano stati sanzionati dall’Australia e dal Regno Unito per l’operazione russa in Ucraina.

Il governo Draghi starebbe valutando la nazionalizzazione temporanea della raffineria. Ma guarda, diventa comunista suo malgrado!

Europa furiosa contro la Svizzera

L’Europa è furiosa: la Svizzera neutrale impedisce la fornitura di munizioni tedesche all’Ucraina. Infatti se è vero che le munizioni di fabbricazione svizzera vengono utilizzate per i veicoli da combattimento della fanteria tedesca di tipo Marder, è anche vero che il governo svizzero ne limita la riesportazione in Ucraina ponendo il veto alle richieste della Germania.

Sinceramente parlando fa un po’ ridere la neutralità svizzera, che approva tutte le sanzioni ma non l’invio di armi. Come se le sanzioni economiche non fossero armi contro i cittadini russi.

Scholz comunque ha detto che la possibilità di fornire armi dalle scorte della Bundeswehr è quasi esaurita.

T’immagini se in questo momento la Russia dichiarasse guerra a una Germania disarmata? Chi vincerebbe? Anche tutte le altre nazioni della NATO si stanno disarmando per rifornire gli ucraini. E ciò serve solo per prolungare l’agonia.

Mentana e Fabbri

Enrico Mentana e Dario Fabbri non se la possono prendere che nel Donbass e nella Transnistria ci siano così tanti filorussi che festeggiano la loro liberazione dal regime oppressivo di Kiev.

Ancora non hanno capito che in Ucraina ci sono due nazioni che i neonazisti volevano ridurre a una. Pensavano che l’assenza di valori tipica di noi occidentali fosse presente anche tra i russofoni.

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Mentana e Fabbri su LA7 travisano completamente il discorso di Putin alla parata riferito al progetto del governo di Kiev di porre fine all’autonomia delle due repubbliche del Donbass e della Crimea.

Secondo loro Putin si riferiva a un attacco sostenuto dalla NATO. Ma questo è ridicolo, poiché l’Ucraina non fa parte della NATO. L’attacco sarebbe stato fatto dall’esercito e dai neonazisti ucraini entro la prima metà di marzo 2022 (come risulta dai documenti ritrovati dall’esercito russo), dopodiché Kiev avrebbero chiesto di entrare nella NATO (come preventivato dalla Costituzione), in quanto sarebbe stato impossibile che la Russia non avesse reagito.

Di qui il fatto che Putin parli di “intervento preventivo”, che ha colto gli ucraini di sorpresa.

Missouri e Lousiana contro Washington

Gli Stati americani Missouri e Louisiana hanno intentato una causa contro l’amministratore Biden e diversi alti funzionari per presunta “collusione con società di social media per sopprimere la libertà di parola” col pretesto di combattere la “disinformazione”.

La causa intentata sostiene che l’amministrazione di Biden sia collusa e abbia fatto pressioni sui giganti dei social media Meta, Twitter e Youtube per sopprimere e censurare la libertà di parola su argomenti come la storia del laptop di Hunter Biden, la Lab Leak Theory1, il mandato delle mascherine, il lockdown, le origini del Covid-19 e altri aspetti.

Un Paese normale…

In un Paese normale, veramente democratico, i politici, prima d’imporre sanzioni alla Russia, avrebbero dovuto consultare come minimo gli imprenditori e gli economisti. Invece ora devono fare marcia indietro perché, non avendo alcuna cognizione della realtà, stanno portando il Paese al baratro.

Un governo di cialtroni e di arroganti, viziati da ideologie che ricordano la guerra fredda…

Incredibile intervista a Richard Black

Mike Billington, dell’Executive Intelligence Review e dello Schiller Institute, ha intervistato il colonnello e senatore americano Richard Black.

Il quale ha detto, senza giri di parole: la Russia è forse più ricca di risorse naturali di qualsiasi altra nazione sulla Terra. È un grande produttore di grano, petrolio, alluminio, fertilizzanti, un numero enorme di cose che sono legate all’intera economia globale. Impadronirsene sarebbe una gran cosa. Anche nei confronti dell’Ucraina si è cercato di farlo.

Gli occidentali hanno iniziato a muoversi contro la Russia, quasi immediatamente dopo la dissoluzione dell’URSS nel 1991, cui ha fatto seguito quella del Patto di Varsavia.

