Ancora sul conflitto ucraino

Le sanzioni alla Russia distruggono la UE

L’Unione Europea fornirà a Ungheria, Cekia e Slovacchia l’opportunità di mantenere le importazioni di petrolio russo fino alla fine del 2024. Tutti gli altri Paesi dovranno invece abbandonare l’import entro la fine di quest’anno.

Ma il premier Viktor Orban ha già detto che l’Ungheria ha bisogno di almeno 5 anni e anche molti soldi per abbandonare il petrolio russo e riorganizzare gli stabilimenti.

È una situazione pazzesca. Praticamente in Europa non è possibile, se non in via del tutto eccezionale, dissentire dai diktat che piovono dall’alto. A queste condizioni è meglio uscire dall’Unione. La sovranità nazionale è andata a farsi friggere.

Tra l’altro si vuole abolire il principio del processo decisionale solidale nelle scelte più importanti, cioè si chiede di rinunciare al diritto di veto dei Paesi membri. L’opinione dei singoli Stati e dei loro cittadini non varrà un fico secco.

Fonte: comedonchisciotte.org

Nel nostro Parlamento dov’è la democrazia?

Un fatto senza precedenti: il presidente Vito Petrocelli della Commissione Affari Esteri del Senato, che si era permesso di dire di non inviare armi in Ucraina e di garantire all’Italia la neutralità, è stato messo nelle condizioni di dimettersi per volontà dei partiti atlantisti e guerrafondai (PD in testa). E la carica, come noto, non è sfiduciabile. Però 20 su 22 componenti si sono dimessi (gli unici due erano lui stesso e Emanuele Dessì, ex 5Stelle che ora rappresenta il partito comunista di Marco Rizzo). I pentastellati lo vogliono espellere dal partito.

Mi chiedo chi voteremo alle prossime elezioni.

Fonte: youtu.be/sSnhtnqBLoM

Una crisi alimentare senza precedenti

Già nel 2012 gli scienziati prevedevano che il cambiamento climatico e la mancanza di acqua pulita avrebbero creato carenza di cibo e che il mondo sarebbe diventato vegetariano entro il 2050.

Nel 2019 gli esperti delle Nazioni Unite avvertirono che il cambiamento climatico stava minacciando l’approvvigionamento alimentare mondiale.

Nello stesso anno il Regno Unito si aspettava una carenza di cibo a causa della Brexit.

Poi è venuta la pandemia che ha bloccato i traffici commerciali.

E ora la guerra in Ucraina e le sanzioni contro la Russia, che hanno stimolato le speculazioni sui cereali, oltre che sui prodotti energetici. L’aumento del prezzo del petrolio ha effetti a catena in ogni settore industriale, ivi incluso quello agricolo.

Peraltro è in corso la più grave epidemia d’influenza aviaria che si sia mai vista: migliaia di nuovi casi vengono registrati ogni giorno dalla Finlandia alla Russia e agli USA, dal Canada all’India fino all’Asia Orientale, e non si tratta solo di uccelli selvatici, ma anche di animali allevati nei pollai (come galline, polli e tacchini) che devono essere abbattuti.

L’amministrazione Biden ha iniziato a spingere gli agricoltori ad aggiungere terreni agricoli a un programma finanziato dal governo federale volto a preservare l’ambiente. Quindi in pratica sta pagando gli agricoltori per non coltivare!

Il mercato dei fertilizzanti, di cui Ucraina e Russia sono grandi produttori, è crollato.

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio

L’aiuto totale all’Ucraina da parte degli USA è arrivato a oltre 53 miliardi di dollari in soli due mesi. A questi si aggiungono i finanziamenti per l’invio di armi da parte della Regno Unito e dei Paesi della UE.

Assurdo pensare che questa non sia una guerra per procura dell’occidente contro la Russia. Siamo a un passo dalla guerra totale.

Pretendere poi (come ha detto Draghi) che la Russia metta a disposizione i porti della costa nord del Mar Nero per permettere l’export dei cereali verso tutto il mondo, non ha alcun senso. Prima bisogna arrivare alla pace. Peraltro quel mare è pieno delle mine messe dagli ucraini.

Gli ucraini ci mettono alle strette

Gli ucraini intendono bloccare le forniture di gas russo in transito sul loro territorio e diretto verso Slovacchia, Ungheria, Austria, Romania e Italia, incolpando Mosca della difficoltà negli approvvigionamenti. Il pretesto è che le forze di occupazione interrompono le operazioni di pompaggio. Stiamo parlando di circa il 18% del flusso come ammanco quotidiano. La stazione di pompaggio sarebbe quella di Sokhranivka.

Gazprom non vede alcun problema tecnico né ha ricevuto alcuna lamentela, ma prende atto della richiesta dell’operatore ucraino e non manderà gas a Sokhranivka. Tuttavia si rifiuta di reindirizzare il gas a Sudzha, come vorrebbero gli ucraini, poiché in base al contratto ciò non è tecnologicamente possibile.

Noi europei siamo sotto ricatto e quindi prepariamoci al peggio.

Fonte: corriere.it

Siamo a un passo dalla guerra totale

Gran Bretagna e Svezia hanno firmato una dichiarazione sulle garanzie di sicurezza reciproca, che prevede cambiamenti fondamentali nel campo della difesa e della cooperazione militare tra i Paesi.

L’accordo firmato prevede l’aumento dello scambio di informazioni di intelligence tra i Paesi, lo svolgimento di esercitazioni congiunte e il rafforzamento della cooperazione in caso di spostamenti di truppe e attrezzature militari. Le navi da guerra britanniche sarebbero a quel punto dispiegate nel Mar Baltico.

L’accordo difensivo con le due nazioni scandinave copre il periodo transitorio di adesione alla NATO dei due Paesi. Un periodo delicato, poiché se la Russia attaccasse, non ci sarebbe l’art. 5 che obbliga gli altri Stati della NATO a intervenire in automatico.

A questo punto la guerra totale è quasi assicurata. La Russia non può avere un altro Paese NATO ai propri confini e altri due che le impedirebbero l’accesso al Mar Baltico.

Poi Draghi viene a parlare di trattative di pace. È incredibile come quest’uomo, nella sua conferenza stampa, riesca a prendere come oro colato tutto quanto dice Biden, che come parla mente. Persino mentre Draghi parlava, la portavoce della Casa Bianca sosteneva che non c’erano le condizioni per una trattativa, in quanto Putin non era disponibile.

Poi dire che deve essere l’Ucraina a decidere le condizioni della pace, è alquanto imbarazzante, se non ridicolo. Nemmeno Biden è in grado di deciderle da solo, se non come rappresentante del Deep State. Negli USA sono gli apparati che comandano.

Disastro nello Sri Lanka

Sri Lanka (che si stava avvicinando troppo alla Cina) nel caos dopo il default: l’ex-premier salvato dall’esercito nella sua residenza. La situazione è molto tesa: 103 abitazioni e 88 veicoli, per lo più appartenenti a ministri, deputati e politici (membri del partito al potere), sono stati bruciati o danneggiati in tutta l’isola.

È il futuro che attende l’Italia? No, perché Draghi se ne sarà già andato negli USA. Dicono che lascerà il governo entro l’estate. Secondo lui non ci sarà alcuna recessione, poiché l’anno scorso abbiamo ottenuto buoni risultati. Vive sulla Luna, soprattutto quando dice che va posto un tetto massimo al prezzo del prodotti energetici.

Di EG

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