Ancora sul conflitto ucraino

La grande corruzione dell’Ucraina

Se non ci fossero stati gli americani di mezzo, non solo non ci sarebbe stata questa guerra in Ucraina, ma non ci sarebbero state nemmeno le due questioni delle repubbliche autonome nel Donbass e della Crimea. Il neonazismo sarebbe stato un fenomeno del tutto marginale, circoscritto all’area cattolica della Galizia e Volinia, da sempre russofobiche, e non ci sarebbe stata neppure la rottura tra le due Chiese ortodosse.

Al massimo avremmo avuto la corruzione degli oligarchi e l’indigenza della popolazione rurale, tentata continuamente, per integrare i redditi, a ricorrere all’emigrazione femminile per assistere i sempre più numerosi anziani europei, e persino, in taluni casi, a impegnarsi nella indecente maternità surrogata per garantire una prole a un occidente sempre più sterile. E questo nonostante le grandi ricchezze naturali del Paese, che purtroppo non sono mai state sufficienti per farlo uscire dalla graduatoria dei Paesi più poveri d’Europa.

I veri problemi han cominciato a venir fuori con la rivoluzione arancione del 2004 e soprattutto col golpe del 2014. Il grande appoggio finanziario e militare degli USA ha determinato la catastrofe del Paese, la sua radicalizzazione neonazista, la sua altissima corruzione, la totale inefficienza nella gestione del bene pubblico e dell’economia in generale. La concessione dei laboratori biologici ad alcune potenze occidentali è stata particolarmente vergognosa e altamente preoccupante.

Il presidente Poroshenko può essere tranquillamente qualificato come un autentico criminale. Si pensi solo al fatto che poche ore prima di assumere l’incarico concesse la cittadinanza ucraina a tre politici nati all’estero, cui affidò tre ministeri decisivi: al lituano Aivaras Abramavicius quello dell’economia, al georgiano Alexander Kvitashvili quello della sanità (uno dei settori più corrotti del Paese), e alla nordamericana Natalie Jaresko (amministratrice di Horizon Capital, un fondo d’investimento con sedi in Ucraina e USA), quello delle finanze.

Anzi nel suo esecutivo vi erano, a detta della rivista “Limes”, ben 25 stranieri, una decisione sostenuta finanziariamente dalla Reinassance Foundation (organizzazione con sede a Kiev), che fa parte della costellazione di gruppi patrocinati dalla Soros Foundation.

Grazie a Poroshenko l’Ucraina è stata messa nelle mani del FMI e della Banca Mondiale, che han preteso subito un programma di riforme orientato a incentivare gli investimenti privati, partendo dalla privatizzazione dell’acqua e dell’energia, una consistente riduzione di tasse e dazi doganali per le imprese e uno sfruttamento selvaggio dell’agricoltura.

E Zelensky, nel complesso, ha fatto anche peggio, trascinando il Paese in un conflitto devastante, che non lo farà certo ricordare come un presidente eroe e neppure come un politico avveduto.

Proprio lui, non dimentichiamolo, ha affittato 17 milioni di ettari di terreno coltivabile (su 32,5 milioni disponibili) a compagnie multinazionali come la Monsanto tedesca (acquisita dalla Bayer), alla Cargill e alla DuPont statunitensi, e al governo cinese. È il doppio di tutta la terra francese coltivabile. Alcuni di questi terreni sono tra i più fertili al mondo. E a partire dal 2024 sarebbero stati messi addirittura in vendita.

Se i 7 milioni di agricoltori ucraini non fossero così tragicamente sprovveduti, avrebbero dovuto essere loro a cacciare a pedate questi leader corrotti, i quali purtroppo, grazie all’intervento di Putin, passano per patrioti difensori degli interessi nazionali.

Kosovo sempre più pericoloso

Il Regno Unito sta fornendo armi e addestramento militare ai combattenti della Repubblica del Kosovo, dichiaratasi unilateralmente indipendente dalla Serbia il 17 febbraio 2008.

Non sono armi da poco ma missili anticarro Javellin e NLAW, veicoli blindati, droni, più i corsi di pilotaggio in Turchia e Albania. Il tutto in funzione anti-serba.