Non c’era motivo che la NATO continuasse ad esistere, anche perché la Russia voleva disperatamente far parte dell’occidente. Il capo di Gazprom, la più grande compagnia in Russia, mi diceva che lottavano per rendere i loro media liberi come in occidente. Ci vedevano molto più liberi e aperti di quanto non lo fossimo.

Sono passati da un Paese ufficialmente ateo alla nazione di gran lunga più cristianizzata d’Europa. Il governo stesso sosteneva la Chiesa ortodossa. Hanno cambiato la loro Costituzione per dire che il matrimonio era tra un uomo e una donna. Sono diventati molto restrittivi sulla pratica dell’aborto. Hanno fermato la pratica delle adozioni straniere.

Purtroppo per loro però gli Stati Uniti hanno da molto tempo una strategia politico-militare di espansione dell’impero. L’abbiamo fatto in Medio Oriente, e dopo abbiamo cercato di muoverci verso l’Europa dell’est, quasi fino al confine russo.

Agli USA e alla NATO non interessa quanti ucraini muoiono: per loro conta vincere. Li stiamo rifornendo di moltissime armi, ma alla fine penso che la Russia vincerà.

Putin ha fatto uno sforzo disperato per fermare la marcia verso la guerra nel dicembre 2021, perché in quel momento l’Ucraina stava raccogliendo truppe per attaccare il Donbass. Ma la NATO non ha mai cominciato dei negoziati seri.

È stato a quel punto che Putin ha deciso che doveva colpire per primo. Non era un attacco pianificato, almeno non come quello di Hitler alla Polonia, dove la regola standard era che chi attacca deve sempre avere un vantaggio di 3 contro 1, nei carri armati, nell’artiglieria, negli aerei e negli uomini.

La Russia invece, quando è entrata in guerra con poco preavviso, era addirittura in minoranza rispetto alle forze ucraine: 160.000 uomini contro 250.000! Non solo, ma i militari russi avevano l’ordine di non causare eccessive perdite agli ucraini, perché li consideravano come fratelli slavi.

Pur dominando lo spazio aereo, i russi non hanno bombardato le centrali elettriche, i sistemi dei media, i sistemi idrici e ferroviari, i ponti e così via. Non hanno neppure bombardato gli edifici nel centro di Kiev, né quelli dove si riunisce il Parlamento. Volevano fare un intervento breve e tornare alla normalità. Ma non ha funzionato. La resistenza ucraina era sorprendentemente forte. E così la faccenda è diventata molto più seria. Sicché penso che la decisione sulla pace non venga presa a Kiev ma a Washington. Saranno soltanto gli USA a decidere quando la guerra finirà. Ma è anche vero che i russi non possono permettersi di non vincere questa guerra.

La cosa più curiosa è che l’Ucraina non ha alcun significato per gli americani.

Fonte: movisol.org

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Altre cose interessanti ha detto Richard Black:

Se si guarda alla Russia, le truppe che sono andate a combattere in Ucraina non avevano, per la maggior parte, mai visto un combattimento prima. Sono un esercito di tempo di pace. La Russia non combatte guerre all’estero. La Siria è l’unico impegno estero significativo che ha avuto.

Confrontate questo con gli Stati Uniti, dove letteralmente parlando, se un soldato va in pensione oggi dopo 30 anni di carriera nell’esercito, non avrà servito un solo giorno in cui gli Stati Uniti erano in pace.

E il nostro modo di combattere è del tutto diverso. Quando abbiamo invaso l’Iraq la dottrina era quella dello “shock and awe”, secondo cui si deve distruggere tutto ciò che è necessario per sostenere la vita umana e il funzionamento di una città: la fornitura d’acqua e di elettricità, il riscaldamento, il petrolio, la benzina, tutti i ponti principali. E poi andiamo a distruggere tutto il resto. Abbiamo bombardato obiettivi militari e civili senza molta discriminazione. La coalizione ha effettuato 100.000 sortite in 42 giorni. Confrontatelo con i russi, che hanno effettuato solo 8.000 sortite nello stesso periodo. E tenete presente che l’Iraq è un Paese relativamente piccolo. L’Ucraina è un Paese enorme.

