Il suicidio di MavaChou

Pur avendo 151.000 iscritti al suo canale Youtube, 38.000 follower su Facebook e 90.000 su Instagram, la youtuber francese MavaChou (all’anagrafe Maeva Frossard) non ce l’ha fatta a sostenere la violenza dei messaggi di odio provenienti dal web, e alla fine, il 22 dicembre 2021, si è tolta la vita. A soli 32 anni.

La sua avventura telematica era iniziata nel 2015, quando, insieme all’allora marito Adrien Czajczynski, aveva deciso di aprire un canale video su Youtube per raccontare la quotidianità casalinga vissuta insieme ai loro quattro bambini.

Ma nel 2020 aveva confidato ai suoi follower che tra lei e il marito l’amore era finito. Quest’ultimo aveva raccontato la sua versione dei fatti, con toni accesi, e da quel momento, alcuni utenti avevano fatto fronte comune ricoprendo di critiche e attacchi MavaChou. Tra pettegolezzi, accuse di non essere una buona madre e appostamenti per fotografare l’automobile del nuovo compagno parcheggiata davanti alla casa della donna, l’influencer si è sentita travolta da un’ondata di fango incontrollabile.

Il nuovo compagno ha raccontato che nell’ultimo anno la donna aveva già tentato il suicidio altre tre volte e che riceveva supporto psicologico costante.

Ormai i commenti e gli attacchi ricevuti via web erano migliaia al giorno: dicevano ch’era una madre violenta, che i bambini avrebbero avuto accesso a film porno sul suo computer, che la nuova coppia era paragonabile a Michel Fourniret (pedofilo e serial killer) e a Myriam Badaoui (condannata per sette stupri di bambini a Outreau).

Il nome della loro città e della loro strada erano stati resi noti in rete: qualsiasi persona instabile poteva far loro del male.

Il sistema giudiziario, a fronte dei reclami e denunce ricevute, non aveva preso alcuna iniziativa.

Il suo avvocato è arrivato a dire: “Questo è un omicidio dei giorni nostri. Puoi uccidere qualcuno con poche parole, false informazioni e molestie. Ecco perché è necessario che le autorità pubbliche inaspriscano le leggi, forniscano i mezzi ai servizi investigativi per identificare gli stalker che scrivono da dietro uno schermo sentendosi onnipotenti”. (Gli stalker sono anche chiamati haters).

Intanto le autorità hanno aperto un’indagine per istigazione al suicidio attraverso le molestie del cyberbullismo. Anche il ruolo dell’ex marito è sotto indagine.

Io avrei messo sotto indagine anche le forze dell’ordine che non hanno dato seguito alle denunce. Certo è che bisognerebbe pensarci molto bene prima di mettersi in una casa di vetro davanti ai propri follower: si fa presto a passare dalle stelle alle stalle.

Di EG

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