Come noto al Kosovo è vietato avere un proprio esercito, secondo la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Le uniche forze armate si chiamano Kosovo Force (KFOR), una forza militare internazionale guidata dalla NATO, anche se a Camp Bondsteel, vicino alla città di Uroševac, vi è una base americana, supportata da truppe provenienti da Grecia, Italia, Finlandia, Ungheria, Polonia, Slovenia, Svizzera e Turchia. La base può ospitare fino a 7.000 soldati, il che la rende la più grande base statunitense nei Balcani, anche se al momento ospita solo non più di 800 militari USA, quasi tutti della riserva e della Guardia nazionale, in quanto si ha intenzione di trasferire la gestione della base alla UE.

Camp Bondsteel viene usato anche come struttura di detenzione per soggetti sospettati di terrorismo e non è aperto alle ispezioni del Comitato per la Prevenzione della Tortura. Nel 2005 Álvaro Gil-Robles, inviato per i diritti umani del Consiglio d’Europa, ha descritto il campo come una “versione più piccola di Guantanamo”.

La NATO sta comunque facendo in modo che la Forza di Sicurezza del Kosovo si trasformi in un esercito vero e proprio. Tant’è che il premier Albin Kurti ha chiesto di poter aderire esplicitamente all’Alleanza a causa della situazione in Ucraina. Il Kosovo già partecipa alle esercitazioni della NATO.

Si rammenti che il Kosovo è stato riconosciuto da 98 Paesi membri su 193 dell’ONU e da 22 Paesi della UE su 27. La Crimea da nessuno, pur avendo esercitato la propria volontà separatista dall’Ucraina tramite referendum popolare e senza aver mai subìto accuse di terrorismo.

La russofobia di Facebook

La russofobia di Facebook è diventata qualcosa di preoccupante, che non mancherà di ritorcersi contro questo social, soprattutto se il conflitto tra Russia e occidente verrà vinto da Mosca.

È infatti indegno per un luogo di pubblico dibattito essere chiaramente schierato a favore di un’unica narrativa. Non è nato come luogo di aree riservate in cui uno può dire ciò che vuole.

È semplicemente vergognoso che si operi una censura su base ideologica, basata su algoritmi tendenziosi.

Si viene bannati per settimane e mesi solo per aver postato video di pubblico dominio, che si trovano facilmente in Telegram o TikTok, dove anche lì esistono regole da rispettare. E non si accettano giustificazioni, né che i post vengano rimossi.

Non ci sono preavvisi sull’infrazione. Si agisce d’imperio, come se tutti noi fossimo scolaretti indisciplinati.

Zuckerberg dimentica che in borsa non ci è arrivato da solo ma grazie agli utenti che hanno utilizzato la sua piattaforma, i quali potevano iscriversi liberamente, rispettando le regole del bon ton e dei diritti costituzionali.

Si sperava di creare un luogo dove le informazioni non fossero unidirezionali e unilaterali come in TV, radio e quotidiani. Oggi anche Facebook si è allineata a questa visione orwelliana della vita.

La censura non può mai essere preventiva ma sempre successiva alla formulazione delle idee, e dovrebbe limitarsi a essere un richiamo, un avviso a rettificare quanto detto e a comportarsi diversamente, indicando i luoghi ove viene sostenuto il contrario di quanto si afferma, proprio per abituare il soggetto a non essere frettoloso, a farsi un’idea propria sul significato di ciò che posta.

In ogni caso la censura (se così la si vuol chiamare) deve riguardare singoli contenuti che chiaramente violano i diritti umani, e ciò non può essere affidato a fact-checking automatici, anche perché la falsità di alcuni video è assolutamente esilarante e non meriterebbe d’essere censurata ma solo messa in rilievo, come p.es. quella di Biden che saluta il nulla.

Inoltre uno che posta un contenuto falso, può farlo anche a sua insaputa. Non ha senso punirlo come se lo facesse apposta. Sarebbe sufficiente mettere un avviso sul post in questione, non bannare il soggetto per settimane o mesi, dando per scontato che i post successivi possano essere altrettanto falsi.

Venire poi sanzionati da un social che, quanto a violazione della privacy, ne ha combinate di tutti i colori, pagando cifre astronomiche a titolo di risarcimento, è ridicolo.

Di EG

Webmaster di diariofacebook.it, socialismo.info, quartaricerca.it, homolaicus.com

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