Una grande fake news inventata dagli USA è stata quella relativa alla distruzione di Aleppo, la più grande città della Siria, dove avvenne una battaglia terribilmente feroce dal 2012 al 2016.

La Russia era estremamente riluttante a farsi coinvolgere nei combattimenti in Siria. La guerra era iniziata nel 2011, quando gli Stati Uniti avevano mandato agenti della CIA per iniziare a coordinarsi con al-Qaeda e altri gruppi terroristici. Noi eravamo stati convinti sostenitori di al-Qaeda molto prima che la guerra iniziasse ufficialmente. Noi sosteniamo al-Qaeda anche oggi, dove sono bloccati nella provincia di Idlib.

La CIA li ha forniti nell’operazione segreta Timber Sycamore. Abbiamo dato loro tutte le armi anticarro, tutti i missili antiaerei. E Al Qaeda è sempre stata la nostra forza per procura sul terreno. Insieme all’ISIS hanno portato avanti la missione degli Stati Uniti. È così che siamo entrati in questa guerra, senza essere invitati dalla Siria.

Gli Stati Uniti hanno una politica strategica di usare mercenari per combattere le guerre. E il nostro obiettivo era quello di rovesciare il legittimo governo della Siria, e per farlo abbiamo usato dei mercenari che erano i più vili di tutti i terroristi. La stessa cosa si sta facendo oggi in Ucraina.

Ad Aleppo l’esercito siriano, con gli Hezbollah, era molto efficace; c’erano anche alcune truppe addestrate dall’Iran, ma erano più che altro forze guidate da generali siriani. E hanno combattuto in questa battaglia urbana feroce per quattro anni, prima che la Russia intervenisse. Dopo quattro anni la città di Aleppo era stata completamente distrutta. A quel punto i russi, su invito del governo legittimo della Siria, sono entrati in guerra, non come forza di terra significativa, ma come forza aerea molto efficace, che completava la forza aerea siriana.

L’aiuto russo è stato in grado di rovesciare l’equilibrio e Aleppo è stata la grande vittoria di tutta la guerra siriana. La Russia non è in alcun modo responsabile della massiccia distruzione della città di Aleppo.

Gli Stati Uniti avevano conquistato due parti importanti della Siria. Una è il fiume Eufrate, l’area che copre circa 1/3 della parte settentrionale della Siria. Abbiamo messo le truppe sul terreno, illegalmente, contro ogni diritto internazionale.

John Kerry, allora Segretario di Stato, era frustrato dalla tremenda vittoria delle forze armate siriane contro al-Qaeda e l’ISIS. E ha detto: “Dobbiamo passare al piano B”, cioè all’acquisizione americana della parte settentrionale della Siria. L’importanza di prendere quella parte della Siria era che è il granaio di tutto il popolo siriano. La Siria aveva in realtà una grande eccedenza di grano e la gente era molto ben nutrita prima della guerra. Volevamo portare via il grano, per far morire di fame il popolo siriano.

L’altra cosa che siamo riusciti a fare è stata quella di impossessarci della maggior parte dei giacimenti di petrolio e di gas naturale. Questi venivano prodotti anche nella parte settentrionale, oltre l’Eufrate. L’idea era che rubando il petrolio e il gas, avremmo potuto fermare il sistema di trasporto e allo stesso tempo, durante gli inverni siriani, avremmo potuto congelare a morte la popolazione civile siriana, che in molti casi viveva nelle macerie, dove questi eserciti terroristi, con divisioni meccanizzate, avevano attaccato e distrutto totalmente queste città, lasciando la gente a vivere in piccole sacche di macerie. Volevamo affamare e congelare a morte il popolo siriano, questo era il piano B.

Non riuscivano a capire come un Paese di 23 milioni di abitanti potesse resistere per più di dieci anni. Stavano combattendo contro i 2/3 di tutte le forze militari e industriali del mondo.

È stato così che il Congresso degli Stati Uniti ha imposto le sanzioni Caesar, le più brutali mai imposte a una nazione. Durante la seconda guerra mondiale, le sanzioni non erano neanche lontanamente così dure come quelle imposte alla Siria.

Ufficialmente non eravamo in guerra con la Siria, eppure abbiamo messo un blocco navale intorno al Paese. Abbiamo svalutato la loro valuta attraverso il sistema SWIFT per i pagamenti internazionali, il che ha impedito loro di comprare medicine.

