Ancora sul conflitto ucraino

Quali alternative all’occidente?

A volte mi chiedo: per porre fine all’egemonia unipolare degli USA c’era bisogno di far scoppiare una guerra? Non bastava troncare del tutto i rapporti economici e finanziari? La Russia aveva bisogno di sapere che la NATO, gli USA e la UE non avrebbero mai accettato il suo intervento militare in Ucraina? Non lo poteva dare per scontato? Prima di fare la guerra non poteva ritirare tutti i suoi depositi in dollari ed euro dagli istituti di credito di tutto il mondo? Aveva forse bisogno di un casus belli? Fino ad oggi chi ha obbligato la Russia a preferire come partner commerciali la UE e gli USA? Chi le ha impedito di scegliere la Cina, l’India, l’Africa, il Sudamerica…? Le sanzioni che aveva già subito nel 2014, dopo l’annessione della Crimea, non erano sufficienti per troncare definitivamente i rapporti con l’occidente? Davvero c’era solo la necessità di evitare il genocidio dei filorussi del Donbass? O quella di denazificare l’Ucraina? O quella d’impedirle d’entrare nella NATO? O c’erano anche esigenze interne? Esigenze non tanto relative alla sicurezza militare, anche se effettivamente la NATO appare sempre più minacciosa, ma esigenze politiche e culturali, relative all’identità stessa della Federazione Russa, alla sua tenuta come “impero”…

Si ha cioè l’impressione che Putin esprima l’insoddisfazione di una larga fetta della popolazione russa nei confronti degli oligarchi, delle contraddizioni capitalistiche del suo Paese, della sua arretratezza economica rispetto agli standard occidentali. Questa guerra sembra essere voluta per realizzare una sorta di regolamento di conti ad uso interno. È come se si volesse far capire che la Russia non potrà mai diventare come un Paese occidentale, poiché non ne condivide gli stessi valori, la stessa cultura… Pertanto chi pensava che dopo la fine del socialismo reale qualcuno, sfruttando le immense risorse di questo Paese, pensava che si potesse scimmiottare lo squallido stile di vita occidentale, che è prono a esigenze puramente economicistiche, ebbene si sbagliava. E a dimostrazione di ciò è sufficiente vedere la reazione bellicistica degli USA e della UE, che non vedono l’ora di sconfiggere militarmente la Russia per impadronirsi delle sue risorse, o almeno di avere un cambio di regime più favorevole ai loro interessi globalistici.

Insomma l’occidente non ama la Russia così come la Russia ama l’occidente, altrimenti non l’avrebbe sanzionata per la ridicola questione della Crimea e non l’avrebbe costretta a intervenire militarmente dopo che per 8 anni né la UE né l’ONU si sono mai preoccupati di far rispettare gli accordi di Minsk.

Detto altrimenti: Putin sta ponendo le basi per un ritorno al socialismo, seppur non in forma statalizzata, come al tempo dell’URSS, ma in forma mercantile, come si è iniziato a fare nella Cina post-maoista. Con la differenza che mentre in Cina il partito comunista ha voluto conservare l’ideologia del socialismo scientifico (ovviamente riveduta per soddisfare le esigenze del mercato), in Russia invece Putin sembra voglia ritornare ai valori culturali del passato, quelli più religiosi e tradizionalistici, persino pre-borghesi.

Sono tutte operazioni culturali, queste della Cina e della Russia, che lasciano il tempo che trovano. Non possono costituire un’alternativa allo sfacelo dell’occidente.

Funzionamento della NATO

Lungo art. di Enrico Levantino (fondatore di “Cuori Ribelli”) sul funzionamento della NATO che merita d’essere riassunto.

La NATO è l’organizzazione militare integrata del Patto Atlantico, che è un accordo politico firmato a Washington nel 1949 in funzione antisovietica. In particolare è uno strumento di controllo degli USA su un’area di sua competenza, dove gli alleati sono soltanto, nei fatti, dei “soci subalterni”.

All’inizio vi aderirono 12 Paesi europei, che poi si allargarono a 16 con Grecia e Turchia (1952), Germania ovest (1955), Spagna (1982, dopo la fine del franchismo).

Oggi i Paesi sono 30: nel 1999 entrano Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria; nel 2004 Bulgaria, Romania, Slovacchia, Slovenia, Estonia, Lettonia e Lituania; nel 2009 Albania e Croazia; nel 2017 il Montenegro e nel 2020 la Macedonia del Nord.

Altri Paesi sono candidati: Macedonia, Montenegro, Ucraina, Georgia, Bosnia-Erzegovina, Svezia e Finlandia (se entrano questi due Paesi scandinavi la tensione salirà alle stelle, poiché la Russia avrà timore dei 1.300 km di confine con la Finlandia e di non poter più accedere liberamente al Mar Baltico).

