La fine dell’impero di Calisto Tanzi

Chi non ricorda Calisto Tanzi? Quell’imprenditore parmense della Parmalat, che la portò al fallimento nel 2003? Ebbene è morto a 83 anni.

Era semplicemente diplomato in ragioneria e aveva interrotto gli studi alla morte del padre per sostituirlo a 22 anni nella direzione di una piccola azienda familiare di salumi e conserve.

La fece diventare una multinazionale con oltre 130 stabilimenti in tutto il mondo: dall’Australia al Sudafrica, dal Portogallo alla Colombia, dal Canada alla Romania… Nel 1973 il giro d’affari era pari a 20 miliardi di lire, saliti a 550 nel 1983. Legami a doppio filo anche col mondo della politica e della finanza, soprattutto nell’ambiente cattolico.

Aveva di fatto inventato il latte a lunga conservazione, ma l’ambizione lo portò ad allargarsi dal settore alimentare (latte, conserve, merendine, yogurt) al turismo (Parmatour), alla Odeon Tv e perfino al Parma Calcio. Le società satelliti del gruppo erano circa 300.

Nel 1989 entra in Borsa, appesantita però da 300 miliardi di lire di debiti: un fardello che non verrà mai più smaltito. Poi le acquisizioni spericolate con un massiccio ricorso al credito e ai collocamenti obbligazionari che hanno coinvolto, e in molti casi ridotto al lastrico, 38.000 piccoli risparmiatori. Varie banche sono state complici sin dall’inizio, le quali comunque, con circa 100 milioni di euro, hanno in parte risarcito l’esercito dei truffati, che aveva investito 600 milioni di euro in titoli tossici.

Le difficoltà maggiori per Tanzi cominciano nel 1999 quando acquisisce Eurolat dal gruppo Cirio di Sergio Cragnotti per un prezzo esorbitante, oltre 700 miliardi di lire, consentendo a Cragnotti di rientrare dei debiti con la Banca di Roma di Cesare Geronzi. Uno schema che si ripete anche quando nel 2002 Tanzi decide di comprare le acque minerali da Giuseppe Ciarrapico, anche lui indebitato con la stessa banca.

Si pagano debiti contraendo altri debiti e nel 2003 Tanzi chiama al capezzale di Parmalat Enrico Bondi con lo scopo di risanare il gruppo, ma il super-consulente si rende subito conto che Parmalat non potrà far fronte al bond di 150 milioni di euro in scadenza di lì a poco. Il 27 dicembre dello stesso anno Tanzi viene arrestato e comincia così la sua vicenda giudiziaria. A dicembre 2010 arriva la condanna a 18 anni di reclusione per un crac da 14 miliardi di euro. Il crac portò a definire la Parmalat la più grande fabbrica di debiti della storia del capitalismo europeo.

Quali insegnamenti trarre?

1. Nel capitalismo uno può costruire un impero anche senza particolari titoli di studio.

2. I soldi, quando son troppi, son come una droga che produce euforia.

3. Essere quotati in Borsa non significa essere in buone acque, anzi, può essere il contrario.

4. Capitalismo industriale e finanziario vanno sempre a braccetto e si giustificano a vicenda.

4. Investire i propri risparmi in un’unica direzione, come han fatto soprattutto i dipendenti della Parmalat, è da pazzi.

5. La proprietà privata di un mezzo di produzione di rilevante importanza è un non senso.

Di EG

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