Una delle ultime cose che abbiamo fatto è stata un’esplosione nel porto di Beirut: è saltata una nave carica di fertilizzante al nitrato di ammonio. Ha ucciso centinaia di libanesi. Ha ferito migliaia e migliaia di persone, ha distrutto l’economia del Libano. E, soprattutto, ha distrutto il sistema bancario libanese, ch’era una delle poche linee di vita rimaste con la Siria. Ritengo che questa esplosione sia stata orchestrata, e sospetto che la CIA sapesse chi era responsabile di questa azione per distruggere il porto di Beirut.

In ogni caso siamo noi che controlliamo i media di tutto il mondo, al punto di poter cancellare qualsiasi discussione su ciò che sta realmente accadendo.

I due video sono qui:

youtube.com/watch?v=dcp0TYx_eUI&t=328s

youtube.com/watch?v=0T6mgx5XqZ0&t=260s

Svolta epocale in Irlanda

In Irlanda il partito indipendentista Sinn Féin di Michelle O’Neill ha per la prima volta superato alle elezioni il partito stabilmente detentore del potere (il DUP) fedele a Londra.

È una svolta epocale, poiché dal 1921, cioè da quando esiste l’Irlanda del Nord, il primo ministro è sempre stato espressione di partiti che promuovevano un’Irlanda del Nord subordinata al potere centrale di Londra.

I repubblicani d’Irlanda hanno tenuto salda la loro volontà di autodeterminazione, ma ci hanno messo un secolo, stando in minoranza, per arrivare oggi a raggiungere la maggioranza.

Sinn Féin è rimasto dalla parte dell’Irlanda unita, con il potere (e anche l’esercito) contro, dando una testimonianza convincente a qualunque forza autonomista.

Ora vedremo come si comporterà Londra. Non ha riconosciuto le due repubbliche del Donbass. Manderà i carri armati in Irlanda quando la parte Nord vorrà unirsi alla parte Sud?

Europa isolata dalle sue stesse sanzioni

Putin ha decretato il 3 maggio che la Russia non dovrà più esportare prodotti e materie prime a entità negli Stati che abbiano imposto sanzioni alla Russia, e vieta le transazioni con persone ed entità che Mosca ha sanzionato.

Ricordiamo che la Russia è fra i principali esportatori di una serie di materie prime importanti e di materiali rari.

Ci stiamo suicidando economicamente. Se questo provvedimento vale anche per le materie prime energetiche, dovremo per forza continuare la guerra, cercando di vincerla a tutti i costi, fino a occupare la stessa Russia. A meno che i beni della Banca centrale russa e delle singole persone giuridiche non vengono scongelati, essendo stati violati i diritti di proprietà. O a meno che noi non si voglia tornare al Medioevo.

Fonte: scenarieconomici.it

Anomale incongruenze

In questa guerra russo-ucraina l’occidente ha questo strano atteggiamento: da un lato ritiene, schematicamente, che esista un aggredito e un aggressore (di un film lungo 8 anni vede solo gli ultimi 76 giorni); dall’altro ritiene, pregiudizialmente, che Putin accampi solo pretesti.

Ora, com’è possibile realizzare un compromesso quando noi occidentali non ci assumiamo alcuna responsabilità? Non solo, ma se diamo per scontato che la controparte non sia mai affidabile, qualunque intesa non è forse destinata a durare come gli Accordi di Minsk, cioè pochissimo?

A questi livelli la soluzione del conflitto è possibile solo sul piano militare. Cioè le condizioni della pace verranno imposte solo dal più forte.

Il giornalista Federico Rampini ha detto su LA7 che non possiamo chiedere agli ucraini di arrendersi per permettere ai russi di offrire delle condizioni di pace. Cioè secondo lui la guerra va portata avanti, se necessario, sino all’ultimo ucraino. Fa lo stesso discorso dei neonazisti rinchiusi nell’Azovstal. “Non ci arrenderemo mai ai russi, che per noi sono animali”.

Come generale, Rampini sarebbe stato un disastro assoluto per le sue truppe.

Nota

1 L’idea che il virus del Covid-19 fosse stato rilasciato da un laboratorio (accidentalmente o deliberatamente) è apparsa all’inizio della pandemia, ma su questo non si è mai fatto chiarezza.

Di EG

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