Nel periodo di Gorbaciov e Etsin si favorì un rapporto tra NATO e URSS-Russia in funzione antiterroristica (quando il nemico comune era il fondamentalismo islamico), e si cercò anche di ridurre gli arsenali atomici. Oggi tutto questo non esiste più, poiché da quando è stato smantellato il Patto di Varsavia la NATO non ha fatto altro che allargarsi verso l’area est dell’Europa.

Il punto chiave dello Statuto NATO è l’art. 5 in cui viene dichiarato che ogni attacco a una nazione tra quelle appartenenti alla coalizione verrà considerato come un attacco alla coalizione stessa.

Formalmente la gestione di questa alleanza avviene secondo alcuni basilari princìpi democratici:

– le decisioni vanno prese a consenso unanime, anche ai livelli organizzativi più bassi (ogni Paese membro ha il diritto il veto, ma è evidente che le decisioni unanimi vengono concordate prima);

– ogni Paese contribuisce alle capacità militari della NATO secondo un principio di contribuzione volontaria, in funzione del proprio PIL;

– le truppe o i materiali messi a disposizione della NATO, dalle varie nazioni, sono sotto comando permanente della nazione che li esprime, e vengono assegnati alla NATO e impiegati da un Comandante NATO, solo in caso di necessità.

L’organo politico che decide tutto è il Consiglio del Nord Atlantico, formato dai rappresentati permanenti di ogni Paese, cui a volte si affiancano i ministri della Difesa e degli Esteri, oltre ai capi di Stato e di governo.

Il Segretario generale proviene da uno dei Paesi membri europei, presiede il Consiglio e rappresenta la NATO a livello internazionale, ed è affiancato dal vice Segretario generale. La sua nomina è decisa dagli USA.

La struttura militare della NATO è tutta in mano agli USA, anche se i generali si consultano coi generali degli altri Paesi membri. E i generali USA dipendono strettamente dal Pentagono.

Uscire dalla NATO è praticamente impossibile. È come una sorta di “Chiesa”: non esiste una sovranità nazionale in merito alla difesa di una nazione. La difesa è stata semplicemente delegata agli statunitensi. Di fatto la NATO è più importante della stessa Unione Europea, non foss’altro perché vi sono coinvolte 30 nazioni a fronte di 27.

Le truppe NATO, in massima parte americane (circa 70.000), stazionano abitualmente nei vari Paesi membri, in apposite basi fisse.

Gli USA dispongono di oltre il 95% delle testate nucleari e spendono circa il 75% del bilancio militare dell’Alleanza. Il che determina condizionamenti a tutti i livelli, anche politici ed economici.

Delle tre potenze nucleari della NATO (Francia, Regno Unito e Stati Uniti), solo gli Stati Uniti hanno fornito proprie armi nucleari a Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Turchia. Tuttavia i codici necessari per farle esplodere sono sotto il controllo degli USA. Il che non vuol dire che le bombe europee possano essere sganciate solo dagli USA.

Da notare che in Italia non esistono rifugi antiatomici. Le basi NATO sono circa 120 più una ventina segrete. Ospitare le testate nucleari ci rende dei “bersagli”: non ci protegge affatto.

Alla fine degli anni ’90 c’è stato l’intervento della NATO nell’ex Jugoslavia, senza mandato da parte dell’ONU. Il successivo conflitto afghano, nel 2001, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, sancì un nuovo principio: s’invocò l’art. 5 del trattato sulla base di un’interpretazione estensiva di Washington, secondo cui si poteva equiparare un attacco terroristico a un’aggressione militare “ufficiale”. Di qui il coinvolgimento degli Stati membri della NATO.

L’evoluzione del ruolo internazionale della NATO culmina nel 2010 con la sottoscrizione di un documento (a Lisbona), che sancisce definitivamente i seguenti concetti: la NATO può agire anche in maniera preventiva, cioè non è indispensabile che un Paese membro venga attaccato, può far guerra a chi vuole (anche al di fuori dei confini europei: è sufficiente che sia ritenuto “pericoloso”, come accadde in Iraq e in Libia), non occorre un esplicito mandato dell’ONU, per garantire la stabilizzazione in uno Stato è preferibile che vi sia un governo filo-americano.

Dal 1945 gli USA hanno adoperato la violenza contro 22 Paesi. Dei 242 anni dalla sua istituzione ne ha trascorsi solo 16 senza guerre. Non a caso detengono il 57% del mercato mondiale delle armi.

L’avvento del “Concetto strategico” della NATO, formulato nel 2022, delinea il piano militare degli USA per il dominio globale del pianeta. Principali nemici globali vanno considerati Russia e Cina. In linea con tale pianificazione il governo di Kiev intendeva trasformare l’Ucraina in un avamposto della NATO, rafforzando l’accerchiamento militare della Russia e trasformando l’Ucraina nel perno energetico dell’Europa (il che spiega il boicottaggio del gasdotto Nord Stream 2). Naturalmente era inclusa la rottura dei rapporti tra Russia e Unione Europea e la dipendenza energetica della UE nei confronti degli USA, il cui gas è a carissimo prezzo e altamente inquinante.

Fonte: cuori-ribelli.it

Non ho capito Erdoğan

Ha detto che non accetterà l’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO non per timore che il conflitto russo-ucraino si allarghi pericolosamente, ma perché là si sono rifugiati gli oppositori kurdi del PKK, che lui definisce terroristi. E poi ha ribadito che è stato un errore anche quello di far entrare la Grecia nell’Alleanza (così infatti gli è stato impedito di poterla attaccare come e quando gli pareva).

Quindi se la UE gli desse ragione, non solo i due Paesi non entrerebbero nella NATO, ma verrebbe confermata la natura terroristica del PKK, esattamente come hanno sempre detto anche gli USA e la UE, mentre per il resto del mondo è un partito legittimo.

In ogni caso la situazione si potrebbe sbloccare a favore dell’ingresso nella NATO semplicemente se i due Paesi scandinavi dichiarassero fuorilegge il PKK. Lo faranno? Penso proprio di sì.

Dicono anche che la Turchia ha un’economia a pezzi e il presidente Erdoğan vuole usare il suo potere di veto per chiedere aiuti finanziari, in quanto il Paese dipende molto dall’importazione di cereali dalla Russia e dall’Ucraina.

L’opinione di Pepe Escobar

Riassumo un lungo art. di Pepe Escobar del 6 maggio.

L’operazione Z è la prima salva di una lotta titanica: tre decenni dopo la caduta dell’URSS e 77 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, il Cremlino sta riorganizzando la scacchiera geopolitica per porre fine all’egemonia unipolare della “nazione indispensabile”. Non c’è da stupirsi che l’Impero delle bugie sia impazzito, ossessionato dall’espellere completamente la Russia dal sistema incentrato sull’occidente.

Non c’è più il diritto che consente l’uso geopolitico esclusivo della forza per perpetuare i valori occidentali.

Il “segreto” era costringere Mosca a una guerra intra-slava in Ucraina per rompere il Nord Stream 2 e quindi la dipendenza tedesca dalle risorse naturali russe. Ciò pone fine alla prospettiva di un collegamento russo-tedesco che farebbe perdere agli Stati Uniti il controllo della massa continentale eurasiatica dalla Manica al Pacifico a causa di un patto emergente Cina-Russia-Germania.

Il Deep State americano è pronto a rischiare una guerra nucleare “limitata” fuori dalla sua orbita. La posta in gioco non è altro che la perdita di Ruling the World da parte degli anglosassoni.

La Russia, basata sulla parità del potere d’acquisto, è la sesta economia al mondo, subito dopo la Germania e davanti a Regno Unito e Francia. Ha una capacità intellettuale di gran lunga superiore a quella degli USA: ha all’incirca lo stesso numero di ingegneri, ma molto più istruiti.

Il Mossad attribuisce il miracolo economico di Israele nel creare l’equivalente della Silicon Valley a una base di un milione di immigrati russi.

Le armi ipersoniche russe sono almeno due o tre generazioni avanti rispetto agli Stati Uniti.

Il generale Aleksandr Dvornikov ha un mandato chiaro: conquistare l’intero Donbass, liberare totalmente la Crimea e preparare l’avanzata verso Odessa e la Transnistria, riducendo una groppa dell’Ucraina allo status di Stato fallito senza alcun accesso al mare.

Il Mar d’Azov – collegato al Caspio dal canale Don-Volga – è già un lago russo. E il prossimo sarà il Mar Nero, il collegamento chiave tra l’Heartland e il Mediterraneo. Il sistema dei Cinque Mari – Nero, Azov, Caspio, Baltico, Bianco – consacra la Russia come una potenza navale continentale de facto.

Le forze armate russe possono permettersi di essere piuttosto metodiche e impiegare tutto il tempo necessario per smilitarizzare adeguatamente l’Ucraina. L’occidente collettivo da parte sua ha poco tempo, perché il contraccolpo dell’economia reale è già in atto e destinato a diventare vizioso.

Fonte (censurata da FB): strategic-culture.org

Di EG

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